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Cultura e Spettacolo

Berengo Gardin: "Una vita in viaggio a fare ciò che amavo"

Il celebre fotoreporter ieri ha inaugurato a Castelnuovo Magra la mostra "Bruce Chatwin.. il viaggio continua". "Nel mio archivio ho due milioni di foto, da giovane facevo 50mila chilometri all'anno".

Il sorriso appena accennato, l’inseparabile Leica sempre a tracolla e la pazienza da maestro gentile. Quella di Gianni Berengo Gardin a Castelnuovo Magra è stata un’apparizione fugace ma significativa, quasi una benedizione per la torre del Castello dei Vescovi di Luni che ormai da tre anni ha intrapreso la strada della fotografia ospitando nomi importantissimi, sia nei piani espositivi che nella sottostante piazza Querciola. Ieri infatti è stata la volta dello storico reporter arrivato in paese per l’inaugurazione della mostra “Bruce Chatwin.. il viaggio continua”, eccezionalmente coinvolto dai curatori Maurizio Garofalo e Luciana Damiano. Un’occasione speciale per sentirlo parlare anche solo per pochi minuti – a tre anni dalla sua presenza al Festival della Mente QUI – del proprio rapporto con il viaggio che ha segnato la sua carriera e con l’Inghilterra, terra d’origine dello scrittore e fotografo celebrato nella mostra.
“Amo l’Italia – ha detto Berengo Gardin – è talmente bella che non ci sarebbe nemmeno bisogno di andare in altri paesi. Però ho anche un debole per la Gran Bretagna – ha ammesso – per la sua sua cultura e tutto ciò che amo della sua terra: le macchine, i tessuti, i paesaggi e le pipe visto che sono un fumatore di Dunhil. Non è vero che lì si mangia male, io sono sempre stato molto bene”.
Baluardo della pellicola nell’era del digitale e animato da una semplicità propria dei personaggi più grandi, Berengo Gardin ha poi raccontato: “Nel mio archivio ho circa 2 milioni di fotografie che vanno dall’Italia, al Giappone alla Cina e all’Australia. Quando ero giovane facevo circa cinquantamila chilometri all’anno, non solo guidando ma anche fotografando, a volte accompagnato da un giornalista ed altre da solo. Sono stati viaggi straordinari ma anche disastrosi per la mia vita privata: non ero mai a casa, come uno sconosciuto per mia moglie che è stata però una madre eccezionale per i miei figli. Questo è sempre stato il lato negativo di un mestiere eccezionale – ha sottolineato – io dico sempre che non ho mai lavorato un giorno nella mia vita. Ho sempre fatto una cosa che mi piaceva, mi interessava e mi insegnava un sacco di cose – ha concluso – e per di più mi pagavano anche”.
Una passione che ancora oggi lo porta in giro per l’Italia per altri reportage da aggiungere a quelli che hanno fatto la storia della fotografia italiana. Sempre con la Leica a portata di mano e pronta a scattare.

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