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I gioielli della Mazzini

Sea-turn about the Gulf of Spezia: Agostino Falconi e la prima guida del Golfo

Continua il tour virtuale fra gli scaffali della biblioteca "Mazzini" che apre i cassetti più ameni e presenta le proprie rarità.

Agostino Falconi e la prima guida del Golfo della Spezia

Non è una vera e propria rarità bibliografica o un’edizione particolarmente ricercata da bibliofili, collezionisti e commercianti di libri antichi, tuttavia il suo valore è piuttosto grande per la storia e la cultura del nostro territorio. Stiamo parlando di quella che può essere considerata la prima guida del Golfo della Spezia, scritta nel lontano 1846 da Agostino Falconi da Marola e intitolata “Sea-turn about the Gulf of Spezia”.
La pubblicazione, di piccolo formato e agevole lettura, come si addice appunto ad una guida, venne stampata dalla tipografia Baccelli e Fontana di Lucca, città dove Falconi era stato appena eletto socio della locale Accademia dei Filomati. L’Autore la scrisse in inglese su richiesta di Odoardo Lester, Console Generale degli Stati Uniti d’America a Genova (cfr. A. Falconi, Sui monumenti del Golfo di Spezia, 1869, p. 59).
Nel 1846 la Spezia contava circa 11.000 abitanti, frazioni comprese, ed il suo impianto urbanistico era ancora quello tradizionale, senza i profondi mutamenti che nel giro di pochi anni l’avrebbero modificata per sempre, a partire dalla costruzione dell’Arsenale militare marittimo sino ai successivi sviluppi del porto mercantile e delle industrie, che cancellarono in parte quel fascino speciale che la natura le aveva donato. In quel periodo la città non aveva ancora una biblioteca né un museo civico, ma Agostino Falconi, primo storico spezzino contemporaneo, animato da una grande passione per le antichità del nostro territorio, trascorreva gran parte del proprio tempo a documentarsi sulla storia del Golfo, raccogliendo informazioni, testimonianze e notizie, cavate da epigrafi e carte d’archivio oggi scomparse. È merito suo, così, se possiamo ancora attingere a documenti che il tempo o qualche altro motivo hanno sottratto all’attenzione degli studiosi e che saranno sempre fondamentali per la nostra storia.
Di Agostino Falconi è già stato scritto ampiamente, ma vorrei aggiungere una notizia che credo inedita, sulla dispersione delle sue carte, non prima però di aver parlato più in dettaglio del “Sea-turn”.
È noto che le guide per turisti nacquero nei primi decenni dell’800 ed erano indirizzate ad un turismo ricco ed elitario, praticato in particolare da inglesi e tedeschi. Alcune di esse, eredi della letteratura e dei memoriali di viaggio di fine Settecento e conformi allo spirito del Grand Tour, erano scritte con taglio romantico e contenevano molte informazioni sulla storia e le emergenze naturalistiche dei luoghi descritti. Tra le prime in assoluto si ricordano le guide Murray (“Handbook for Travellers on the Continent”, 1836) e le Baedeker (“Handbuch für Reisende”, 1842) che includevano pratici ragguagli sulle destinazioni allora predilette dai viaggiatori, tra cui appunto l’Italia. Con il passare del tempo le guide si arricchirono maggiormente di consigli relativi agli spostamenti e soggiorni (strade, mezzi di trasporto, servizi, alberghi e tariffe). Questo passaggio si verificò contemporaneamente a quella che può essere definita la trasformazione del viaggiatore in turista ed alla nascita delle agenzie di viaggio e tour organizzati, a partire da quella di Thomas Cook nel 1841. Si arriva così alla prima Baedeker in lingua inglese dedicata all’Italia (1867) e, molti anni dopo, alla prima guida d’Italia del Touring (1914).
