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Una medaglia per il soldato Pastine

di Piero Donati

La lapide di Andreino Pastine

I cimiteri sono luoghi della memoria e conservano spesso testimonianze di rilevante valore storico. Ce ne dà conferma la lapide di un loculo del piccolo cimitero di Marinella di Sarzana, riservato un tempo ai dipendenti della Tenuta appartenuta ai Fabbricotti. Questa lapide ricorda il ventiduenne Andreino Pastine, morto in combattimento il 7 aprile 1939, insignito di medaglia d’argento al valor militare per la “ripetuta insistenza” con la quale aveva chiesto di “prender parte all’operazione di sbarco” sul territorio albanese, nella località di Saranda, indicata col nome di Santi Quaranta.
Fra il 7 ed il 9 aprile di quell’anno, infatti, l’Italia fascista occupò l’Albania (l’operazione costò 93 morti, e fra essi il giovane Pastine; non si conosce il numero dei caduti albanesi), la quale fino a quel momento aveva goduto di parziale autonomia, pur all’interno di un rapporto privilegiato con l’Italia: dal 1933, ad esempio, l’italiano era materia obbligatoria nelle scuole. Fino al 1943, Vittorio Emanuele III fu dunque contemporaneamente Re d’Italia e Re d’Albania.
Torniamo alla lapide: benché collocata dalla famiglia Pastine, essa assume il significato di un atto ufficiale poiché riporta la motivazione della concessione della medaglia d’argento e poiché reca, in alto a destra, la raffigurazione del leone alato di San Marco, adeguandosi così alla retorica di regime la quale rivendicava la “italianità” della sponda orientale dell’Adriatico, in parallelo ad analoghe rivendicazioni su Nizza, la Corsica e Malta. Non meno significativa la presenza, in alto a sinistra, di una croce: l’Italia fascista, dopo aver contribuito con le armi a saldare l’alleanza fra i reazionari e la gerarchia cattolica in Spagna, si impegnava così a diffondere il cattolicesimo anche in quelle parti dell’antico impero ottomano nelle quali la maggioranza della popolazione si professava musulmana.

PIERO DONATI