LA REDAZIONE
Scrivici
PUBBLICITÀ
Richiedi contatto

Il sabato del Miraggio

La movida

di Salvatore Di Cicco

Movida in Piazza Cesare Battisti

Il termine “movida” è stata la conseguenza, in Spagna, del dopo Franchismo. Un modo per esorcizzare il periodo più buio del paese iberico attraverso l’allegria di giovani e meno giovani impegnati nella ricostruzione materiale, politica e morale di un popolo segnato dalla guerra civile.
Un appuntamento diventato nel tempo simbolo della rinascita ma anche della gioia di vivere nonostante il passo non sempre vincente dell’economia nazionale.
Un fenomeno, quello della “movida”, che si è man mano allargato oltre confine, coinvolgendo in pratica l’intero continente europeo. Un fenomeno che, ovviamente, ha trovato seguaci soprattutto fra i giovani, convinti di aver trovato il modo per incrociare le varie anime di un mondo alla ricerca di spunti nuovi per dare un colpo alla noia del tempo libero e un senso alla propria appartenenza al gruppo.
Tutto questo è stato poi fatto proprio da amministratori e organizzatori locali, a loro volta impegnati per dare risposte a quella “sete di divertimento” che nei giovani non viene mai meno. Sono così nate manifestazioni di supporto a questa naturale esigenza di “accorpamento” generazionale dal quale non sipuò prescindere se si vogliono dare risposte magari parziali ma comunque aderenti alle richieste. Notti bianche ormai dovunque segnano i fine settimana di piccole e grandi città, nel segno di una festa per tutti.
Ora, però, succede che qualcuno ha “pensato” che non bastasse appoggiare genericamente questo tipo di manifestazioni ed ha istituito addirittura un assessorato alla “regolamentazione della movida”.
È accaduto in una città del centro Italia, capoluogo di provincia, dove non sono mancati commenti di ogni tipo. Su un giornale locale, per esempio, si sottolinea come in quella città la movida “consiste in qualche bar aperto o circolo del centro dove nei fine settimana si celebra la gloriosa accoppiata musica-alcol”.
Ma la cosa va avanti: questa “movida di campagna” dev’essere regolamentata davvero, perché “problemi legati a rumori, sporcizia, disordini e in generale offese al decoro della città” non mancano.
D’accordo. Ma, si chiede il giornale in questione, cosa può fare l’assessore? Intanto, ha ricordato ai gestori dei locali che devono collaborare nel mantenere l’ordine. Ok, giusto. Ma collaborare con chi? Il Comune non ha soldi per mandare i vigili urbani i giro di notte per locali a fare controlli e, se necessario, multe. I?“giri di vite” annunciati più volte negli anni scorsi sono rimasti, per questo, lettera morta.
Ecco, questi sono i problemi che assillano le amministrazioni locali. I bilanci asfittici non riescono a frenare la voglia di apparire, dimenticando che altre sono le questioni di un Comune. Che pensino prima a risolvere le questioni amministrative più urgenti e poi rivolgere la loro attenzione anche la movida. A quel punto non avrà più importanza che si tratti di “movida di campagna” o “movida di città”: ognuno troverà quella a sua misura e somiglianza.?