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"Sant'Andrea una catapecchia, San Bartolomeo visto come periferia" - Citta della Spezia
"serve ragionare da nuovo millennio"

“Sant’Andrea una catapecchia, San Bartolomeo visto come periferia”

Il dottor Eretta, vice sindaco di Sarzana: "Durante la pandemia i medici di famiglia con la scusa di non avere presidi indirizzavano continuamente i malati verso l'ospedale".

Costantino Eretta

“La nostra sanità ha problemi seri, in parte sicuramente dovuti alle strutture. Il Sant’Andrea è una catapecchia, la maggior parte dei reparti è messa come è messa, comprendo benissimo le lamentele dei pazienti. Sarzana ha strutture più dignitose, Sarzana che però normalmente viene considerata campagna. Spezia ospedale di riferimento, Sarzana ospedale periferico, anche se io mi sono sempre trovato poco d’accordo quando si sono spostati servizi da Sarzana al capoluogo, avrei fatto il contrario”. Così Costantino Eretta, dirigente medico in Asl5 e vice sindaco e assessore alla Sanità del Comune di Sarzana, nelle prime battute del suo intervento al convegno Non di solo covid (video integrale a fine articolo), tenutosi al castello di Lerici venerdì scorso, organizzato da Cittadinanzattiva-Tribunale dei diritti del malato. “Un altro problema – ha aggiunto il chirurgo, esponente Lega – è la medicina territoriale, durante la pandemia non è esistita. Ormai l’ospedale è sempre sovraccaricato, mentre manca la maggior parte dei servizi territoriali. Dobbiamo iniziare a ragionare da nuovo millennio, non è possibile che l’ospedale debba gestire urgenze, cronici e acuti, dovrebbe invece curare soprattutto questi ultimi più la maggior medicina in elezione, mentre i malati cronici dovrebbero essere seguiti sul territorio”.

Il dottor Eretta ha parlato anche dei medici di famiglia: “Si sono tutti adoperati nel corso della pandemia, ma abbiamo visto una carenza, il fatto di non essere dipendenti pubblici. Non si comportavano alla stessa maniera dei dipendenti pubblici. Io stesso ho donato 2.800 mascherine ai medici del territorio perché dietro la scusa di non avere presidi per curare i malati sul territorio, i malati venivano continuamente indirizzati all’ospedale”. Tra gli altri punti toccati dal vice sindaco, quello della “medicina difensiva e della mancanza di vocazione in alcune specializzazioni. Nessun vuole fare il chirurgo, il ginecologo, il medico del pronto soccorso. Perché sono professioni a rischio denuncia. E si chiedono più esami di quelli che è necessario prescrivere perché un domani dal giudice ti chiedono perché non li hai prescritti. Il rischio e la paura di prendere una denuncia allontana alcune persone da determinate specializzazioni. Intanto sempre più colleghi si licenziano dal pubblico per passare al privato, questi sono brutti segnali”. Ha concluso Eretta: “Devono cambiare tante cose, occorre arrivare a una medicina evoluta che metta al centro il paziente e che fornisca servizi territoriali di alto livello”.

 

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