Questa filogenesi figurata per tappe del turismo e parallelamente delle guide turistiche può essere seguita, in piccolo, anche alla Spezia. La pubblicazione del Falconi conteneva infatti una descrizione del Golfo dei Poeti, condotta soprattutto dal punto di vista storico, con alcuni riferimenti alle fortificazioni e chiese più importanti, redatta in modo oggettivo e senza troppi romanticismi, se si eccettuano alcune citazioni poetiche frammiste al testo. Era da intendersi come una passeggiata, o, meglio, una gita in battello attraverso le bellezze del Golfo, come il titolo stesso sembra suggerire (dall’inglese “take a turn: fare un giro, una passeggiata” cfr. “Nuovo dizionario inglese-italiano ed italiano-inglese”, John Millhouse, 1853), anche se il termine “sea-turn”, vocabolo marinaresco, indicherebbe propriamente una brezza marina, o un rapido cambiamento nella direzione del vento: “sea turn, [among sailors] the gale of wind which comes off from the sea” (tra marinai: forte vento che proviene dal mare), cfr. “An Universal etymological English dictionary […]”, Nathan Bailey R. Ware, 1751). La guida è tuttavia priva di informazioni pratiche e di utilità per il turista come invece saranno presenti, e questa è la fase successiva, in quella di S. M. G. Cerini: “Guida della città di Spezia, del Golfo e dei suoi dintorni”, Spezia, Libreria e cartoleria Martinetti e Porporato, 1883.
Il “Sea-turn” di Falconi ha inizio nell’estremità orientale del Golfo: dalla foce del Magra e Punta Bianca, l’autore ci conduce attraverso le bellezze del paesaggio e la storia dei luoghi, a partire dal monastero di Santa Croce del Corvo, con il celebre episodio del soggiorno di Dante, attraverso Montemarcello e Tellaro sino a Maralunga, con cenni sulle abitudini di vita e modi di sussistenza della popolazione, sulle vecchie vie di comunicazione e sul commercio locale. Si arriva così a Lerici e Santerenzo, entrambi meta turistica di gentiluomini locali e stranieri, con la casa Shelley, all’epoca direttamente affacciata sul mare: “Gentlemen of Sarzana and strangers are accustomed to go there as well as to Lerici in order to take sea-baths in the summer season” (gentiluomini di Sarzana e stranieri sono soliti andare là [a San Terenzo] così come a Lerici per prendere bagni di mare durante la stagione estiva). Proseguendo verso Spezia, Falconi si sofferma in prossimità del Muggiano e San Bartolomeo dove cita l’antico insediamento delle Cento Chiavi. Poi è la volta degli Stagnoni e del promontorio Deferrari, o colle dei Cappuccini, con il convento dei frati. Da lì, prosegue Falconi, si scorge il sobborgo del Torretto e la città della Spezia, sormontata dal Castello e dalla Bastia. L’autore fa notare come ai piedi della collina dei Cappuccini, verso i giardini pubblici ci fossero eleganti bagni di acqua salata, aperti nel 1845: “elegant baths of sea-waters (opened in 1845) near the public garden of Spezia”. Passando dall’altra parte del Golfo, dopo una breve descrizione degli abitati di Pegazzano, Biassa, Parodi, Carpena, Falconi passa in rassegna le zone a lui più care: San Vito, Campiglia, poi la Castellana, Cadimare, con la polla e le rovine della fortezza di San Gerolamo. Infine, attraverso la baia di Panigaglia, caratterizzata da uno stupendo paesaggio naturale, Fezzano e le Grazie si arriva a Portovenere, dal passato grandioso ma allora piuttosto in abbandono e povertà. Il viaggio termina con un breve cenno alle isole Palmaria e Tino, abitate rispettivamente da quindici e due famiglie.
Annessa alla guida vi è una poesia dell’autore, la canzone intitolata “Un’idea del Golfo di Spezia”, arricchita da numerose note storico-naturalistiche sul Golfo.
Nel 1894 Ubaldo Mazzini scrisse un ricordo di Falconi intitolato “Agostino Falconi, memorie biografiche e critiche”, che venne pubblicato dal giornale “La Spezia” e poi in forma di estratto dalla tipografia Zappa, ripercorrendone brevemente la formazione, la vita e le opere.
