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Il sabato del Miraggio

E’ sempre tempo di migrare

di Salvatore Di Cicco

Migrare

Una volta migravano i pastori d’Abruzzo, che dai monti andavano verso il mare. Oggi migrano uomini e donne che dal mare cercano un approdo e un futuro su quella che per molti è da sempre la Terra Promessa. Migrazioni che ormai hanno fatto la storia di interi popoli fuggiti dalla fame e dalla guerra nella speranza di trovare una vita più “umana”.
Di fronte a questi eventi la reazione, da parte nostra, non è sempre univoca. Al contrario, l’accoglienza non è un optional molto sponsorizzato. Ciononostante, la “porta d’Europa” ha fatto e continua a fare la sua parte in maniera più che onorevole. L’Italia, del resto, non potrebbe fare altrimenti, vista la sua posizione geografica: chiunque altro, al suo posto, farebbe lo stesso.
Ma dove nascono le resistenze, per non dire il rifiuto nei confronti dei migranti xhe approdano sulle nostre coste?
Nascono probabilmente dal fondo del nostro “io” che si adatta alle peggiori condizioni quando è costretto a subire le avverse condizioni della vita e non vuole poi essere disturbato quando si trova a vivere condizioni di privilegi.
Ecco, la memoria gioca brutti scherzi, Ma non solo. Basterebbe riflettere per un attimo sul fatto oggettivo che ciascuno di noi ha la fortuna (o la sfortuna) di venire al mondo in un certo luogo invece che in un altro, senza possibilità di decidere diversamente.
Pensate un po’ se, per esempio, un bambino appena nato potesse decidere di “trasmigrare”, seduta stante, dalle aride lande africane circondate da fame e miseria ad una qualsiasi delle nostre case europee. In quel caso non conoscerebbe privazione di sorta e avrebbe molte più probabilità di vivere, bene o male, un certo numero di anni. Non solo. Avrebbe risolto alla radice il problema dei migranti per il semplice fatto che tutti sarebbero già qui a respirare l’aria malsana delle nostre città ma comunque felici di poter vivere una vita che non avrebbero mai immaginato di vivere. Insomma, basterebbe cancellare l’Africa dalla carta geografica e il problema sarebbe risolto. Oddio, non sarebbe proprio così perché poi arriverebbero (come già arrivano) anche dall’Asia e poi ancora da altre parti e il problema si riporrebbe all’infinito.
Parliamo di questo problema perché dovremmo capire, una volta per tutte, che le questioni tra uomini e popoli sono questioni tra mondi diversi, sì, ma tra uomini uguali, che hanno di diverso solo il colore della pelle e la fortuna (o sfortuna) di essere nati in un certo posto invece che in un altro.
Questo non vuol dire che il problema non vada affrontato. Al contrario, ma avendo ben chiare le premesse. Non siamo, cioè, di fronte a orde di alieni che arrivano da altri mondi, ancorché i loro paesi di origine sono per noi realtà sconosciute e difficili da capire. Quelli che sbarcano sulle nostre coste (diretti, fra l’altro, verso altri paesi) sono persone in carne e ossa come noi e immaginare di essere noi al loro posto ci aiuterebbe a capire e ad agire di conseguenza. È solo una riflessione. Ma potrebbe essere utile a tutti.

SALVATORE DI CICCO