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Dal Rio Bravo alla Patagonia

Guerrero, Messico. Dove i cittadini sono diventati poliziotti

di Orsetta Bellani

Polizia messicana

Guerrero è uno stato del sud del Messico di cui abbiamo parlato tempo fa a proposito della costituzione della Polizia Comunitaria. Durante le ultime settimane nello stesso Stato i cittadini, stanchi dell’insicurezza e degli abusi della criminalità organizzata, hanno avuto un’idea simile.
In Guerrero il problema della criminalità organizzata si sta aggravando. Ad esempio nella città di Acapulco, località turistica nota a livello internazionale, i bambini hanno iniziato l’anno scolastico con l’esercito che presidiava i portoni delle scuole.
La tensione è scoppiata il 6 gennaio, a seguito del sequestro dell’allevatore Eusebio Álvarez Mendoza nel paese di Ayutla de los Libres. Dopo il rapimento, alcuni contadini della regione hanno creato dei gruppi di autodifesa per presidiare – armi in pugno – le strade della zona, e hanno già arrestato quarantacinque presunti narcotrafficanti.
Secondo Vidulfo Rosales Sierra dell’organizzazione per i diritti umani Centro Regional de Derechos Humanos de la Montaña Tlachinollan, “Le politiche di sicurezza del governo hanno fallito: negli ultimi tempi gli indici di criminalità sono aumentati, malgrado l’azione di polizia ed esercito. Non è possibile che contadini organizzati con armi di basso calibro in due giorni riescano a migliorare la sicurezza della zona, mentre l’Esercito, la Marina e la Polizia non ci sono riusciti in tre anni. La situazione indica la presenza di un alto grado di complicità tra le autorità e la criminalità organizzata, oltre a un vuoto nell’esercizio dell’autorità. Questo vuoto ha portato gli abitanti esasperati ad organizzarsi e a prendere in mano la situazione. La cosa positiva di quest’esperienza è che dimostra che il narcotraffico non è invincibile”.
Non si tratta del primo paese messicano che decide di occuparsi da solo della propria sicurezza. A Cherán, nello stato di Michoacán, i cartelli del narcotraffico stavano disboscando la montagna per rivendere la legna e la polizia non agiva per fermarli. Un giorno i cittadini, stanchi di veder portar via gli alberi della loro montagna e i narcotrafficanti girare liberamente per le strade del paese sono usciti per strada con i bastoni in mano per cacciarli. Da quel 15 aprile 2001, gli abitanti di Cherán stanno presidiando le entrate al paese: i narcotrafficanti non entrano più e i cittadini si sentono sicuri.