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Il sabato del Miraggio

Marzo e il pastore

di Salvatore Di Cicco

Arcobaleno

Le stagioni non sono più quelle di una volta. Non è solo una frase fatta ma il risultato di tanti nostri comportamenti che hanno messo in crisi attività economiche di ogni tipo (da quelle commerciali a quelle del terziario) lasciando gli individui nel dubbio costante di fronte a piccole e grandi scelte legate in qualche modo alle condizioni meteorologiche. Le previsioni del tempo, che una volta interessavano solo i contadini, sono diventate ormai l’argomento principe delle nostre conversazioni quotidiane. Il moltiplicarsi delle “offerte” in questo campo (dalla radio alla tv, dai giornali ai social network) ha però intasato talmente le vie della comunicazione al punto da creare attese e delusioni che si riverberano specialmente nel settore del turismo. Gli operatori di questo ramo non secondario dell’economia nazionale non hanno sopportato oltre le previsioni del tempo sbagliate, per le quali hanno subito negative conseguenze economiche.

Ora, senza entrare nel merito della questione, appare fin troppo chiaro che siamo su un terreno molto difficile da percorrere senza incappare in certezze traballanti e presunte “garanzie” che nessuno può dare se non in via ipotetica.
Come uscire, allora, da questa situazione che non sembra avere soluzioni a portata di mano? Intanto facendo il punto sul ruolo di chi offre un servizio come quello delle previsioni del tempo. Perché è bello scoprire, quando le previsioni sono rispettate, che tali previsioni portano vantaggi di tipo anche economico ma è anche vero che tali previsioni – per loro natura non scientificamente esatte – non possono né devono essere prese alla lettera, soprattutto quando si riferiscono a zone non ristrette e per di più non omogenee.

Resta, in ogni caso, la mancanza di buon senso perché ad ogni contrattempo non si può rispondere col dito puntato su questo o su quello. E quand’anche così fosse rendiamoci conto che gli errori degli altri non sono diversi dai nostri.
Mi tornava alla mente, a questo proposito, un raccontino letto molti anni fa nel libro di lettura di terza elementare. Titolo:?Marzo e il pastore. Al pastore che porta le pecore a pascolare, Marzo chiede se va al monte o al piano. Ogni volta, alla sua risposta, il mese più pazzo dell’anno scatena furibondi acquazzoni ma il pastore, più furbo di lui, cambia destinazione e incontra sempre bel tempo. E così avanti fino all’ultimo giorno del mese, quando Marzo chiede in prestito un giorno ad Aprile, sicché all’inizio del mese successivo il povero pastore, convinto di averla scampata bene fin’allora, incappa nella giornata più brutta, ignaro del “prestito” di quel giorno che Marzo aveva chiesto ad Aprile. Per questo motivo, conclude il raccontino, si dice che Marzo ha trentun giorni, perché ne prese uno in prestito da Aprile. A qualcuno, oggi, piacerebbe sapere se andare al monte o al piano ma nessuno è in grado di dare certezze sulla scelta da fare. Mettiamoci in testa, una volta per tutte, che fortuna e sfortuna, in egual misura, dipendono da noi. E le previsioni, perciò sarà meglio farcele per conto proprio.