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Dal Rio Bravo alla Patagonia

A quindici anni dal massacro di Acteal, Chiapas

di Orsetta Bellani

Chiapas

Acteal è uno piccolo paese delle montagne del Chiapas (Messico), regione che negli anni ’90 è stata duramente colpita dalla repressione dell’esercito seguita alla sollevazione dei guerriglieri dell’EZLN nel 1994 (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, di cui abbiamo parlato: http://www.cittadellaspezia.it/Rubrica/Il-Chiapas-l-Ezln-e-una-democrazia-100577.aspx).
Il 22 dicembre 1997, più di 300 persone di etnia maya tzotzil – la maggior parte dei quali profughi in fuga dalla violenza di esercito e paramilitari – si trovavano riuniti ad Acteal in preghiera per la pace in Chiapas. L’incontro era promosso da Las Abejas, organizzazione cattolica e pacifista che condivide le richieste di giustizia e democrazia dell’EZLN, ma si è sempre dichiarata contraria alla lotta armata.
Intorno alle 11 di quella mattina di quindici anni fa, un gruppo di 90 paramilitari entrarono ad Acteal e massacrarono 45 persone che stavano partecipando alla messa: nove uomini, quindici bambini e ventuno donne, quattro delle quali erano incinte.
“Gli autori intellettuali del massacro non sono mai stati giudicati, e si sono adoperati per far scarcerare gli autori materiali, pagando costosi avvocati, scrittori e mezzi di comunicazione. Continueremo a lottare, esigendo gustizia e rispetto dei diritti umani, perché il caso Acteal non rimanga impunito”, ha denunciato José Alfredo Jiménez Pérez, ex presidente de Las Abejas.
La lotta de Las Abejas ha già raggiunto un importante risultato: nel dicembre 2010, la Corte Interamericana di Diritti Umani ha ammesso la petizione presentata da Las Abejas e ammesso che lo Stato – che si è sempre dichiarato estraneo ai fatti, giustificando il massacro come risultato di conflitti religiosi – ne è responsabile sia per azione che per omissione. “Per azione, perché il massacro si è consumato nel contesto di una politica di stato finalizzata a commettere attacchi generalizzati contro la popolazione civile, commessi da gruppi paramilitari finanziati, addestrati e protetti dalle autorità, per debilitare le comunità simpatizzanti del EZLN. Per omissione, a causa della mancanza di intervento della Polizia durante i fatti”, scrive la Corte Interamericana di Diritti Umani.
Tutti i paramilitari che erano stati incarcerati per il massacro di Acteal sono stati messi in libertà, non perché riconosciuti innocenti, ma per “irregolarità formali riscontrate nei procedimienti giudiziari”.