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Luci della città

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Spezia civile e creativa

di Giorgio Pagano - Terza parte

Riomaggiore, veduta dal santuario di Montenero (2016)

“MARE NOSTRUM”
Andrea Campanella è l’esponente della “Spezia civile e creativa” più versatile e poliedrico: mail artist, musicista elettronico (nel duo TMO, con Daniele Virgilio), scrittore, sceneggiatore, autore di graphic novel. In questa fase Campanella si dedica soprattutto, ma non solo, alla graphic novel: storie brevi ma intense pubblicate su “Linus”, una delle riviste più amate del fumetto italiano. L’ultima, appena uscita, si intitola “Mare Nostrum” ed è tra le più belle: è una storia di immigrazione nel Mediterraneo, illustrata da Sergio Ponchione, ambientata a inizio Novecento, durante la guerra italo-turca per conquistare la Libia. Tramite la lettura dell’”Eneide” i militari italiani imbarcati in una nave scoprono che “la nostra civiltà “nasce da un gruppo di profughi, minchia”. Una improvvisa, terribile tempesta distrugge la nave, i naufraghi vengono salvati da una nave turca: “Merhaba no kormak, no paura” dice un militare turco a uno italiano. E ancora: “Niente grazie, è la legge del mare”.
Campanella aveva già affrontato temi in qualche modo analoghi nel fumetto “Leone”, illustrato da Anthony Mazza, sempre su “Linus”: la storia del pugile italo-congolese Leone Jacovacci, che nel 1928 vinse il campionato europeo dei pesi medi. L’ episodio venne prontamente e volutamente dimenticato in nome di una presunta superiorità della “razza ariana”.
Ma in cosa consiste il lavoro dello sceneggiatore di graphic novel? Sentiamo l’autore:
“Procedo con un dossier con studio dei personaggi e ambientazione storica: fornisco al disegnatore foto, materiale video e tutto quel che serve, anche musiche (in tutto questo l’avere una ottima conoscenza di storia del cinema aiuta molto). La sceneggiatura prevede tutto quel che si vede in una tavola: suddivisione e numero delle vignette, didascalie, dialoghi, indicazioni dei punti di vista con linguaggio cinematografico (campo lungo, piano americano, dettaglio, primi piani, ecc.). Insomma, un gran lavoro”.
Ottimo sul piano formale, ma anche per il tipo di storia: una storia antica per parlare dei problemi attuali, come già in “Leone”. Il mare è il “Mare Nostrum”, il Mediterraneo, dove oggi si muore più di allora. Il Parlamento italiano ha rifinanziato nei giorni scorsi, per l’ennesima volta, il sostegno alla cosiddetta Guardia Costiera libica, proprio mentre l’ennesimo filmato ci mostrava che il ruolo assunto dai libici non è quello di salvare vite umane ma di seminare il terrore tra chi cerca di scappare dall’inferno. Quando i nostri figli o nipoti ci chiederanno: “Se avessi cercato di fare il tuo dovere, di applicare la legge del mare, sarebbe successo quel che è successo?”, in pochissimi sapremo rispondere. Quello che sta accadendo pare non interessi più a nessuno, e quindi non interessa alla politica. Il nemico principale è l’indifferenza: per sconfiggerlo serve anche un fumetto.

