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I gioielli della Mazzini

San Venerio del Tino 2.0

Prosegue il tour virtuale fra gli scaffali della biblioteca "Mazzini" che apre i cassetti più ameni e presenta le proprie rarità.

Pergamena 28: 1441, 15 ottobre, Lettera del Priore del monastero di San Gerolamo di Quarto a Luchina Spinola, BCM

“Il cartario di S. Venerio non offre soltanto interesse per le notizie relative alle origini e alla vita di un chiostro benedettino: la sua importanza sta sopra tutto nel fatto ch’esso è la principale fonte storica per il Golfo della Spezia durante i secoli XI, XII e XII, quando cioè La Spezia non era ancora sorta”. Con queste parole Giorgio Falco esordiva nel suo celebre e imprescindibile studio sulle pergamene del monastero di San Venerio del Tino, pubblicato in due volumi, rispettivamente nel 1920 e nel 1933, che contengono la trascrizione e i regesti dei preziosi documenti dell’antico cenobio, relativi al periodo 1050-1300.
Dell’importanza di questo archivio erano ben consapevoli gli studiosi dell’antichità: Giovan Battista De Rossi poté esaminarlo nella sua integrità e ordinarlo nel 1711 e non sfuggì tra gli altri neppure a quello che Giovanni Sforza definisce l’occhio d’aquila di Ludovico Antonio Muratori, che ne pubblicò alcune carte nelle sue “Antichità estensi ed italiane”. Ma della memoria degli antichi documenti resta solamente una pandetta scritta dal notaio Domenico Muzio nel 1721, perché purtroppo, come riporta sempre Sforza, questo ricco fondo andò “miseramente disperso alla fine del secolo XVIII” (cfr. G. Sforza, La vendita di Porto Venere ai Genovesi e i primi Signori di Vezzano, 1902) nel periodo rivoluzionario e della dominazione francese, quando molte casse di documenti e opere d’arte presero il largo verso la Francia o altre destinazioni. Altre carte sembra rimasero legate ai beni fondiari che appartenevano al Monastero, come quelle della proprietà Albenga-Boccardi, riguardanti in gran parte il territorio di Albana, recentemente studiate da Eliana Vecchi e pubblicate nelle Memorie dell’Accademia Lunigianese G. Capellini (cfr. E. Vecchi, Sopra alcune pergamene inedite del monastero di San Venerio del Tino, 2009).
Attualmente la maggior parte delle pergamene che riguardano il Monastero del Tino sono conservate presso gli archivi di stato di Torino e Genova e un piccolo ma importante fondo è posseduto proprio dalla biblioteca civica della Spezia, che le acquistò da un collezionista di Sarzana, certo Giovanni Battista Bologna Mazzi nel 1902, per 350 lire, grazie al diretto interessamento dell’allora direttore Ubaldo Mazzini. (Del. GM/RC n. 15 del 28/11/1902)
Confidando nelle moderne tecnologie gli studiosi auspicano da diversi anni la riunione virtuale del fondo che permetterebbe di studiare, confrontare e pubblicare più facilmente le pergamene ancora inedite. Oggi possiamo dire che un importante passo avanti è stato fatto: il Comune della Spezia ha infatti digitalizzato l’intero fondo pergamene della Mazzini, tra cui appunto le carte del monastero di San Venerio del Tino, che verranno rese disponibili gratuitamente on-line, all’interno della Digital Library & Museum del Sistema Bibliotecario Urbano e Museale della Spezia (bibliospezia.erasmo.it).
Il Fondo Pergamene della Biblioteca civica della Spezia, oggetto dell’intervento di digitalizzazione è composto da 42 pergamene risalenti agli anni 1051-1550, che vennero raccolte nel tempo, a partire dalla stessa direzione Mazzini, quando la biblioteca spezzina era uno dei più importanti centri di aggregazione culturale per gli studi sulla Lunigiana e per arricchire nello stesso tempo le raccolte manoscritte inerenti la storia locale. Questi documenti costituiscono appunto una delle fonti più antiche e importanti per lo studio della storia del Golfo della Spezia e territori vicini, poiché contengono precise testimonianze sulle dinamiche politico-sociali dell’epoca, sull’economia delle comunità monastiche e territoriali locali, sulle antiche e potenti famiglie spezzine e prime associazioni religiose della città, oltre ad essere particolarmente rilevanti per lo studio dell’antica toponomastica, della paleografia e diplomatica pontificia. Alcune di esse riportano le conferme alla regola del Monastero di San Venerio del Tino da parte dei Vescovi di Luni e Pontefici Alessandro II (1063) e Gregorio IX (1231) e atti di donazione fatti dai discendenti del marchese Alberto II di Massa e Corsica di cui si occupò il Muratori nella pubblicazione citata. Altrettanto notevoli per la storia feudale della Lunigiana sono le carte che trattano della signoria dei Vezzano e dei riconoscimenti di diritti feudali assegnati dalla Repubblica di Genova, assieme agli atti che si riferiscono a titoli di proprietà immobiliari e beni diversi nella giurisdizione della Spezia, Sarzana e Carrara (cfr. E. Cerulli, Il Regesto delle pergamene dell’Archivio storico comunale della Spezia, in GSL 1956).
La digitalizzazione delle pergamene ha previsto la creazione di immagini ad alta risoluzione (600 dpi) in formato TIFF non compresso, tali da rispondere alle necessità di archiviazione e conservazione a lungo termine e di più copie a risoluzioni differenti, in formato JPEG (300 e 150 dpi), accessibili secondo le modalità di consultazione della Digital Library & Museum del Comune della Spezia e nel rispetto delle indicazioni formulate dall’ICCU (Istituto Centrale per il Catalogo Unico) per quanto riguarda i metadati.