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Primo giorno di scuola… non per tutti. Sciopero alla Anna Frank - Citta della Spezia
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Obbligo di green pass tra le motivazioni

Primo giorno di scuola… non per tutti. Sciopero alla Anna Frank

Nel primo giorno di scuola, parte del personale della secondaria di primo grado Anna Frank ha aderito allo sciopero indetto dalla sigla sindacale Anief

Alle 12 era prevista l’uscita del primo gruppo di studenti, all’Anna Frank nel quartiere di Mazzetta, ma non è uscito nessuno tranne qualche docente. Qui il primo vero e proprio giorno di scuola non c’è stato perché i bambini non sono entrati a seguito dell’adesione alla sciopero indetto dal sindacato Anief al quale hanno aderito parte del personale scolastico Ata e alcuni docenti.
Fuori dalla scuola è stato affisso un cartello che a seguito dello sciopero ricordava: “Per il giorno 15 settembre questo istituto non assicura il regolare svolgimento dell’attività didattica”.
Una condizione che si è tradotta con la mancata entrata dei ragazzi a scuola. In una nota nazionale Anief, pubblicata nei giorni scorsi, sono state illustrate così le motivazioni dello sciopero: “Tra le motivazioni che hanno portato il sindacato a proclamare lo stop delle lezioni e delle attività a scuola, c’è  il contestatissimo obbligo di green pass per accedere negli istituti: un obbligo che prevede inaccettabili sanzioni per il personale che non si adegua e che vede ancora braccio di ferro sui tamponi gratuiti, senza limitazioni secondo il protocollo, ma riservati ai soli lavoratori fragili secondo una successiva nota ministeriale. E ancora si attende risposta sulla richiesta, inviata da ANIEF negli scorsi giorni, sulla possibilità di utilizzare i tamponi salivari per testare tutto il personale scolastico e gli studenti”.

“Il sindacato lamenta anche l’assenza di provvedimenti tesi ad una significativa riduzione del numero di studenti per classe – si legge ancora nella nota -, rimasta lettera morta nonostante le parole del ministro Bianchi negli scorsi mesi e necessaria non solo per il contrasto alla pandemia ma anche per garantire una didattica di qualità. Non basta intervenire sulle classi over 27 alunni come ha annunciato il ministro Bianchi ma formare classi con non più di 14 alunni per ogni 35 metri quadri. Non c’è traccia della stabilizzazione di tutto il personale precario del sistema nazionale di istruzione attraverso il ripristino del doppio canale, anche con il coinvolgimento di tutte le fasce delle GPS, e  unico modo per evitare che decine di migliaia di posti vacanti e disponibili rimangano senza titolare e vadano ancora una volta datoli a supplenza come è avvenuto ancora quest’anno rispetto a più di 110 mila assunzioni autorizzate, come ci chiede l’Europa”.
“È stato anche negata la trasformazione dell’organico “Covid” in organico di diritto, o quanto meno in organico di fatto (ad oggi la normativa copre solo fino al 31 dicembre le esigenze di dotazione organica aggiuntiva delle scuole e per 40 mila unità rispetto alle 70 mila prima autorizzate) né sul versante del recupero delle sedi e dei plessi dismessi a causa del dimensionamento scolastico, misure entrambe indispensabili per garantire il distanziamento – si legge ancora -. Basti pensare che ogni alunno avrebbe diritto senza scomodare la pandemia a quasi due metri quadri di spazio per rispettare le regole sulla sicurezza, altro che classi pollaio. Per non parlare del decreto legge 111, secondo il quale ci si può levare la mascherina in classe se siamo tutti vaccinati: eppure, tutti sanno che il contagio si diffonde anche tra i vaccinati”.
“Il giovane sindacato – conclude la nota – torna quindi a denunciare l’assenza di qualsiasi apertura che eviti il licenziamento dei diplomati magistrale assunti con riserva e che riassegni chi è già stato licenziato (magari per poi essere riassunto dalle graduatorie del concorso straordinario) alla scuola in cui si era stati immessi in ruolo in precedenza per garantire la continuità didattica, come anche il permanere di un vincolo triennale assoluto alla mobilità del personale docente neo assunto, al quale viene impedito non solo di chiedere il trasferimento ma anche di poter fare domanda di assegnazione provvisoria. Proprio il tema della mobilità, dei docenti ingabbiati è uno dei tanti punti di una piattaforma che pretende dal Governo risposte chiare e la riapertura di un confronto”.

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