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La facciata della pieve di Ameglia

di Piero Donati

Facciata della pieve di Ameglia

La pieve di San Vincenzo di Ameglia è una delle più importanti dell’antica diocesi lunense; del suo assetto in età medioevale sappiamo ben poco poiché nel secolo XV l’edificio venne totalmente ricostruito. Questa fase si concluse nel secolo successivo con la costruzione del portale marmoreo, datato 1546 ed ancor oggi in situ, il quale in passato è stato restaurato sotto la mia direzione.
Come ogni edificio antico, la pieve di Ameglia avrebbe bisogno di attenta e programmata manutenzione; chiunque ne osservi il fianco sinistro, che si affaccia sul caruggio pomposamente ribattezzato Via Dante, può notare, ad esempio, che i pluviali sono del tutto fuori uso e che l’acqua piovana, non canalizzata, intride pericolosamente la muratura, lambendo anche un’iscrizione in ardesia del 1593. Sarebbe dunque lecito attendersi, in presenza di risorse finanziarie provenienti da privati, che i responsabili della cura della pieve dessero la precedenza a queste impellenti necessità. Dagli organi d’informazione, invece, abbiamo appreso che il 13 luglio scorso (un venerdì 13, ed ognuno ne tragga le conclusioni che vuole) è stato inaugurato, fra allocuzioni e benedizioni, il “restauro” della facciata della pieve; in questo caso le virgolette sono più che mai d’obbligo poiché l’operazione che è stata messa in atto – con l’avallo, a quanto pare, della Soprintendenza di Genova – non può certo essere qualificata come restauro ma, tutt’al più, come ristrutturazione.
Nei primi anni Trenta del secolo scorso, infatti, la facciata della pieve amegliese era stata dotata, secondo il gusto dell’epoca, responsabile di tanti arbitri (si pensi alla facciata della chiesa di Sant’Andrea di Levanto), di un rosone e di due bifore e per raccordare questi elementi neo-medioevali al portale cinquecentesco si realizzò un finto bugnato in amalgama cementizio. Questo finto bugnato – sbrigativamente definito “intonaco ammalorato” – è stato totalmente eliminato e dunque gli ornamenti marmorei della facciata (inclusi due piccoli rilievi di epoche diverse, un San Domenico ed una Madonna col Bambino che sarebbe opportuno ricoverare all’interno) adesso galleggiano spaesati in un limaccioso Mar Rosso.
Riassumendo: prima avevamo una facciata di gusto non eccelso, ma non priva di carattere, adesso abbiamo, nel cuore del borgo, una casa cantoniera di cui nessuno avvertiva l’esigenza.