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Stop al nucleare francese, riparte il carbone spezzino

Un terremoto obbliga allo spegnimento dei reattori della centrale di Cruas-Meysse che serve anche l'Italia. Terna chiama Enel che decide di rimettere in funzione la "Eugenio Montale". I sindacati: "Phase out nel 2021 a forte rischio".

La centrale nucleare di Cruas

Dopo lunghi mesi di quiescenza, sono in corso in queste ore le operazioni per riattivare il gruppo a carbone della centrale “Eugenio Montale”. Una chiamata d’emergenza nelle prime ore della mattinata ha messo in moto il protocollo per la riaccensione dell’impianto di Enel che dovrà inondare di energia elettrica il sistema italiano lasciato “a secco” dal minor flusso in arrivo dalla Francia. Effetto del terremoto di magnitudo 5.4 che ha colpito il sud del Paese transalpino ieri attorno alle 11.52 con epicentro nella regione dell’Ardeche, tra Lione e Marsiglia, a circa 250 chilometri dal confine piemontese con l’Italia.

Lì dove sorge la centrale di Cruas-Meysse che può produrre a pieno regime fino a 3.600 MW di energia elettrica, parte dei quali esportati verso l’Italia. A seguito del sisma l’Autorità francese per la sicurezza nucleare ha disposto la chiusura precauzionale di tre dei quattro reattori dell’impianto per effettuare alcuni controlli, che non avrebbe in ogni caso subito danni secondo quanto dichiarato dal governo francese. Una situazione che ha spinto Terna a richiedere ad Enel una reazione rapida per garantire sostentamento al sistema energetico nazionale. La scelta è caduta sulla centrale spezzina.
Nelle prossime ore dunque la ciminiera di Melara tornerà a sbuffare come non succedeva dalla scorsa primavera, eccezion fatta per le accensioni di routine con cadenza trimestrale per verificare le emissioni. “Una situazione che rafforza i dubbi che abbiamo sempre manifestato sulla possibilità che Terna, nell’attuale condizione di debolezza del sistema elettrico italiano, autorizzi davvero l’uscita dal carbone al 1° gennaio del 2021 per la centrale spezzina – si sottolinea in queste ore da fonte sindacale – Noi lo abbiamo sempre definito difficile. Per accelerare l’uscita dal carbone bisogna accelerare sul gas”.

Sul phase-out dal combustibile solido infatti è vincolante il parere dell’azienda proprietaria della rete. E la sicurezza nazionale nell’approvvigionamento di energia è un tema centrale nel processo decisionale. Il rischio è che ciò che sta succedendo in queste ore possa diventare un elemento che spinga verso l’estensione dell’utilizzo del carbone nel sito spezzino oltre la data del 2021. Potenzialmente fino al 2028 o, secondo alcuni, addirittura fino al 2029. Un via libera che passerebbe sopra la tesa degli enti locali, che in queste settimane si sono schierati contro l’ipotesi di una nuova centrale a gas a Vallegrande in sostituzione della vecchia.
“Apriamo un tavolo istituzionale fra gli stakeholder per la riconversione dell’area – chiedono i sindacati – Enel presenti un progetto di riconversione complessiva di tutta l’area inserendo anche le rinnovabili e la blue economy, arricchendo e articolando quindi la propria proposta. Le istituzioni si siedano a questo tavolo senza posizioni preconcette e tenendo conto del contesto nazionale in cui si inserisce la centrale spezzina”. Nei prossimi giorni in Regione previsto un tavolo sull’argomento con il governatore Toti, tavolo che si prospetta di grande importanza.

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