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I gioielli della Mazzini

Il libro del notaio Rocca

Sugli scaffali della storica biblioteca spezzina i volumi più prestigiosi.

Il libro del notaio Rocca

Anche un documento fiscale può avere un certo grado di interesse culturale, specie se riferito ai secoli passati e nella misura in cui possiamo direttamente o indirettamente ricavarne dati relativi a diversi aspetti del vivere sociale e alla storia del territorio cui si riferisce. Il suo valore va quindi oltre lo scopo per cui venne scritto, che appare a distanza di tempo, secondario rispetto ad altre tipologie di notizie in esso contenute. È il caso del Catasto della magnifica comunità della Spezia del 1655, compilato dal notaio Gio Pietro Rocca sulla base della Caratata del 1646. Un voluminoso registro di oltre 300 carte oggi conservato presso l’Archivio storico comunale della Spezia, dove ha mantenuto a lungo il primato di documento più consultato, sino a quando, alcuni anni fa, ne venne limitato l’accesso per ragioni di conservazione ed è stato sostituito da una versione digitale.

La sua ragion d’essere sta nell’imposizione fiscale che la Superba stabiliva per i territori che governava: la Caratata, sinonimo di catasto o estimo, era infatti un registro in cui venivano inseriti i proprietari di terreni e immobili soggetti al pagamento dell’avaria ordinaria, la principale delle tasse richieste da Genova, calcolata annualmente sulla base della tipologia e ampiezza delle proprietà possedute all’interno del territorio della Podesteria. Senza entrare nel merito della complessità del sistema fiscale della Repubblica di Genova, sappiamo che la stima restava invariata sino alla stesura di una nuova Caratata, cosa che si ripeteva dopo un certo numero di anni, mentre l’imposta, stabilita dai Calcolatori delle avarie, variava ogni anno sulla base dal valore del soldo d’estimo.

Il censimento e la stima venivano effettuati da funzionari che descrivevano accuratamente le
proprietà associate al corrispondente cittadino, indicando i confini, la destinazione dei terreni (campivo, olivato, vineato, etc.) e la particolarità degli immobili presenti (casetta, casa, casamento, bottega, forno, etc.). L’ordinamento poteva essere per zona o, soprattutto per le copie redatte successivamente, per proprietario (come per le Caratate della comunità Biassa del 1620 e 1643, conservate all’Archivio di Stato di Genova). Il registro del notaio Rocca era impostato sul genere della partita doppia con l’annotazione degli eventuali passaggi di proprietà, per vendite o successioni, riportati su spazi lasciati appositamente vuoti. Questo particolare ci porta a ipotizzare che il nostro catasto fosse quello compilato da Rocca, che era Cancelliere della Comunità spezzina, ad uso degli amministratori locali, come risulta da una nota nel libro delle deliberazioni per gli anni 1653-54 (ASCSp n. 119).

Gli estimatori erano eletti localmente e si alternavano a seconda delle zone e con l’avvertenza di non partecipare alle stime di terreni o immobili di parenti, per evitare conflitti di interesse. Il loro operato si svolgeva sotto il controllo di un Commissario inviato da Genova e alloggiato a spese dei cittadini, che coordinava il lavoro. La commissione era inoltre composta da incaricati che stendevano materialmente il libro della Caratata (sembra in duplice copia) una delle quali veniva inviata a Genova e l’altra consegnata alla comunità. Le notizie che si possono ricavare dal Catasto sono numerose e di primaria imporanza per la ricostruzione del territorio. In primo luogo si possono trarre dati sulla popolazione: cognomi e nomi degli antichi abitanti, loro età e parentele, poi dati sull’edilizia e urbanisitica, sulle forme, densità e localizzazione delle abitazioni, nelle vie del centro e nelle comunità periferiche; da qui il grande interesse per la toponomastica e odonomastica. Non mancano notizie di carattere geografico ed economico, dalla tipologia delle coltivazioni e loro diffusione sul territorio al censimento delle molteplici attività commericali (botteghe, mulini, frantoi, forni). Bastano questi cenni per mettere in evidenza l’importanza del tipo di documento, che possiamo definire quasi una fotografia del territorio, descritto per abitante, per zona o persino strada. Si può così ricostruire il tessuto urbano e periferico del Seicento, negli aspetti di edilizia residenziale e pubblica, in mancanza o in aggiunta ad altre fonti documentarie, cartografiche o iconografiche, come è stato fatto nell’interessante studio di Federica Lazzeri ed Elisabetta Scapazzoni: “La Spezia nel secolo XVII, trascrizione, restituzione ed interpretazione di una caratata della Repubblica di Genova”, pubblicato all’interno degli Annali delle Biblioteche e Musei civici della Spezia (ed. Istituzione per i Servizi culturali, 2000) e poi sviluppato nel volume “La Spezia nel Seicento, la ricostruzione del borgo murato dalla caratata del 1646, storia del Monastero delle Clarisse” (ed. Giacché, 2012).

All’interno dell’Archivio storico comunale della Spezia si conservano sei catasti risalenti ai secoli XVI-XVIII tra i quali appunto il Libro del notaio Rocca, compilato sulla base dell’originale libro delle avarie e che segue l’ordinamento per proprietario, comprendendo beni situati in città e nella periferia. Versa purtroppo in cattivo stato di conservazione per danni alla carta (degrado chimico) risalenti ad epoca remota, per ovviare ai quali è in fase di progettazione, a cura dell’Amministrazione, un restauro completo.