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Il sabato del Miraggio

Connesso o non connesso? Questo è il problema

di Salvatore Di Cicco

Web

Ogni passo della tecnica e della scienza aiuta a camminare meglio tra i problemi della vita. Dall’invenzione della ruota a quella del computer è innegabile che di strada se n’è fatta tanta, anche se gli ultimi arrivati nemmeno se ne accorgono. Ma tant’è. Oggi viviamo nel pieno di quella rivoluzione innestata dall’avvento del computer, di cui non possiamo fare a meno per il semplice motivo che il novanta per cento delle nostre attività dipende dall’uso del computer.
Quello che invece inquieta un po’ è l’uso sicuramente esagerato che ne fanno, soprattutto i giovani. Parliamo del web, il mondo della comunicazione inteso al massimo della sua capacità espansiva ma proprio per questo facilmente preda di chi cerca in questo mondo occasioni nuove per ingannare il prossimo.
Ma l’utente abituale di social network e simili va incontro a un rischio ancora più sottile e più difficile da evitare: quello di non saper (o di non poter) resistere al richiamo di quel mondo che, al di là dei vantaggi concreti, si presenta come una sirena la cui musica ammaliante è diventata per molti un sottofondo indispensabile della propria vita.
Oggi, infatti, la paura maggiore degli utenti del web è sempre più quella di rimanere escluso da quel mondo. Un po’ come quello che accadeva ai primi utilizzatori della luce elettrica, che dopo secoli vissuti al buio non riuscivano a sopportare il guasto tecnico che impediva loro di non poter usare la nuova scoperta.
Succede quindi che “connessione” è diventata la parola magica che apre le porte del web e che si trasforma in incubo quando queste porte non si aprono. Basta solo pensare a chi usa con frequenza la posta elettronica e che non sa cosa fare quando questa non funzione perché, appunto, non si è connessi a internet. Può trattarsi di cose importanti, di lavoro o di salute, personali o sociali, ma quando ci si trova davanti allo schermo “muto” del computer si viene assaliti da paure ancestrali che pensavamo di aver dimenticato da tempo. Eppure, se ci pensiamo, si tratta né più né meno di un qualsiasi contrattempo che può (e poteva) capitare a chiunque.
Una volta si cercava di risolvere il problema come meglio si poteva, con i mezzi a disposizione. Oggi si impreca contro tutto e contro tutti perché siamo convinti che al giorno d’oggi non è possibile che accada l’imprevedibile. Ci siamo dimenticati che le macchine, anche le più sofisticate, sono soltanto il “braccio” della mente umana e tutto può accadere quando meno te lo aspetti.
Questa ci pare la riflessione da fare su questo argomento. La nostra capacità di pensare e fare cose in grande rinnova il valore dell’uomo nel contesto sociale ma la sua grandezza si misura anche (e soprattutto) nella capacità di accettare i propri limiti e di sopportare, di conseguenza, piccoli e grandi contrattempi che possono capitare. La potenza del computer, insomma, non deve farci dimenticare da dove veniamo e chi siamo. Per sapere dove andiamo c’è sempre tempo.