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Gli ultimi studi

Luni non era sul mare e il golfo non era il suo portus

Sabato la presentazione degli studi dell'Università di Pisa e di quella di Parma sulla linea di costa e l'ubicazione degli scali dell'antica colonia romana. E il dibattito continua.

Ricostruzione dell'antica Luni

Il Portus Lunae, ricordato nelle fonti antiche e esaltato da Ennio nel celebre verso “Lunai portum, est operae, cognoscite, cives” (Venite, cittadini, a vedere il porto della Luna, ne vale la pena), era già molto probabilmente attivo anteriormente al 177 aC, data della fondazione della colonia. Secondo alcuni studiosi, non sarebbero da escludere a Luni strutture di un un nucleo abitativo, anteriore a tale data, legate a insediamenti portuali controllati dai Liguri, o a un approdo etrusco, anche se tale ipotesi non risulta confermata da riscontri archeologici.
Sappiamo che l’antico porto costituì una testa di ponte da cui partirono le truppe romane per la conquista della Sardegna e della Spagna. Nel 215 aC nel corso della II° Guerra punica, quando in Sardegna divampa una rivolta guidata da Amsicor, secondo Tito Livio, parte da Luni una flotta al comando del pretore Tito Manlio Torquato per reprimere la rivolta, segno questo dell’esistenza di un portus attrezzato. Sulle navi di Torquato è imbarcato proprio Ennio, allora ventiquattrenne, che resterà colpito da Luni e la immortalerà nel celebre verso.

Nel 195 aC è il console M.P.Catone che parte da Luni alla volta della Spagna per sedare una rivolta iberica e,ancora secondo Livio, organizza l’operazione proprio nel Portus Lunae, dove sono all’ancora “25 navi lunghe”. E per il controllo del porto,considerato dai romani un punto strategico, della piana lunense e del suo entroterra prenderanno avvio e si protrarranno gli scontri coi Liguri Apuani. Dopo la loro definitiva sconfitta e la conseguente deportazione nel Sannio il porto conobbe in epoca romana una rinascita in funzione commerciale. Ma il porto dove si trovava? E di quale porto parliamo fluviale o marittimo?
La ricostruzione delle condizioni geomorfologiche del territorio che si sono susseguite hanno evidenziato una situazione ben diversa da quella attuale: la piana lunense era caratterizzata da due bacini d’acqua, in zone occupate oggi dalla terraferma. Uno di questi bacini si trovava all’interno dell’estuario del fiume, l’altro all’esterno, esteso tra la linea di costa e un’isola di barra in corrispondenza, grosso modo, del borgo di Marinella. Tali dati sembrano giustificare la descrizione del geografo Strabone che sua opera “Geografia” descrivendo il porto di Luni afferma “E’ una città e un porto. La città non è grande, ma il porto è molto grande e bello, includendo più porti, tutti profondi”.

Il porto di Luni, oltre che da storici e geografi, è citato anche nell’Itinerarium Maritimum, che risalirebbe agli inizi del III secolo, ma alcuni ritengono che possa trattarsi di un lavoro basato su fonti ufficiali, forse di un’indagine organizzata da Cesare e proseguita da Ottaviano. Nella sezione del documento “Portuum vel positionum navium ab urbe Arelatum usque” ci viene fornita la distanza da Roma ad Arles e risulta un vero e proprio portolano molto dettagliato di località del litorale tirrenico e ligure. Fra le distanze citate vi è quella da Pisa a Luni, sul fiume Magra: 30 miglia (~24 miglia nautiche); “a Pisis Lune, fluvius Macra, mpm XXX” dando così rilevanza allo scalo fluviale di Luni, sostenendo che le navi che vi si fermavano trovavano riparo all’interno del fiume Magra, che costituiva un punto di riferimento nelle rotte. L’antica fonte sembra essere confermata dalla ricerche degli ultimi anni che riconosce l’esistenza di un bacino fluviale con uno scalo portuale a ovest della città ampio, ben protetto da barre di sabbia, come attesta anche la cartografia del Sette/Ottocento.

Se l’esistenza dei porto fluviale, si accorderebbe con la descrizione di Strabone, e anche con quella dell’Itinerarium, ci verrebbe da chiedere: come mai l’Itinerarium non fa menzione del porto marittimo posto a sud est della città? E’ possibile che il porto del bacino fluviale, conosciuto in epoca medioevale con il nome di Seccagna a causa del suo progressivo interramento, servisse per le navi di non grande tonnellaggio che percorrevano la rotta di cabotaggio Roma-Gallia, descritta dall’Itinerarium, che caricavano e scaricavano derrate alimentari e altre merci. E’ verosimile che vi fosse anche un porto esterno che potesse servire, a partire dall’età augustea e per tutta l’epoca imperiale, per l’altro aspetto della economia lunense, quello legato al trasporto del marmo con le navi lapidarie, a cui la città dovrà la sua fama e ricchezza.
Un simile ruolo del porto sembra confermato anche dal toponimo Marmorata, con cui si identifica una zona non molto distante dal centro della città lunense, che richiama il nome di una zona di Roma, presso Ostia, dove è stata ritrovata la banchina di sbarco del materiale lapideo, come attestano la presenza di blocchi di marmo grezzo o semilavorato proveniente dalle Apuane.

Se Luni sorgeva nelle vicinanze del fiume Magra, che bagnava un territorio interrato progressivamente da apporti fluviali che si sono saldati con isolotti indicati, più difficile e l’identificazione del porto marittimo, posto all’interno di una baia protetta da barre sabbiose. Luni sorgeva sul mare? O la linea di costa era più arretrata? E di quanto? E fino a quanto resta attivo?
La tradizione tramanda che Luni sorgesse sul mare, ma nonostante le numerose ricerche finora condotte non è mai stata definita con chiarezza la posizione della linea di costa, né l’idrografia, né l’estensione delle aree umide che si frapponevano tra la città e il mare.
Il lavoro dell’equipe accademica, costituita da Marta Pappalardo e Monica Bini Dell’Università di Pisa, dipartimento di Scienze della terra e da Alessandro Cheli dell’Università di Parma, dipartimento di Scienze chimiche, della vita e della sostenibilità ambientale, frutto di un decennio di ricerche, si propone di fornire un aggiornamento, rispetto a quanto sinora noto, sulla ubicazione della linea di riva in età romana, anche al fine di fornire indicazioni sulle aree in cui si dovrebbero focalizzare le ricerche archeologiche di eventuali strutture portuali e svelare così i misteri che il Portus Lunae ancora custodisce.

Il “mistero” del Portus Lunae: un decennio di ricerche geoarcheologiche nell’area dell’antica Luni”
sabato 30 novembre ore 16,30
Area Archeologica di Luni