Nato a Marola nel 1816, Falconi, formatosi principalmente da autodidatta, dedicò la sua vita a cercare quelle notizie storiche che tanto lo appassionavano: “rovistando le biblioteche e gli archivi dei comuni, delle parrocchie e dei conventi, ingolfandosi con avida brama e piacere inaudito in quell’atmosfera satura di esalazioni di muffa e di topo”. Per questa passione veniva talvolta deriso da persone poco sensibili alle ricerche archivistiche ed archeologiche, come si verificò in occasione delle operazioni di scavo per la costruzione dell’Arsenale militare marittimo presso Acqusanta, dove il Nostro credeva sorgesse l’antica Tigullia (per approfondimenti su questo episodio rimando alla citata pubblicazione del Mazzini e all’articolo di A. Scaramuccia già apparso in questa testata: http://www.cittadellaspezia.com/Una-storia-spezzina/At-salut-ovis-decas-138571.aspx). Lo stesso Tullio Dandolo, durante il suo soggiorno estivo alla Spezia (1862) incontrò personalmente Falconi senza tuttavia lasciarne un ritratto particolarmente elogiativo, nella pubblicazione a memoria di quei giorni (T. Dandolo, Corse estive nel Golfo della Spezia, Milano, 1863).
“La Spezia deve essere grata al Falconi” ricorda invece Mazzini “perché è merito di lui se non è andata dispersa gran parte di quel prezioso materiale rinvenuto negli scavi [dell’Arsenale]”. Falconi era anche poeta e nel 1846, stesso anno del “Sea-turn”, pubblicò la prima raccolta di poesie: “Rime di Agostino Falconi da Marola”, seguita da altre canzoni e piccoli componimenti.
Il Falconi propriamente storico è noto invece per due lavori di un certo rilievo: la raccolta delle “Iscrizioni del Golfo di Spezia” (1874), importante perché contiene epigrafi disperse già all’epoca del Mazzini e la “Guida del Golfo di Spezia” (1877), un libro di storia locale con cenni ai personaggi celebri per ogni secolo.
Quest’ultima rimase incompleta poiché ne uscì solo la prima parte ed il manoscritto della seconda andò disperso. “Questo lavoro”, scrive Mazzini, “ha senza dubbio dei meriti indiscutibili e di esso hanno sempre copiato a man salva quanti hanno scritto […] della storia locale”.
Mazzini conclude il suo contributo ricordando che Falconi lasciò altri lavori inediti, con riferimento a quanto già segnalato da Giovanni Sforza nel “Saggio di una bibliografia storica della Lunigiana” (1874), che elenca ben tredici opere manoscritte.
“Tutti questi lavori”, scrive Mazzini, “completi od abbozzati, sono andati perduti ed io riusciì a stento a salvare dal gran naufragio alcuni brani insignificanti delle memorie inedite sulle fortificazioni del Golfo”.
All’interno dell’Archivio storico comunale è conservato un documento che potrebbe aiutare a ripercorrere in parte le sorti di questa dispersione. Si tratta di una lettera scritta a Ubaldo Mazzini da Pietro Tartarini, insegnante spezzino, il 17 ottobre 1893 (Falconi era morto nel 1882) per dargli notizie di un certo manoscritto, probabilmente la seconda parte della citata guida.
“Quando il signor Falconi venne a morte”, scrive Tartarini, “tutti i suoi libri ed i suoi scritti passarono in mano di una sua nipote che fa bottega. Essa conciò ogni cosa in una tavolaccia, e cominciò a servirsi dei fogli per fasciare […] formaggio e salame. Un giorno essendo io capitato a Marola in casa dei Sig.ri Falconi, mi condussero a vedere i libri rimasti, se vi fosse stato qualche cosa di buono fra di essi. Trovai che gli scritti del Falconi erano stati consumati quasi tutti […] Quello che mi fece maraviglia fu di trovare un manoscritto assai pregevole. […] La prima parte conteneva dei contratti del Comune di Follo e Valeriano. Forse era un memoriale notarile. Il primo contratto risaliva al 1357. Questo manoscritto era bellissimo, in una calligrafia stupenda. La seconda parte […] conteneva una raccolta di leggende (Historiae) dei paesi intorno al nostro golfo”. Capita l’importanza del documento, il Tartarini, non essendo pratico di paleografia, pensò di sottoporlo ad un professore di Torino, ma quando tornò per riprenderlo trovò “che era stato consumato quasi interamente a fasciar formaggio e salame. Non rimanevano che alcuni fogli del materiale notarile”.
Questa fu dunque la triste sorte che capitò alle carte di Agostino Falconi, primo storico spezzino contemporaneo. Le sue pubblicazioni sono oggi inserite nella Digital Library & Museum del Comune della Spezia, dove possono essere consultate gratuitamente (bibliospezia.erasmo.it).