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Enel, ok al gas da parte dell’Iss. Provvedimento alla firma del ministro

Nella valutazione delle integrazioni viene evidenziato il miglioramento del passaggio da carbone a gas in termini ambientali, si chiede una rete di monitoraggio diversa e uno studio epidemiologico.

Centrale Enel, i vecchi serbatoi dell'olio combustibile

Il progetto presentato da Enel per la conversione della centrale a carbone in un impianto a gas, dapprima a ciclo aperto e poi combinato, avanza a grandi passi verso l’autorizzazione da parte del ministero della Transizione ecologica. Anzi, sul sito del Mite alla voce “Stato della procedura” si legge chiaramente: “Provvedimento alla firma del Ministro della Transizione Ecologica”. Sembra dunque che siano state inutili, per il momento le prese di posizione del Comune e della Regione, entrambi contrari all’installazione di una nuova centrale dopo la dismissione di quella a carbone.

A dare la spinta alla pratica sono state le valutazioni delle integrazioni che l’Istituto superiore di sanità ha inviato al Mite, a Enel e alla commissione tecnica Via e Vas. Sul finire del documento, infatti, il direttore del dipartimento Ambiente e salute dell’Iss scrive: “Nel complesso, si ritiene che il progetto di sostituzione della centrale termo elettrica da carbone a gas naturale porterà ad una diminuzione degli impatti ambientali con particolare riguardo a quelli relativi alla componente atmosferica e alle conseguenti esposizioni per la popolazione interessata. <i>Si ritiene quindi il progetto realizzabile</i>, implementando le necessarie attività di controllo del territorio, ovvero una idonea rete di monitoraggio e un’adeguata sorveglianza epidemiologica”.
Dunque la Valutazione di impatto ambientale della conversione tiene conto solamente dello scenario di provenienza (ovvero il gruppo a carbone) e non considera l’ipotesi di un Golfo in cui non si utilizzino fonti fossili per la produzione di energia elettrica, anche se l’addio al carbone, già promesso e già procrastinato più volte, dovrebbe essere comunque imminente. Nemmeno sfiorata l’idea di tenere di conto la variante al Puc confezionata da Palazzo civico per impedire la produzione di energia da non rinnovabili nell’area di Vallegrande.

L’Iss esordisce ricordando che l’area di interesse è stata ristretta a un quadrato di 17 chilometri di lato centrata sull’impianto per valutare l’esposizione della popolazione agli inquinanti che sarebbero prodotti dalla centrale con un utilizzo di 24 ore al giorno per 365 giorni (un totale di 8.760ore/anno).
Per quanto riguarda gli ossidi di azoto e le concentrazioni di biossidi di azoto viene stimata una riduzione del 35/36 per cento con cali più rilevanti per i territori più lontani (Arcola, Porto Venere e Riccò del Golfo). Al contrario l’ammoniaca aumenterebbe da 20 a 40 volte, rimando però al di sotto delle soglie di legge.
Il biossido di zolfo verrebbe completamente azzerato, non il particolato secondario. Il Pm invece calerà del 25 per cento nella fase a ciclo aperto e del 18 nella fase a ciclo combinato.
Vista la variazione degli inquinanti l’Iss impone un diverso posizionamento della rete di misurazione della qualità dell’aria, più consona al monitoraggio di diversi pattern di ricaduta delle emissioni e che includa anche l’ammoniaca.
“L’area oggetto di studio – si legge ancora nella valutazione – presenta alcune criticità in relazione ai livelli di concentrazione di NO2, come misurato dalla rete di monitoraggio della qualità dell’aria che mostra in alcune stazioni il non rispetto del livello annuale di 40 µg/m3, e per il PM10 e il PM2,5, per i quali in alcune stazioni le concentrazioni annuali, registrate in questi ultimi anni, sono superiori a quelle raccomandate dall’Oms a tutela della salute”.
Ancora l’Istituto superiore di sanità consiglia di “realizzare una campagna di misura di NH3 della zona a monte della realizzazione del nuovo impianto (fase di cantiere) poiché i dati di background per tale inquinante non sono attualmente disponibili.
“Va evidenziato che, come riportato dal proponente, i profili di salute prodotti dal sistema di sorveglianza Sentieri, che include per il Sito di Interesse Regionale per le bonifiche (SIR) di Pitelli i comuni della Spezia e Lerici tra quelli d’interesse per l’opera in esame, ha evidenziato diversi eccessi di rischio per patologie associabili alle emissioni da centrali termoelettriche, in particolare “sono stati osservati eccessi della mortalità per pneumoconiosi tra i soli uomini e dei ricoverati in entrambi i generi. Sono interessanti anche i risultati relativi alla modalità per cardiopatie ischemiche. Tra le patologie respiratorie risultano in eccesso, oltre a quelle già menzionate, quelle croniche, sia come causa di decesso sia di ricovero. Risultano in eccesso in entrambi i generi le ospedalizzazioni a carico del sistema cardiaco sia negli uomini sia nelle donne: malattie cardiache; malattie ischemiche del cuore e scompenso cardiaco.” L’area d’interesse, a prescindere da quali ne siano le cause, risulta pertanto avere dei profili di salute specifici che presentano rischi in eccesso. La diminuzione delle esposizioni associate all’opera in esame dovrebbe contribuire ad un miglioramento del quadro d’insieme, ma non si può escludere che la presenza nel territorio della centrale termoelettrica abbia contribuito al determinarsi di tali profili di rischio”, si legge ancora.
L’Iss prende atto dell’accoglimento da parte di Enel dei suggerimenti in fatto di valutazione ecotossicologica ritenendo “apprezzabile la scelta di utilizzare embrioni di pesce in alternativa agli adulti in accordo con la normativa sul benessere animale”, ma fa presente, tuttavia, che “per le acque superficiali viene indicato il metodo di tossicità acuta col crostaceo Daphnia magna” e suggerisce di utilizzare linee guida internazionali di più recente approvazione.

Riguardo alla sorveglianza epidemiologica l’Iss ritiene infine “necessario che il proponente (Enel, Ndr) provveda quanto prima a produrre i profili di salute generali e specifici delle popolazioni comunali interessate dall’opera per il quinquennio precedente la stessa, escludendo le annualità di piena pandemia Covid-19 (ad oggi, le annualità 2020 e 2021) secondo tutte le specifiche indicate nel precedente parere Iss. Inoltre, visti i profili di rischio finora evidenziati dallo studio Sentieri nell’area in esame, si ritiene necessario provvedere al monitoraggio epidemiologico da eseguire tramite uno studio di coorte residenziale retrospettivo e prospettico relativo alla popolazione interessata dalle emissioni dall’impianto e il cui disegno di studio possa includere valutazioni ante- post- operam tramite modello di studio ‘differences in differences'”. L’esecuzione dello studio dovrà essere effettuata da un ente terzo.

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