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Dal Rio Bravo alla Patagonia

L’Onu contro l’embargo a Cuba

di Orsetta Bellani

Cuba

Il 17 novembre, per la quarta volta dall’arrivo di Obama alla Casa Bianca, l’Assemblea Generale delle Nazioni Uniti ha chiesto agli Stati Uniti di mettere fine all’embargo commerciale contro Cuba. La risoluzione è stata approvata con 188 voti, una maggioranza senza precedenti che include alcuni degli stati più vicini a Washington: oltre agli USA, solo Israele e il piccolo stato di Palau hanno votato contro la risoluzione, mentre le isole Marshall e la Micronesia hanno preferito astenersi.
L’embargo economico statunitense nei confronti dell’isola è iniziato nel febbraio 1962 e, fino al dicembre 2011, ha causato danni a Cuba per 1 miliardo e 66 milioni di dollari. “L’embargo è equivalente ad un atto di genocidio e di violazione flagrante e sistematica ai diritti umani di un intero popolo, come stabilito dalla Convenzione di Ginevra per la Prevenzione e Sanzione del Delitto di Genocidio del 1948. Attraverso l’embargo, gli Stati Uniti cercano di far cadere il governo”, ha denunciato all’Assemblea Generale dell’ONU il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez. Il ministro ha anche aggiunto che nel 2008, quando Obama vinse per la prima volta le elezioni, sperava che l’atteggiamento statunitense verso l’isola sarebbe cambiato e che invece, dopo quattro anni di governo, il risultato è deludente.
Rodríguez ha anche cercato l’avvicinamento alla Casa Bianca in vista di una normalizzazione delle relazioni diplomatiche, proponendo un’agenda bilaterale che ponga fine all’embargo economico, commerciale e finanziario, il compenso per i danni economici e umani, l’esclusione di Cuba dalla lista dei paesi terroristi, la restituizione del territorio occupato dalla base navale di Guantanamo e la fine dei finanziamenti ai dissidenti politici da parte degli Stati Uniti.
L’indomani della sua elezione, Obama aveva dichiarato di essere disposto a cambiare la sua politica nei confronti di Cuba, ma solo se il governo di Castro avesse liberato i prigionieri politici e rispettato i diritti umani.
Davanti alla plenaria delle Nazioni Unite, l’inviato statunitense Ronald Godard ha criticato la risoluzione recentemente approvata, sostenendo che gli Stati Uniti non sono colpevoli delle difficoltà finanziarie in cui si trova l’isola: “Washington non sanziona il popolo cubano. Il governo di Cuba ha cercato un capro espiatorio per i suoi problemi economici”.