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A fatti estremi

Sanremo: un inizio Trash

Al Festival di Sanremo la musica è la cosa meno interessante, al punto da non sembrare altro che un pretesto per la sfilata di personaggi famosi e la pubblicità.

In gara quest’anno ci sono solo testi romantici, ergo noiosi e poco attraenti; sono come la gonna di Arisa di ieri sera: d’altri tempi, poco originali, lievemente inadeguati. Insomma, già sentiti, “sanremesi” come direbbe la dolce Capotondi. Basti dire che mettendo assieme i titoli selezionati si compone l’enigmatica filastrocca:

Pedala Controvento Da Lontano, Il Cielo è Vuoto; Liberi o No (è) l’Unica: Ti Porto a Cena con me.

Che la musica non sia che un sottofondo tradizionale quanto necessario – come la vecchia zia al pranzo di Natale – lo si evince dal contorno saporito di ospiti celebri e colpi di scena che hanno fatto della prima serata di questa edizione la Fiera del Trash.

Cominciamo dalla Litizzetto, entrata sul palco avvolta in piume rosa-zucchero-filato e scivolata da impeccabili outfits nere in improbabili travestimenti da Carrà. Come definire il musicista vestito da uomo ragno alla Daft Punk, Raffaella Carrà versione Lady Gaga, le ballerine vestite da macarons, quell’infinita francesata di basso livello, le rime alla Max Pezzali di Frankie Hi NRG, i ballerini su tacco12, la rosa finta animata piazzata tra un Fazio vestito da esistenzialista francese e la Casta; come non bastasse Arisa ha lasciato le scarpe sul palco. In questo sguardo d’insieme le frecciatine firmate Litizzetto paiono quasi pallide, soprattutto rispetto a slogan quali “c’è un istante nel quale ogni uomo diventa sua madre/padre” (canzone di Frankie, per fortuna eliminata). Insomma il potenziale c’era, ma abbinato malissimo.

A dirla così Sanremo potrebbe sembrare una simpatica carnevalata; invece no, nulla di così divertente. Il guaio è che il Festival ogni anno è specchio di quello che succede in Italia in questo periodo e a renderlo interessante è il contorno (tutto ciò che non è musica).
Alla serata d’inaugurazione 2013, che cadeva qualche giorno prima delle elezioni, il comico Crozza era stato fischiato per essere sceso sul palco vestito da Berlusconi: “Niente politica a Sanremo!”, si urlava dalla platea.

Quest’anno è stato il discorso di Fazio sulla bellezza ad essere interrotto da una contestazione: la richiesta di due uomini rimasti senza lavoro da diciotto mesi che venisse letta sul palco la loro lettera, denuncia di una situazione impossibile da sopportare, disperata, anche se non “bella”. Fazio ha letto la lettera un po’ imbarazzato, poi è partita la pubblicità.

“Il nostro lavoro non rimuove i problemi che esistono… la bellezza, però, ha un ruolo importante: aiuta. Il sentirla, aiuta” è lo slogan di Sanremo 2014.
Eppure a giudicare da questa prima serata non è nè il bello nè il vero a vincere, ma l’esagerato, l’eccentrico, quello che fa rumore, la spazzatura: in una parola, il trash.