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Una grande storia di mare e di industria

Il record e l’oblio, c’è chi sogna il Destriero museo sul nuovo watefront

A 25 anni dalla conquista del Nastro Azzurro, il bolide costruito al Muggiano giace in secca presso i cantieri Lurssen in Germania. Riportarlo alla Spezia? Un sogno costoso.

Il "Destriero" presso i cantieri Lurssen

Lo scafo esiste ancora. Dentro, non è chiaro cosa possa esserci dell’originale superyacht che conquistò il Nastro Azzurro. Giace nei cantieri Lurssen vicino a Brema il profilo ancora moderno del “Destriero”, il bolide costruito alla Spezia che 25 anni fa stabilì il record della traversata dell’Atlantico. Un record ancora imbattuto.
Ricorre oggi l’anniversario di un’impresa dimenticata e in tanti si chiedono che fine farà quel gioiello della nautica italiana la cui eredità è enorme. Dall’aver dato impulso alla produzione di yacht in Fincantieri, e quindi a tutta la grande nautica italiana, fino all’aver ispirato le Littoral Combat Ships in dotazione alla US Navy, le 58 ore “a tutta manetta” del Destriero non sono state fine a sé stesse.

“Il monoscafo, costruito nel 1991 in meno di un anno nello stabilimento Fincantieri di Muggiano e Riva Trigoso, percorse 3.106 miglia nautiche, dal Faro di Ambrose Light a New York sino al faro di Bishop Rock nelle Isole Scilly in Inghilterra, senza effettuare rifornimento alla velocità media di 53 nodi (con punte di 66), riconquistando il Blue Riband (Nastro Azzurro) assegnato nel 1933 al mitico transatlantico Rex. Per onorare la sua impresa, il 5 settembre 1992 il Destriero veniva insignito anche del Virgin Atlantic Trophy da parte del magnate inglese Richard Branson e del Columbus Atlantic Trophy da parte del New York Yacht Club”, ricorda Fincantieri con una nota.

“Il Destriero è stata, fino a quel momento, la più grande unità in lega leggera mai costruita, uno dei mezzi navali con la più alta concentrazione di efficienza, potenza e tecnologia, un vero e proprio gioiello della navalmeccanica italiana. Con i suoi 67 metri di lunghezza, una larghezza di 13 e i suoi 60 mila cavalli di potenza poteva raggiungere una velocità media superiore ai 60 nodi. Un vero record, un orgoglio italiano, una conquista frutto di un bagaglio di esperienze nella costruzione di navi acquisito da Fincantieri in oltre due secoli di storia, che le consentono tuttora di costruire le navi civili e militari più belle ed efficienti del mondo”.

Insomma un pezzo di storia, il cui destino è appeso a un filo. Dopo essere passato da un molo di Portsmouth, il Destriero è dal 2009 tirato in secca in Germania. Il suo proprietario, l’Aga Khan, pare ne volesse fare la base per un nuovo superyacht, smantellandone quindi l’aspetto originale. Ma c’è chi sogna di riportarlo in Italia e una collocazione ideale potrebbe magari essere il nuovo waterfront della Spezia come attrattiva turistica e celebrazione dell’industria italiana. Lì in quel golfo dove quel record è nato per buona parte. Il restauro si annuncerebbe decisamente costoso, ma forse dopotutto ne varrebbe davvero la pena.

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