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Il sabato del Miraggio

Un uomo solo al comando

di Salvatore Di Cicco

Fausto Coppi

Dalle ultime elezioni europee, al di là del risultato finale, è venuto fuori un elemento che per un verso tranquillizza e per l’altro mette i brividi. Le idee e le proposte politiche per una nuova Europa, portate avanti da paladini vecchi e nuovi delle istanze sociali, erano sventolate (e gridate) da chi aveva voglia di dare una spallata a quella che di solito viene definita “vecchia politica”. Una nuova generazione di leader dai quali molti si aspettano una svolta nella gestione della cosa pubblica e che si propongono di rovesciare come un calzino il mondo della politica.
Propositi comprensibili, così come appare comprensibile l’attesa della gente, nauseata dai mille esempi di cattivo uso della democrazia.
Dove sta, allora, l’anomalia emersa in occasione di questo appuntamento elettorale? È presto detto. Nella estrema personalizzazione della proposta-protesta verso un’entità a lungo attesa e voluta per mettere insieme problemi e risorse di un vecchio continente che nonostante gli acciacchi non ha voglia di arrendersi di fronte alle sfide della modernità.
Cadute le ideologie, era prevedibile aspettarsi un periodo di comprensibile confusione, pressati come siamo non solo dalla crisi economica ma anche dal desiderio di crearci una nuova “casa” dove sistemarci senza problemi. E di fronte a questa situazione di incertezza striciante non bastano le idee portate avanti da gruppi e partiti politici. Non basta cioè che queste idee vengano messe sul tavolo della discussione e vengano poi trasformate in proposte e progetti concreti. Qualcuno ha pensato che ci volesse più forza (verbale) e più consenso (personale) per imporre il proprio punto di vista.
Ecco allora comparire all’orizzonte figure che riescono a crearsi un ampio seguito di consensi e si sentono investiti di una “missione” che nessuno gli ha assegnato ma di cui si fanno vanto. Sono quei personaggi che diventano tali per una serie di coincidenze, anche quando i loro limiti sono più evidenti delle loro virtù.
Un uomo solo al comando, quindi. Nel bene e nel male rappresenta a volte la soluzione inevitabile alla palude dalla quale non si riesce a venir fuori. Ma spesso (per non dire sempre) il rischio di una deriva autoritaria aiuta a capire che la soluzione dei problemi sta nell’aiuto reciproco invece che nella reciproca delegittimazione. Là dove non esiste il senso del limite si annida il pericolo della degenerazione non solo delle istituzioni ma della vita sociale.
Quello che è accaduto all’indomani delle europee, però, ci aiuta a sperare. Da un lato sono state messe in dubbio le qualità “taumaturgiche” dei capipolo e dall’altro gli stessi vincitori hanno capito che non potevano (e non dovevano) approfittare della nuova situazione per fini personali più o meno reconditi. L’idea prevalente sembra essere, infatti, quella di mettersi al servizio degli elettori e dirinunciare ad inutili e stupide “vendette” interne.
Questa potrebbe essere una lezione da tenere presente. Forse è giunto il momento di una “catarsi” dalla quale può scaturire un futuro meno incerto e più ottimistico per tutti.