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A Marinella, nel 1913

di Piero Donati

Il monumento a Carlo Fabbricotti

Nel 1913, a tre anni di distanza dalla morte del padre, i figli di Carlo Fabbricotti eressero alla sua memoria un monumento marmoreo che ancor oggi troneggia di fronte alla cappella di famiglia che venti anni prima era stata costruita in stile eclettico nel cuore della tenuta di Marinella. La scelta di erigere il monumento in uno spazio privato non era casuale, dato che si voleva ribadire il legame inscindibile che si era creato fra la famiglia carrarese e la piana agricola che caratterizza il tratto inferiore della vallata del Magra.
La scritta a grandi caratteri che occupa il basamento non lascia adito a dubbi: le ricchezze ottenute con l’escavazione ed il commercio del marmo apuano sono state impiegate, affermano i Fabbricotti, nella bonifica delle zone paludose e nella produzione agricola, alla quale alludono le spighe ed il tralcio di vite che affiancano l’iscrizione; dall’alto dello sperone roccioso la figura di Carlo, oggi priva del bastone che le conferiva ulteriore autorità, sovrasta letteralmente – e dunque domina – una figura allegorica che emerge dalla roccia e che regge una sacca dalla quale fuoriescono le monete. Questa figura, dalla possente struttura anatomica, è debitrice nei confronti dei prigioni di Michelangelo, filtrati però attraverso Rodin dal carrarese Alessandro Lazzerini (1860-1942) che lasciò la sua firma nella zona retrostante. Lo scultore, ultimo discendente di una dinastia di lapicidi e di scultori, era allora al culmine di una carriera importante, punteggiata di importanti commissioni all’estero, soprattutto in Messico e negli Stati Uniti; il monumento di Marinella, nel quale la tradizione ottocentesca del ritratto in chiave realistica convive col dominante simbolismo, rappresenta probabilmente l’opera più importante realizzata nel territorio d’origine dal Lazzerini, che dimorava abitualmente a Firenze ma che si avvaleva di un avviato laboratorio a Carrara.
Lo stato del monumento, colonizzato quasi per intero dalla microflora, non consente di cogliere appieno l’importanza dei dettagli e la sapiente alternanza delle zone lavorate e delle zone esibite nella loro cruda asperità. L’aerosol marino, reso ancor più aggressivo dall’avanzata della linea di costa, produce inoltre effetti corrosivi sulle superfici più esposte, non protette da film specifici.
Un piano di salvaguardia e di valorizzazione di questo monumento e dell’antistante cappella dovrebbe entrare di diritto nel dibattito in corso sul futuro della frazione di Marinella.