Quantcast
Il libro delle patenti di sanità - Citta della Spezia
LA REDAZIONE
Scrivici
PUBBLICITÀ
Richiedi contatto

I gioielli della Mazzini

Il libro delle patenti di sanità

Continua il tour virtuale fra gli scaffali della biblioteca "Mazzini" che apre i cassetti più ameni e presenta le proprie rarità.

Il libro delle patenti di sanità

“1680 a 3 ottobre alla sera, Giusepe Beloto presenta la sua patente fatale in Liuorno a 2 detto per Genoua con felucca e marinari sete, firmata Pier Lorenzo Pogioli Cancelliere con fede di bale quatro panine per la Spezia, vista in Viaregio con praticha a 3 d.o Antonio Gambogi depotato, et in Lerice con praticha Nicolosio Carosino loc., e datoli il giuramento hà giurato. Interrogatus repondit: hieri sera mi sono partito da Liuorno, hò in barca bale quatro panine è siamo cinque, è due sono restati al Erice, siamo tutti sani ne hò praticato con vaseli per viagio a d.o. Bernardino Beloto marinaro atesta con giuramento come sopra quibus”
Tra i documenti conservati all’interno dell’Archivio storico comunale, istituito da Ubaldo Mazzini all’interno della Biblioteca civica della Spezia, le carte relative all’antico Ufficio di sanità rivestono un fascino e un interesse particolare. Tra queste spiccano i libri delle cosiddette Patenti di sanità, che contengono gli interrogatori e le relative esibizioni di buona salute di ogni viaggiatore che si trovata a transitare via mare o via terra all’interno del Capitaneato.
In quell’epoca infatti, nell’impossibilità di curare le malattie si tentava di arginare le epidemie evitando il più possibile ogni fonte di contagio, controllando più o meno severamente ogni persona e merce che entrava in città. La magistratura preposta a questa attività era il locale Ufficio di Sanità, la cui esistenza è attestata a partire dal secolo XV e che dipendeva direttamente dai Conservatori di Sanità della Repubblica di Genova. Esso si occupava in primo luogo della tutela della salute pubblica, dalla verifica delle più elementari norme di igiene al presidio costante, di notte e di giorno delle porte e dei punti di attracco dei vascelli, tramite guardie fisse o pattuglie che segnalavano persone e situazioni sospette. L’ufficiale preposto al servizio era il Commissario di sanità, che durava in carica un anno mentre il personale addetto alle guardie era periodicamente eletto tra i cittadini delle comunità, anche periferiche che erano obbligate a garantirne un numero costante.
All’interno dell’Ufficio di sanità era inoltre presente un cancelliere che aveva il compito di tenere i diversi registri necessari per il disbrigo delle pratiche ed emanare le fedi di sanità, che erano di solito gratuite per le persone e a pagamento per merci e imbarcazioni. Un registro era dedicato alla ricezione degli ordini provenienti da Genova, al cui interno possiamo ancora leggere istruzioni di diverso tipo, come ad esempio quella ricevuta in occasione di un epidemia di peste scoppiata a Tolone nel 1664 a seguito della quale gli ufficiali spezzini dovevano attenersi alla “prohibitione di accettare et aprir lettere che procedano da Tolone e tutta la costa di Francia che prima non siano state profumante dentro e fuori da Ministri de illustrissimi Giusdicenti di Riuiera”. Si trattava di bloccare la corrispondenza che non era stata disinfettata mediante i sistemi allora in uso: aspersione con aceto e successiva asciugatura sopra graticci riscaldati da brace ardente. Oppure quello riportato a margine di una nota per lo stesso anno e relativo alle fedi di sanità: “che li pescatori debbano prender bolletta prima di partirsi in la quale si esprimano li nomi e cognomi e qualità del patrone e marinari del vascello che sarà per andare a pescare con espressione delle robbe che haueranno e che al ritorno non le sia lecito sbarcare prima che dal deputato non venghi fatta la recognitione se siano nel vascello gl’istessi partiti con dette robbe”. La bolletta di sanità era un lasciapassare personale che attestava lo stato di buona salute del latore, che partiva da un luogo dove non si erano verificate malattie contagiose. Veniva rilasciato dalla città di partenza, vidimato ad ogni tappa intermedia ed esibito alla destinazione. Ne esisteva una versione anche per le merci che ne garantiva la corretta procedura di quarantena, qualora provenissero da luoghi sospetti. Dapprima scritte a mano, le patenti o fedi di sanità vennero successivamente impresse a stampa (per contrastarne il diffuso problema della falsificazione), sopra talloncini di carta di diverso formato, ed erano tutte simili nel contenuto, anche nelle versioni in lingua straniera. Esse riportavano nel margine superiore uno o più stemmi della città di partenza, la data ed il testo che aveva questo tenore: “si parte dalla presente Terra, per la Iddio gratia, sana, et fuori d’ogni sospetto di peste per…”. Seguivano, aggiunti a mano, i dati del viaggiatore (con o senza connotati), mezzi di trasporto utilizzati e firma del funzionario.
In altro registro si riportavano gli interrogatori o esami dei padroni dei vascelli, e talvolta dei marinai, che erano condotti secondo regole precise che prevedevano la risposta a domande prefissate. Questo accadeva in particolare per i vascelli, come risulta da alcune disposizioni risalenti al 1661. Dopo la presentazione delle fedi di sanità per l’equipaggio i passeggeri e le merci, al padrone del vascello si richiedeva, sotto giuramento, la data ed il luogo di partenza, provenienza e tipologia del carico, quali tappe avesse fatto, se durante il viaggio fosse entrato in contatto con altri vascelli e se l’equipaggio mostrava segni di malattia. In base all’esito dell’esame veniva concessa o meno la pratica, cioè la facoltà di attraccare in porto.
I libri dell’ufficio di sanità che sono conservati all’interno dell’Archivio storico coprono, con alcune interruzioni, gli anni dal 1629 al 1723, mentre i libri delle patenti di sanità dal 1680 al 1775.