Quantcast
LA REDAZIONE
Scrivici
PUBBLICITÀ
Richiedi contatto
Petizione in commissione europea

Saliceti, Sisti e Comitato: "Risultato molto positivo che ci dà nuova spinta"

Corteo No Biodigestore

“Sono davvero soddisfatta perché oggi abbiamo finalmente ottenuto ciò che attendevamo da tempo” ha dichiarato la sindaca di Santo Stefano, Paola Sisti dopo la seduta della Commissione Europea relativa alla petizione su Saliceti (QUI). “Fermare il Biodigestore – ha aggiunto – è una battaglia che portiamo avanti da anni, essendo fortemente contrari a un impianto sovradimensionato rispetto al reale bisogno di smaltimento dei rifiuti del bacino d’interesse che rappresenta un alto rischio di inquinamento delle falde acquifere per più di 200 mila cittadini e minaccia la biodiversità del Parco di Montemarcello Magra. Oggi – ha sottolineato – è una giornata importante perché la nostra petizione rimane aperta. Ringrazio il sindaco di Vezzano Massimo Bertoni con il quale siamo sempre stati fianco a fianco in questa lunga campagna per il NO, e l’avvocata Piera Sommovigo che questo pomeriggio in Commissione ha parlato a nome della nostra amministrazione. Grazie infine al sostegno dell’eurodeputato Brando Benifei e dell’europarlamentare Eleonora Evi, anch’essi presenti oggi in Commissione”.

Soddisfazione espressa anche dal Comitato Sarzana, che botta! che in una note scrive: “La petizione sul digestore di rifiuti organici di Saliceti resta aperta a nuovi approfondimenti. E’ un risultato per noi molto positivo, che premia un lavoro di squadra di Comuni, comitati, associazioni, giuristi ed europarlamentari. Ci dà una nuova spinta a proseguire l’impegno, forti del contributo che in sede europea ci è venuto dall’onorevole Brando Benifei e dalla parlamentare Eleonora Evi, che hanno sostenuto la petizione in sede di dibattito della Commissione, sviluppandone i contenuti con molta competenza. I loro preziosi suggerimenti hanno indirizzato la riformulazione della petizione che in un primo momento era stata respinta. Sarà importante coinvolgere il ministro Orlando, i sottosegretari senatrice Pucciarelli e Costa, i parlamentari spezzini e i consiglieri regionali, affinché richiamino l’attenzione del ministro della transizione ecologica Stefano Cingolani sulle istanze che Comitato No Biodigestore, Sarzana, che botta!, Acqua Bene Comune e le associazioni Italia Nostra e Cittadinanzattiva hanno inoltrato”.

“Le criticità della collocazione dell’impianto dal costo di 50,6 milioni di euro, pari a una capacità a valori di mercato di 120.000 tonnellate di rifiuti organici sulla falda del Magra e a 75 metri dal Parco Magra, inserito nella Rete Natura 2000, sotto protezione europea, che abbiamo evidenziato nelle istanze al ministro Cingolani, sono le stesse che la Commissione europea ha ritenuto degne di approfondimento.
E’ stato un lavoro collettivo, che ha visto la convergenza di diverse competenze, quelle giuridiche di Piera Sommovigo e Marco Grondacci, e quelle tecniche a cui ha lavorato un gruppo dei comitati ecologisti, coordinati dall’ingegner Lanfranco Pambuffetti. Per il rischio dell’inquinamento della falda acquifera in barba ai principi di precauzione e prevenzione, che informano tutta la legislazione europea sulle acque, la petizione ha fatto tesoro degli studi già sviluppati nelle osservazioni del professor Giovanni Raggi. La novità è stato il richiamo alle normative europee sulla biodiversità in riferimento alla ricchezza di flora e fauna aviaria e ittica protetta, custodite dal Parco Magra-Vara, forse all’insaputa di molti spezzini. Gli uccelli, tra cui diverse specie tutelate dalla Comunità europea, come la rondine rossiccia o il merlo acquaiolo, dovranno tenersi lontani dalle dieci ciminiere alte trenta metri che irroreranno odori e CO2.
Ma anche i pesci non se la vedranno bene, fin dallo sconquasso che provocherebbero le escavazioni per le fondazioni. Per non parlare del possibile sversamento di ammoniaca e percolato. Ebbene tra queste specie figura la lampreda di mare, fossile vivente che si credeva estinto nel mondo. E’ stato salvato con un programma di finanziamento italoeuropeo di oltre un milione di euro. E la lampreda di fiume, che in Italia si riteneva estinta”.