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Dal Rio Bravo alla Patagonia

Perché legalizzare le droghe leggere

di Orsetta Bellani

Marijuana

Negli ultimi decenni il narcotraffico, che rappresenta uno dei problemi più gravi in America Latina, ha causato migliaia di vittime. “La caduta del Muro di Berlino e del comunismo come avversario credibile hanno impulsato la guerra contro il narcotraffico, che è diventato il nuovo nemico da combattere”, ha dichiarato alla rivista The Americas Program il sociologo uruguayano Julio Calzada. “Quando si osserva che i risultati della guerra al narcotraffico sono l’opposto di quello che si sperava, bisogna cambiare strategia. La chiave non è la proibizione, ma la regolarizzazione”.
In America Latina si è iniziato a parlare della necessità di distinguere le droghe leggere da quelle pesanti e di regolarizzarne il consumo durante il Vertice delle Americhe che si è svolto nell’aprile 2012 a Cartagena de Indias (http://www.cittadellaspezia.it/Rubrica/Vertice-di-Cartagena-l-America-Latina-107488.aspx), per iniziativa dei presidenti di Colombia e Guatemala, entrambi conservatori. Ad ogni modo, l’unico paese latinoamericano che sembra realmente intenzionato a regolarizzare delle droghe leggere è l’Uruguay, dove attualmente viene penalizzata la commercializzazione ma non il consumo.
Che le droghe leggere non siano più pericolose dell’alcool lo affermano vari studi, tra cui quello recente della UK Drug Policy Commission (Ukdpc), un organismo britannico indipendente formato da scienziati, giuristi, politici, medici e operatori sociali. La legalizzazione di queste sostanze rappresenterebbe un duro colpo per le organizzazioni criminali, perché permetterebbe di sottrarre loro una buona parte degli introiti, che finirebbero nelle casse statali.
“Negli ultimi cinquant’anni, la repressione non è riuscita a disarticolare il mercato illegale della droga”, ha dichiarato il presidente uruguayano José “Pepe” Mujica. “La partecipazione statale rovinerebbe il mercato ai trafficanti, perché la venderemmo ad un prezzo più basso”.