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"Lo scatto d’orgoglio per uscire dal provincialismo"

di Sabrina Canese

Sabrina Canese

I dati del Sole 24 ore della settimana scorsa che portano la Spezia ad una posizione complessiva del 58° posto su 110 provincie. Dato peggiorato di sette posizioni rispetto allo scorso anno. Analizzando i dati più nello specifico e volendone citare solo alcuni che riguardano gli aspetti economici, tralasciando il dato impietoso sulla sanità, si rileva che la propensione ad investire e lo spirito di iniziativa sono ancora dati poco confortanti. Siamo al 77° posto per spirito d’iniziativa cioè 9,29 imprese su 100 abitanti e propensione all’investimento al 67° posto. Se questo e’ un dato che mi sconforta in linea generale, per quanto riguarda il lavoro che abbiamo fatto con il nostro gruppo e che abbiamo intenzione di proseguire sia per quanto riguarda il progetto con le scuole “Creattivamente negoziando”, sia per quanto riguarda altre iniziative che ho in cantiere per la start up d’impresa, mi rende orgogliosa. Orgogliosa perché una città con così scarso propensione all’investimento in impresa, ha prodotto un gruppo, che per aver voluto porre al centro della riflessione, lo sviluppo d’impresa c ha ottenuto riconoscimenti importantissimi a livello nazionale, con un format che è anche stato pubblicato in una brochure della comunità europea. Questo dimostra come le idee migliori, nascano per rispondere ad un bisogno. E noi abbiamo tanto bisogno di cultura d’impresa.

Altro dato impressionante e’ la salda posizione nella top five delle quattro provincie liguri alla voce “indice di vecchiaia”. Questo dimostra come occorra pensare a politiche di sviluppo di attività che cerchino di fare incontrare un offerta di lavoro giovanile con un bisogno di servizi all’invecchiamento attivo. Sarebbe molto interessante poter vedere in Liguria il tentativo non della rottamazione, ma del consiglio dei saggi e degli anziani. Liberare posizioni di governo da parte di validi ed ormai sperimentati capitani di lungo corso, e dare in mano il timone a giovani ufficiali energici e con voglia di sperimentare nuovi mari, dopo aver sentito il parere dei validi e saggi consiglieri. Perché il rischio altrimenti è l’aumento inesorabile di fuga di giovani talenti e la connotazione della città e regione come un luogo dove passare gli anni dell’anzianità. La Spezia per tempo libero conquista infatti posizioni importantissime, il nono posto ed addirittura il primo posto per offerta cinematografica. Potremmo pensare nel 2016 allora di creare produzioni cinematografiche in loco che non solo avrebbero un pubblico importante, ma potrebbero maggiormente sviluppare la conoscenza dei nostri posti in giro per il mondo.

Del resto noi siamo sessantaquattresimi per spesa del turismo all’estero, mentre siamo al trentesimo posto per spesa dei turisti stranieri. Viaggiamo poco, ma attiriamo molti turisti. Negli anni infatti sta migliorando la percezione della città come città turistica, un po’ dovuta al flusso delle crociere che sicuramente ci fanno conoscere, ed un po’ per l’effetto Cinque Terre che non riesce chiaramente ad assorbire tutto il flusso turistico. Le potenzialità del territorio, sono enormi, manca ancora lo scatto d’orgoglio dello spezzino che mi auguro nel 2016, passi dal dire “cosa ci vuoi fare, semo a Spesa” a “questo lo posso fare perché sono a Spezia”. Le attività del nostro gruppo, all’interno del quale c’è pure un ragazzo svedese che dopo aver studiato al polo universitario e’ rimasto a Spezia perché si e’ innamorato del territorio ed ha iniziato una importante attività nel turismo in barca a vela, ci rendono sempre ottimisti. Spezia deve uscire dal suo provincialismo culturale, che e’ nel suo dna, e deve voler giocare da protagonista perché ne ha tutte le potenzialità. In questi due anni e mezzo di esperienza nazionale, personalmente non ho mai sofferto del complesso d’inferiorità perché vengo da una provincia della Liguria. In tre anni per progetti ideati da me insieme al mio gruppo ed alla mia azienda e tutti “Made in La Spezia” ho vinto 5 premi, di cui quattro nazionali a dimostrazione che le idee innovative e le best practice nascono anche in provincia. Il problema e’ poi quello di non mettere a frutto queste esperienze, di farle rimanere come casi isolati e di non dare continuità.

Mi piacerebbe per il 2016, un organicità nei programmi, una maggiore rete, una maggiore diffusione delle iniziative, un orgoglio manifesto per le cose buone che vengono fatte ed una presa e coscienza maggiore per quelle che vengono fatte male. Mi piacerebbe che finalmente piazza Verdi vedesse una fine, che si iniziasse a pensare veramente al museo nel sottomarino, che fosse potenziato un servizio via mare per il golfo della Spezia. Mi piacerebbe che la raccolta differenziata funzionasse e la città fisse più pulita e con maggior senso civico. Vorrei che il golfo diventasse la Silicon valley italiana, e che nascesse un luogo dove poter non solo avere delle idee, ma un ecosistema dove potessero prendere vita. Mi piacerebbe che i borghi fossero sistemati e fossero frequentati da turisti giapponesi. Mi piacerebbero degli scambi con il Giappone per imparare da loro la cura del verde e mi piacerebbe offrire a loro un ‘esperienza di turismo nei nostri borghi come per esempio quello di Campiglia. Mi auguro di poter rifare Artensile. Mi piacerebbe che gruppi come il mio, che portano in giro il nome di Spezia orgogliosamente in molti contesti ricevessero i complimenti della politica che invece (salvo pochi casi che ringrazio per la fiducia dimostrata) ci ignora e spesso non ci interpella. Mi piacerebbe un 2016 con più condivisione, meno arroganza ed improvvisazione, non vorrei più leggere di 4000 famiglie utenti della Caritas. Mi piacerebbe un 2016 di pace. Sono un’inguaribile sognatrice e non voglio smettere di farlo.

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