“SOTTO SALE”
“Sotto Sale” è la seconda opera poetica della spezzina Simonetta Albano. La raccolta contiene diciotto liriche intervallate da nove opere pittoriche di Loredana Salzano, artista campana che lavora nelle Eolie. La poesia della Albano colpisce per il respiro profondamente salmastro, mediterraneo, liquido, vitale. Che si intreccia con le immagini della Salzano, fino a creare un vero e proprio viaggio multisensoriale. Il prefatore Roberto Caracci descrive così la convergenza tra le due artiste: “l’una struggente, viscerale e passionale artista della parola in versi, l’altra tellurica e visionaria creatrice di opere destinate a sconvolgere ogni mera rappresentazione irenica della bellezza”.
Nelle liriche la vitalità mediterranea diventa simbolo stesso dell’esistenza. L’autrice dichiara, in “Io sono onda”, di viversi come onda:
Io sono onda
Arrivo
Travolgo
sparisco
Ricopro
abbraccio
accarezzo
Avvolgo
distruggo
Ritorno?
[…]
In “AmoreMare” l’immersione del corpo nel mare è l’atto dell’amore:
Se non ti annuso è
astinenza
Ecco
Il tuo odore
Familiare
ancestrale
vitale
Allora vibro
mi risveglio
La pelle ride
Entro
mi accogli
Capezzoli chiodi
testa fresca
Corpo bagnato
grato
Beatitudine!
Lontano o vicino
da sempre
con me
In me
Sfuggente
invitante
inquietante
palpitante
emozionante
Presente
Amante
Primo
ultimo amplesso
Mio Mare Mio
A versi intrisi di erotismo dionisiaco se ne accompagnano altri segnati dall’indignazione civile. Contro la tragedia dell’immigrazione, come in “Malaconta”:
Giro girotondo
quant’è marcio il mondo
Gira la Terra
troppi con la faccia a terra
Scendo
scendo
Giù
sempre più
giù
Blu
sempre più
blu
Giro girotondo
quant’è putrido il mondo
Gira la Terra
troppi con il culo per terra
fuggo
pago
cado
pluff
il mio corpo
sul barcone
non c’è più
blu
blu
non ci son più
lo vuoi tu!
Io sono Blu
Giro girotondo
quant’è ipocrita il mondo
Si azzanna un continente
s’affama per secoli la sua gente
si stupra il suo ventre
Si scanna il suo presente
si fa razzia
impunemente
Giro girotondo
quant’è avido il mondo
Si gonfia il capitale
e fanculo chi sta male!
[…]
O contro la devastazione dell’ambiente, come in “Geomater”:
Amico Mare
tomba di sale
Amica Terra
lorda sorella
Amico cielo
piangi veleno
Succhia
svuota
saccheggia
divora
Uomo lupo
figlio ingrato
Terra mia
Terra tua
Terra tua
Terra mia
Uomo lupo
lupo d’uomo
Orfano forse diventerai
bulimico consumatore
dissipatore seriale
Smetterai mai?

“BELTEMPO”
Non è vero che il cantautorato italiano è finito. Lo dimostra APICE (scritto così, tutto in maiuscolo), il nome che ha scelto per sé il cantautore spezzino Manuel Apice, formatosi al Dams di Bologna. Il suo album “Beltempo”, nove pezzi con belle melodie pop, funky, dance e un linguaggio insieme sofisticato e popolare, è davvero un piccolo gioiello, ispirato a Guccini, De André, Dalla (ma anche al nostro Fanigliulo). Non a caso APICE ha ricevuto il Premio Fabrizio De André 2019.
Ecco il ritornello di “Beltempo”, la canzone che dà il titolo all’album:
Il beltempo arriverà
E noi che non abbiamo più niente
Se non noi
Che non cantiamo più il disastro
Della storia su di noi
Che non vediamo più il miraggio
Di quel maggio e dei suoi eroi
Che non abbiamo più bisogno
Di sentirci figli suoi
Tre monete di coraggio basteranno
Per un viaggio insieme
A te
Oggi ho scritto di autori che danno, in modo diverso, grande importanza al mare. Così è anche per APICE. Leggiamo un brano della sua intervista a “Le rane”:
“Il mare per me ha la forza catartica di un abbraccio materno, e sento di rispettarlo come un Padre, quindi sì, ne parlo tanto in Beltempo”.
Domenica scorsa ho scritto dell’importanza di “partire dal margine”. Leggiamo un altro brano dell’intervista di APICE:
“La periferia mi scorre nel sangue, e mi sento piuttosto in linea con il mio tempo: la condizione della mia generazione ruota intorno a quella sensazione alienante di sentirsi sempre periferia di qualcosa, o di qualcuno. Non credo esista più un centro ben preciso, che eserciti una forza centripeta capace di dare sicurezza al movimento; esistono direzioni infinite, nella speranza che ognuno abbia la forza di scegliere, come sempre, quelle ostinate e contrarie alle strade facili e semplicistiche. Ci vuole molto coraggio, certo, e una grande vocazione al trionfo e al pianto”.
Aspettiamo il secondo album. Certamente APICE continuerà a musicare i suoi sentimenti, e a commuoverci.

Santuario di Montenero

Riomaggiore, il santuario di Montenero (2011) (foto Giorgio Pagano)