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Pronto soccorso pediatrico, la Asl: "Servizio garantito anche di notte"

I vertici dell'azienda e del reparto: "Solo 20 accessi notturni in sei mesi, ma il percorso è garantito dalla presenza del pediatra". Il centrosinistra e l'associazione "Gli amici di Francesco" non la pensano alla stessa maniera.

Pronto Soccorso Pediatrico ospedale Sant'Andrea

La riorganizzazione del Pronto soccorso pediatrico non fa dormire sonni tranquilli ai genitori spezzini e per la terza volta in poco più di un mese diventa argomento di confronto nelle stanze della politica locale. Dopo l’interpellanza di Leali a Spezia discussa a metà giugno e il question time di ieri sera richiesto da Italia viva, nel pomeriggio di oggi è andato in scena il terzo atto: palcoscenico la IV commissione consiliare, protagonisti i commissari presieduti da Oscar Teja, l’assessore alla Sanità Filippo Ivani, la presidente dell’associazione “Gli amici di Francesco”, la direttrice sanitaria della Asl 5 Franca Martelli e la dottoressa Maria Franca Corona, primario di Pediatria da nemmeno due settimane.

A illustrare i timori per la rimozione degli infermieri dalle ore notturne e la riduzione dell’efficienza del servizio è stato Guido Melley, ricordando sin da subito che i numeri del 2020 e del 2021, influenzati dalla pandemia, non sono realmente rappresentativi del bisogno che c’è in città della struttura.
“Anche noi – ha aggiunto Bucchioni – siamo preoccupati riguardo alla carenza di organico e agli orari ridotti che rischia il servizio. Come mamma ho utilizzato più volte il Pronto soccorso pediatrico del Sant’Andrea e ho sempre trovato un servizio curato e valido. Una struttura del genere dovrebbe essere mantenuto e protetto in ogni città, aspettiamo prima di adeguarci all’idea di un ridimensionamento perché i dati di questi ultimi anni, e anche quelli del 2022, non sono e non saranno reali”.

“Prima di tutto – hanno replicato le dottoresse dalla Asl 5 – il Pronto soccorso pediatrico non è stato chiuso. Poi, alcuni numeri: si considerano in età pediatrica i ragazzi sino ai 18 anni e in questa fascia in provincia ci sono 24mila persone, di cui 16mila sino a 12 anni. Essendo il Sant’Andrea un Dea di primo livello non si tratta di un vero Pronto soccorso ma di un percorso dedicato e le difficoltà contingenti della carenza di personale medico e infermieristico e l’emergenza nazionale in corso ci hanno costretto a fare una valutazione e dal primo luglio abbiamo cambiato modello organizzativo. Nei primi sei mesi del 2021 dalle 8 alle 14 ci sono stati 568 accessi al Pronto soccorso pediatrico, di cui 502 codici verdi; nel pomeriggio, dalle 14 alle 20, sono stati 757 gli accessi, di cui 657 codici verdi. Di notte invece ci sono stati 20 accessi, di cui 16 in codice verde. Nelle stesse ore notturne gli accessi al Pronto soccorso generale sono stati circa 600. La percentuale di bassa complessità è dell’89 per cento negli accessi pediatrici e, per fortuna, c’è solo un 7 per cento di ricoveri”.
Le dirigenti Asl hanno ribadito che di giorno non è cambiato nulla, che i numeri sono stati analizzati in tutto e per tutto e che la scelta fatta è monitorata giorno per giorno. Di fatto solamente nel turno di notte sono stati rimossi due infermieri che erano dedicati al Pronto soccorso pediatrico: “Se arriva un bambino il pediatra di turno scende e valuta se c’è bisogno di trattenere il paziente, eventualmente nella sala di degenza pediatrica, non insieme agli altri utenti del Pronto soccorso generale”.

I consiglieri Emanuele Corbani e Dina Nobili hanno stimolato ancora le dirigenti, facendo spiegare che i codici verdi in età pediatrica sono praticamente dei codici bianchi e che nemmeno prima della riorganizzazione scattata il 1° luglio c’era un accesso diretto dal Pronto soccorso pediatrico per i piccoli pazienti, che usufruivano di un percorso rapido e diretto dal Pronto soccorso generale.
“Riteniamo sia più opportuno investire in personale infermieristico formato nel settore pediatrico per affiancare i colleghi nel Pronto soccorso generale o per impiegarli in Pediatria. L’obiettivo – ha spiegato la direttrice Martelli – è implementare la qualità dei nostri professionisti non solo la qualità. Vengono riportati casi di attesa nel Pronto soccorso generale da parte di bambini? Se il pediatra di turno è impegnato non possiamo consegnarlo agli infermieri, occorre un medico”.
“La carenza maggiore – ha proseguito infatti la dottoressa Corona – è di personale medico, non di infermieri: un concorso è andato deserto, una mobilità idem… ne faremo un altro. Ma sia chiaro: le attese di cui si parla non dipendono dalla carenza di infermieri”.

Di fronte alle problematiche di organico Bucchioni ha ricordato l’impegno e la disponibilità dell’associazione “Gli amici di Francesco”.
“E’ stata fatta una donazione di 100mila euro per dare il via al Pronto soccorso pediatrico e sin da subito l’associazione si è sempre resa disponibile per ulteriori contributi, per fare tutto il possibile. Crediamo che il bambino non sia un malato da considerare come gli altri, sin dall’inizio. Per quanto riguarda i dati: non solo denotano una mancanza importante di infermieri e di specializzazioni mediche, ma sono falsati dal Covid e dal fuggi fuggi dalla sanità spezzina in atto da qualche anno. Mi spiace dirlo ma dal nostro ospedale medici e pazienti fuggono, manca la quantità, oltre alla qualità… non basta un medico bravissimo per tenere in piedi un reparto. Ed è ovvio che il Pronto soccorso pediatrico in orario notturno abbia pochi accessi: si sa che non manca il personale e quindi ci si rivolge altrove… magari al Gaslini. Per questo sosteniamo che non vada in alcun modo depotenziato: la cittadinanza deve saper di poter contare su un servizio efficiente”.

“Il servizio è garantito, come lo è sempre stato, e se necessario è il nostro personale a provvedere al trasferimento al Gaslini… Abbiamo due pediatri di guardia tra le 8 e le 20, poi uno notturno e uno reperibile. Come era prima. Dispiace se la percezione è quella di un servizio inefficace, anche perché oggi la situazione delle autostrade, da madre, mi farebbe scegliere l’ospedale più vicino”, ha replicato Martelli.
“L’ultimo concorso è stato fatto in concomitanza col Gaslini, perdendo l’occasione di vedere partecipare tanti giovani preparati. Il rischio – ha concludo Melley – è che manchino i pediatri di fiducia e che non si possa accedere facilmente al Pronto soccorso. Si ripristini il servizio, attingendo altrove se necessario: non è un servizio da ridimensionare”.

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