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Vendemmia: grappoli bellissimi e di qualità, produzione in lieve calo

Filippo Zangani presidente di Confagricoltura la Spezia fa il punto: "Il 2020 era stato da record. Si temono le incursioni degli animali e per questo chiediamo strumenti concreti".

Vendemmia

Clima e animali. Un binomio che fa stare allerta i produttori vitivinicoli del territorio spezzino e anche a livello nazionale. In una recente analisi condotta da Confagricoltura è prevista un’: ottima qualità delle uve, una produzione quantitativa in lieve calo rispetto allo scorso anno, ritardo della maturazione di circa una decina di giorni rispetto al 2020 e al 2019, in cui però si era anticipato molto rispetto alla media, dunque per l’avvio vero e proprio della vendemmia occorre aspettare una decina di giorni. “La grande variabile – fa presente Confagricoltura – è il meteo: è sotto gli occhi di tutti come gli episodi di grandine, raffiche di vento e nubifragi si siano intensificati andando a colpire in maniera devastante alcuni territori, sebbene circoscritti. In altre zone è invece la siccità a creare problemi”.
Nell’istantanea sulla Liguria: si calcola il 15% in meno di volumi, dopo annate molto abbondanti. Preoccupa la grandine, ma anche la presenza sempre più frequente di ungulati che procurano evidenti danni alle vigne. Ad approfondire questi temi è il presidente della sezione spezzina di Confagricoltura Filippo Zangani.
“La provincia spezzina ha due situazioni importanti e delineate per la produzione vitivinicola: Cinque Terre e Colline di Levanto unite dalle caratteristiche del territorio e Colli di Luni – spiega il presidente -. In queste realtà c’è stata una primavera piovosa e creando i presupposti per pensare un’annata record da un punto di vista qualitativo come era stato per il 2020. A livello di consorzio eravamo arrivati ad un 15 per cento in più di produzione di uve”.
“Gli eventi climatici da maggio fino ad oggi – prosegue – hanno portato l’uva ad avere un livello qualitativo medio molto alto: per questo 2021 abbiamo dei bellissimi grappoli, a livello quantitativo però c’è una riduzione in quantità. Ma è stato il 2020 ad essere la vera eccezione: la produzione quest’anno è stata comunque inferiore rispetto agli ultimi 5-10 anni. I nostri consorzi, ad esempio i Colli di Luni, hanno possono arrivare a produrre fino 110 quintali di uva per ettaro e l’anno scorso siamo arrivati a una media importante con 105 e anche 108. Quest’anno molte aziende si attestano attorno ai 90 quintali per ettaro ed è in linea con tutto ciò che la produzione disciplinare può fare”.
A destare particolare attenzione, oltre al clima, anche la presenza degli animali selvatici. Confagricoltura la Spezia, in questo frangente, chiede che siano messi a disposizione dei produttori gli strumenti giusti per arginare i danni.
“Il rischio non è rappresentato solo dagli ungulati, ma anche dai volatili – dice Zangani -. Le loro incursioni sono in aumento. Nella zona delle Cinque Terre è forte il problema legato ai cinghiali e agli uccelli, sui Colli di Luni il problema con gli ungulati è lievemente inferiore, però ci sono i merli. In termine di quantità di prodotto sono però uguale. Fino a quattro anni fa i cinghiali entravano nei vigneti quando l’uva era pronta. Ora hanno sempre meno paura dell’uomo, cominciando a rovinare il raccolto già a luglio. E’ un problema grave, perfino difficile da quantificare. Le aziende agricole ora si stanno cimentando nell’installazione dei recinti in un momento in cui l’uva è quasi pronta”.
Per il presidente Zangani non è una questione di numeri ma di possibilità. “Servono gli strumenti per mettere in sicurezza i nostri vigneti – aggiunge – questo si traduce con la recinzione, avere i finanziamenti per farlo e attivare un accordo le squadre di cacciatori negli ambiti Parco per avere un aiuto concreto. Così potremmo anche fare delle stime del problema”.
“In questo momento alcune aziende non possono tutelarsi – conclude -. Noi vorremmo un contenimento dei cinghiali non un abbattimento indiscriminato, tutto quello che la politica può fare per questo mondo. Solo così potremmo anche avere dei numeri concreti sulle effettive perdite. Se questo percorso fosse attivato il passaggio successivo sarebbe sulle reti contro gli uccelli e l’ultimo capitolo sarebbe poi legato alla siccità. Chiediamo solo di poter avere gli strumenti reali”.

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