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A ottobre

Linea K (ex Schiffini cucine) va all’asta per 190mila euro

Dopo un anno di attività a Peccioli i lavoratori e i sindacati sperano in una aggiudicazione che consenta di avvicinare la produzione, se non di riportarla in provincia.

Tribunale della Spezia

Il primo ottobre, dopo poco più di un anno dalla ripresa della produzione delle cucine a marchio Schiffini nello stabilimento Toncelli di Peccioli, il Tribunale della Spezia celebrerà l’asta per la cessione della fallita Linea K, ex Schiffini cucine.
L’appuntamento con la vendita competitiva è alle 15.30 di venerdì 1° ottobre con una base d’asta fissata a 190.000 euro e un rilancio minimo di 2mila euro. Il curatore è il commercialista Davide Correrini, mentre il giudice è Gabriele Giovanni Gaggioli.

Si avvicina dunque quello che dovrebbe essere il capitolo finale di una vicenda che ha coinvolto il fondatore Enrico Schiffini e un centinaio di lavoratori, raccontando per decenni una storia di successo internazionale e finendo per descrivere una navigazione sempre più complicata e infine arenata nelle secche del fallimento.
I primi guai colpirono la holding di famiglia e a cascata le problematiche coinvolsero anche l’operatività dell’azienda, portando nel 2014 alla cessione del ramo d’azienda alla San Giorgio società con capitali londinesi amministrata dallo spezzino Renato Goretta. L’obiettivo del manager spezzino e dei suoi finanziatori era quello di garantire l’operatività dell’azienda compiendo il delicato percorso di avvicinamento al concordato preventivo sino a ottenere l’omologa da parte del Tribunale. Nel febbraio 2017 l’accordo con i creditori venne vidimato dal giudice e poco dopo l’amministrazione della società passò a Massimiliano Brogi: per altri due anni, tra mille difficoltà, le cucine Schiffini si proposero sul mercato, negli show room di mezzo mondo.
Ma nel marzo del 2020 si è arrivati all’epilogo che forse era inevitabile, con la sentenza di fallimento della Linea K, il nome che nel frattempo aveva assunto l’azienda, nel tentativo di coinvolgere il meno possibile il marchio, il cui valore è stato stimato in qualche centinaio di migliaia di euro.

Nell’ambito del concordato fallimentare Toncelli ha ottenuto l’affitto del ramo d’azienda che tra un mese sarà messo all’asta, comprensivo del “compendio aziendale di natura mobiliare, organizzato per lo svolgimento dell’attività di produzione e commercializzazione di cucine e mobili per cucina”. Così i lavoratori rimasti, una dozzina o poco più, hanno potuto ridare impulso alla produzione a marchio Schiffini, anche se in provincia di Pisa.
Un anno e due mesi (la proroga si è resa necessaria per oltrepassare l’estate) nel corso dei quali è stato mantenuto in vita il nome dell’azienda, con il completamento di vecchie commesse e l’avvio di contatti con clienti nuovi. Viene dunque logico pensare che Toncelli sarà tra i pretendenti dell’asta, appuntamento verso il quale i 14 dipendenti e sindacati guardano con grandi speranze.

“I lavoratori vengono da un anno di operatività complicato dal Covid e dai pochi investimenti che l’azienda ha fatto, visto che si trovava in regime di affitto di ramo d’azienda. La nostra speranza – spiega Gianni Carassale, segretario provinciale Fillea Cgil – è che si arrivi a una aggiudicazione, così da spingere a fare gli investimenti necessari e, magari, a spostare lo stabilimenti di produzione verso la provincia spezzina, magari a Massa o a Carrara, perché spostarsi sino a Peccioli ogni giorno non è certo agevole. Il desiderio più grande è il ritorno della produzione in provincia, ma bisogna ammodernare anche i macchinari, rivedere la rete di vendita, investire in comunicazione e pubblicità…”.

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