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Il sabato del Miraggio

Ambizione o illusione?

di Salvatore Di Cicco

Illusion

Nella vita di ciascuno si nasconde (o forse no) il desiderio di raggiungere obiettivi ambiziosi, nei più svariati campi, da quello del lavoro a quello artistico. E proprio in quest’ultimo settore si concentrano le maggiori aspettative. Chi scrive o chi recita, chi dipinge o chi suona, chi canta e chi balla: tutti cominciano, proseguono e qualche volta arrivano spinti da una giusta dose di ambizione che spesso, anzi, diventa il carburante indispensabile per superare ostacoli e accettare delusioni. L’ambizione, quindi, non è da condannare, anzi. Quando però è del tutto assente la consapevolezza dei propri limiti e il senso di autocritica sorge spontanea più di una perplessità.

Gli esempi più evidenti vengono dal mondo dell’arte e della scrittura, dove molto spesso l’ambizione tracima per diventare pia illusione. Non tanto perché la qualità di certe opere (pittoriche o letterarie) non meritino attenzione o comunque un giudizio mediamente positivo. Il fatto è che nell’immaginario dell’autore si crea un mondo di successo e di apparente generale apprezzamento della propria opera che illude chi già di per sé s’illude di essere l’artista del secolo, destinato a rimanere nella memoria collettiva e nelle enciclopedie di tutto il globo terracqueo.
Chi dipinge una marina, di scrive un romanzo, chi produce versi in quantità industriale dimentica (quasi sempre) che per essere veramente “nuovo” rispetto a chi l’ha preceduto e a chi gli sta intorno dovrebbe essere in grado di “rompere” con la tradizione e offrire qualcosa che serva a far riflettere prima e dopo aver apprezzato la forma con la quale l’artista propone la sua opera.

Ma se nel campo della pittura, per esempio, un quadro non del tutto “nuovo” come un paesaggio può incontrare l’interesse di un potenziale acquirente, in quello letterario, dove l’interesse bassamente commerciale è riservato a pochi eletti, si assiste al campionato infinito dell’ambizione destinata a diventare illusione perché lo scrittore e il poeta non si limitano a “produrre” la propria opera ma sono convinti di poter salire le scale del successo letterario in virtù, magari, di un giudizio benevolmente positivo al quale si aggrappa per sostenere la propria candidatura al Premio Nobel…

Situazioni che si ripetono fra tutti i premi sparsi qua e là per la penisola, premi la cui autorevolezza, peraltro, fa il paio con la presunta grandezza delle opere partecipanti. Uno scenario che nasconde, molto spesso, il livello della produzione letteraria e la pochezza dei personaggi che proclamano ad ogni giro il valore indiscusso di cotanto tesoro nascosto all’italico mondo distratto da altri pensieri. Ambizione o illusione??Chiamiamola come vogliamo ma un fatto è certo:?la presunzione non conosce limiti e non è facile capire dove finisce il giusto grado di ambizione e dove comincia il valore vero, profondo, delle capacità artistiche del singolo. L’impressione rimane quella di una difficile convivenza fra umiltà e ambizione, quella che porterebbe al più giusto equilibro tra virtù e difetti. Un equilibrio sempre più difficile da raggiungere e, soprattutto, da mantenere.