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Dal Rio Bravo alla Patagonia

L’ALBA latinoamericana

di Orsetta Bellani

ALBA

La settimana scorsa abbiamo parlato del presidente del Venezuela Hugo Chávez e della rivoluzione che sta portando avanti nel paese. Abbiamo visto come, malgrado le fondate critiche che si possono muovere al suo governo, non si possano non riconoscere alcune importanti politiche sociali messe in atto dalla sua amministrazione. Si è inoltre parlato della forza di alcune idee di Chávez in politica estera, come quella di avviare processi di integrazione regionale per rafforzare la sovranità e indipendenza del popolo latinoamericano. In questo senso, l’iniziativa più riuscita è quella dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della nostra America (ALBA).
L’America Latina durante gli anni ‘80 e ’90 fu attraversata da un’ondata di privatizzazioni dei servizi legati al welfare, come la salute e l’educazione, a causa dei Piani di Aggiustamento Strutturale imposti da FMI e Banca Mondiale. Questi generarono nuove sacche di povertà e l’aumento del divario tra ricchi e poveri che Chávez, con la sua elezione alla fine degli anni ’90, promise di ridurre.
Il “Socialismo del XXI secolo” promosso dal presidente venezuelano è un sistema differente dal capitalismo ma anche dal socialismo sovietico: si tratta essenzialmente di un progetto di riappropriazione della sovranità sulle risorse naturali del paese, a danno delle imprese straniere che se ne sono appropriate, con l’idea che la ricchezza generata dal loro sfruttamento possa essere convertita in politiche e servizi a beneficio della popolazione.
Le nuove idee socialiste hanno contagiato altri stati latinoamericani, che a partire dal 2004 si sono uniti nell’ALBA, alleanza che attualmente è composta da Venezuela, Cuba, Ecuador, Bolivia, Nicaragua e alcune isole dei Caraibi. “L’ALBA è una strategia di sviluppo giusto ed equo a favore dei nostri popoli, piuttosto che del capitale straniero”, ha affermato il presidente cubano Raúl Castro.
L’ALBA è un’alleanza che rafforza la cooperazione economica tra i paesi che ne fanno parte. Seppur tra varie contraddizioni – la repressione violenta di alcune forme di dissenso interne, l’incapacità di uscire da determinati meccanismi propri del capitalismo, la corruzione presente in alcune istituzioni e la presenza del governo nicaraguense, che al di là dei proclami ufficiali di socialista ha ben poco – l’ALBA ha raggiunto conquiste davvero importanti. Basti citare la creazione di ECO-ALBA, uno spazio economico che potrà contare su una banca, un fondo multilaterale e una moneta che è già utilizzata negli scambi commerciali tra i paesi membri: il “sucre” il cui uso nel corso del 2011 è incrementato del 60% rispetto all’anno anteriore. Inoltre, secondo la Banca Mondiale, tra il 2009 e il 2010 i paesi dell’ALBA sono quelli che hanno sperimentato la maggior crescita a livello mondiale, con un aumento del PIL del 33,43%. Tra il 2003 e il 2010, i paesi del blocco sono cresciuti addirittura del 233,23%. Al contrario, i paesi occidentali – che ben rispondono alla definizione di Paesi Industrializzati Altamente Indebitati (PIAI) – sono al di sotto del livello medio mondiale, e la nostra Europa Meridionale ha sperimentato una decrescita del 3,45%.