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I gioielli della Mazzini

La serie dei manuali Hoepli

Continua il tour virtuale fra gli scaffali della biblioteca "Mazzini" che apre i cassetti più ameni e presenta le proprie rarità.

Manuali Hoepli

Tra l’agosto e il settembre del 1887 si svolse alla Spezia un’Esposizione circondariale, industriale agricola, artistica e didattica organizzata e promossa dalla locale Società di Incoraggiamento per l’educazione morale e industriale, allo scopo di “dare risalto ai prodotti dell’intelligenza, del lavoro e della natura riferibili al Circondario di Levante” [dal Regolamento generale]. Anche la Spezia ebbe dunque sul finire dell’Ottocento una piccola expo, dove per l’occasione giunsero da diverse parti d’Italia, per la sezione fuori concorso, numerosi rappresentanti delle eccellenze manifatturiere del Regno, per esibire i loro prodotti accanto a invenzioni e ritrovati più o meno bizzarri. Tra gli esponenti delle singole arti, per il settore della grafica e tipografia, troviamo il nome di un personaggio la cui celebrità era allora in costante crescita, quello dell’editore Ulrico Hoepli di Milano. Dalle sue officine nacque infatti una delle raccolte librarie più famose, pubblicata tra Otto e Novecento e oggi piuttosto ricercata dai collezionisti: i cosiddetti “manuali” Hoepli, termine da lui introdotto sulla scorta dell’inglese handbook e riferito alla serie britannica Science Primers, di cui aveva acquisito i diritti di traduzione nel 1876.
La nostra città mantenne con lui uno stretto, seppur indiretto, legame poiché la Biblioteca U. Mazzini acquistò nel tempo un gran numero dei suoi manuali, tanto da poterne vantare oggi una collezione piuttosto importante.
Ulrico Hoepli, nato nel 1847 in Turgovia (Svizzera), iniziò nel 1870 l’attività di editore – libraio a Milano, dove si era trasferito e aveva rilevato nel dicembre di quell’anno la libreria Laengner nella galleria De Cristoforis, in Corso Vittorio Emanuele, che divenne presto un punto di incontro e riferimento per gli intellettuali meneghini. Qui concepì l’idea di pubblicare una raccolta di testi di facile e veloce consultazione, di argomento tecnico scientifico, da destinarsi soprattutto agli ambienti dell’industria e della cultura positivista e pratica della nuova classe dirigente. Era un’operazione culturale ma anche profondamente economica, perché i manuali rispondevano al crescente bisogno di pubblicazioni per professioni e mestieri allora emergenti. Il piano dell’opera non era tuttavia interamente incentrato su argomenti di natura tecnica, ma copriva diversi campi dello scibile: linguistica, letteratura, religione, storia; rivolgendosi in questo caso ad un più vasto pubblico, dagli studenti delle scuole superiori a tutti coloro che desideravano con spirito autodidatta informarsi e formarsi nelle varie discipline trattate. La raccolta, nel suo complesso, costituiva una sorta di enciclopedia specializzata delle conoscenze, di agevole lettura.
Il primo, il “Manuale del Tintore” di R. Lepetit uscì nel 1875 e nel giro di pochi decenni i titoli si moltiplicarono rapidamente. Dopo una prima fase di promozione e diffusione, i manuali Hoepli conobbero la loro massima espansione tra il 1890 ed il 1915.
Pur essendo piuttosto curati dal punto di vista editoriale, di piccolo formato e rilegati generalmente in tela, con numerose illustrazioni e tavole, erano libri decisamente accessibili. Dal catalogo pubblicato nel 1903 per celebrare gli 800 titoli, leggiamo che il loro prezzo andava da 1 lira e 50 per i più economici alle 12 lire e 50 per il più caro (“L’amatore di maioliche e porcellane”, 1889) attestandosi mediamente sulle 3 lire, fatta eccezione per la “Piccola enciclopedia Hoepli” (20 lire) ed il “Codice e leggi usuali d’Italia” (36 lire, in 4 volumi).
I titoli dei manuali, tra cui il più famoso resta il “Manuale dell’ingegnere” di G. Colombo (1877), offrono dunque il quadro della conoscenza e degli interessi dell’epoca ed acquistano perciò sempre maggior importanza con il passare del tempo. Per questo sono piuttosto ricercati dai collezionisti che li distinguono e ordinano sulla base di un indice di rarità, che vede, ad esempio, tra i più desiderati il “Manuale di Ornitologia Italiana, elenco descrittivo degli Uccelli Stazionari o di Passaggio finora osservati in Italia” (1904), il “Furetto, allevamento razionale, ammaestramento, utilizzazione per la caccia, malattie” (1904), “L’industria dei fiammiferi e del fosforo” (1909), “Il gastronomo moderno, vademecum ad uso degli albergatori, cuochi, segretari e personale d’albergo” (1904), il “Manuale del Nuotatore, norme igieniche, teoriche pratiche riguardanti il nuoto ed i bagni” (1896), il “Dilettante legatore di libri con cenni storici” (1908).
Nell’elenco dei manuali non mancano titoli che oggi appaiono curiosi o ameni, ma che rientrano prettamente nello spirito dell’epoca, come il manuale del “Duellante” (1896), “L’industria del Gaz illuminante” (1899), il “Telegrafo senza fili” (1918), oppure “Grammatica e dizionario della lingua dei Galla oromonica” (1892), “Elementi di grammatica turca osmanli con paradigmi, crestomazia e glossario” (1899), “Dizionario volapuk-italiano e italiano volapuk, preceduto dalle nozioni compendiose di grammatica” (1899), “Grammatica magiara con esercizi e vocabolarietto” (1907). E ancora i seguenti: manuale di “Pomologia artificiale” (1891), “L’amatore di ventagli, tabacchiere, smalti, scatole, tavolette, astucci” (1897), “Anatracoltura familiare e industriale, guida pratica per chi voglia dedicarsi all’allevamento familiare e industriale dell’anatra” (1931), “Coniglicoltura pratica” (1903), lo “Chauffeur di se stesso, manuale pratico ad uso di chi guida e maneggia la propria automobile senza chauffeur” (1915).
La raccolta della civica Mazzini, tra le più complete che una biblioteca pubblica o privata possa desiderare, comprendeva già nei primi del Novecento circa 1450 manuali (come risulta da un elenco degli anni ’30) che sono oggi collocati a scaffale nella prestigiosa sala Sforza di Palazzo Crozza. Come riferimento numerico si consideri che nel 1918 il totale dei manuali pubblicati da Hoepli era di 1700. Alcuni vennero acquistati in duplice copia, per evitare il degrado dovuto alle frequenti consultazioni e averne sempre un esemplare a disposizione. Si presentano complessivamente in buono stato di conservazione, considerata la tipologia e il loro costante utilizzo negli anni passati.
Nell’esposizione spezzina del 1887, Ulrico Hoepli ricevette una diploma di commemorazione e ringraziamento di primo grado per i suoi pregevoli lavori in tipografia, litografia e rilegatoria.
Allora la Spezia non aveva ancora una biblioteca civica, che sarebbe nata alcuni anni dopo (1898), ma siamo portati a credere che l’editore milanese riuscì in quell’occasione a creare un vivo interesse negli ambienti intellettuali cittadini e nelle industrie locali allora nascenti.