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Il sabato del Miraggio

La fine delle ideologie

di Salvatore Di Cicco

Ideologia

La crisi economica va a braccetto con la crisi della politica, quella che non sa affrontare e risolvere i problemi di tutti noi, convinti invece che prima o poi questi problemi troveranno una soluzione. Oddio, molti ne hanno già preso atto e lo dimostrano ad ogni turno elettorale marcando la loro delusione con alte percentuali di astensionismo. Difficile dar loro torto (anche se siamo convinti che non si combatte il male rinunciando all’unica arma che abbiamo a disposizione), mentre invece sarebbe utile andare alla ricerca delle origini di tanta disaffezione.
L’evoluzione-involuzione del mondo politico negli ultimi decenni non solo ha confermato le tante “debolezze” dei politici nei confronti di interessi che si rivelano più privati che pubblici ma soprattutto l’assenza di idee-guida che servano da punto di riferimento costante all’azione legislativa e di governo dei nostri rappresentanti.
Il punto sembra proprio questo. Un tempo il motore dell’azione politica erano le ideologie, che diventavano un terreno di scontro ma anche di elaborazione politica, a destra come a sinistra (basta ricordare le “scuole di partito”). Erano dunque le ideologie a creare le premesse per un’azione politica che si proponeva di mettere in pratica i più alti concetti legati al benessere economico e sociale del singolo cittadino.
Il momento più emblematico del “passaggio” ad una nuova concezione dell’azione politica è stato sicuramente il crollo del muro di Berlino. Un evento che ha sconvolto non solo i confini geografici e politici tra il “pianeta” del comunismo e l’Occidente ma ha innescato un effetto domino planetario perché ha sciolto le briglie del mondo capitalistico, indirizzandolo verso prospettive mai prima immaginate e rimescolando teorie economiche che a loro volta si sono trovate spiazzate di fronte all’avanzare della finanza sulla scena mondiale.
L’urgenza di far fronte a questa nuova condizione ha fatto dimenticare le premesse di una convivenza che dal punto di vista etico e sociale garantivano un minimo di rispetto del singolo pur in presenza delle regole di mercato. Date queste premesse, la politica e i politici hanno perso di vista quello che un tempo era sembrato l’obiettivo primario della propria azione, lasciandosi andare allo sfruttamento puro e semplice di quella che potremmo definire rendita di posizione e che per alcuni è diventato l’occasione per incrementare il proprio potere (non solo politico) in un sottobosco popolato da personaggi non sempre raccomandabili.
Il crollo delle ideologie è comunque un evento che non giustifica del tutto l’involuzione che stiamo vivendo. La crisi economica spiega fino a un certo punto la mancanza di progettualità da parte di chi dovrebbe indirizzare l’azione politica. Pigrizia mentale, egoismo esasperato e interesse privato sembrano infatti dominare le “menti” di coloro ai quali affidiamo le sorti della nostra società. Sarà bene fare un veloce controllo della “macchina” sulla quale viaggiamo, per evitare che il motore si blocchi da momento all’altro.