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Profumo di Menta

Tunisia, si riapre il processo "Persepolis"

di Laura De Santi

Persepolis

Si riapre domani a Tunisi il controverso processo contro la Tv privata tunisina Nessma ‘colpevole’ di aver trasmesso il capolavoro iraniano “Persepolis” (2007). Un test per la Tunisia post rivoluzione. Un assaggio per capire quanto libertà’ d’espressione, democrazia, diritti umani saranno valori preservati e difesi dai nuovi dirigenti del paese dei gelsomini.
Sul banco degli imputati, il direttore generale di Nessma, Nabil Karaoui, accusato di ”vilipendio dei valori sacri”, ma anche una dipendente dell’emittente responsabile della traduzione in dialetto tunisino del film d’animazione di Marjane Satrapi.
A scatenare l’ira delle correnti islamiche più’ radicali, una scena del film in cui la giovane protagonista si immagina Allah come un vecchio dalla barba bianca. Secondo l’Islam sunnita e’ proibita qualsiasi raffigurazione di Allah. Due giorni dopo la diffusione del film, il 7 ottobre, un gruppo di salafiti ha attaccato la sede della televisione di proprietà’ dei fratelli Karaoui (50%) ma anche di Silvio Berlusconi e Tarek Ben Ammar, rispettivamente di circa il 25%.
Il 14 ottobre viene presa di mira a colpi di molotov la casa di Nabil Karaoui che pochi giorni dopo si scusa per aver trasmesso quelle immagini. Le scuse pero’ non bastano.
”Nessma ha superato i limiti”, ha dichiarato Anouar Ouled Ali, presidente dell’associazione tunisina dei giovani avvocati, vicina agli islamisti, citato da Afp. ”Vogliamo una condanna, almeno di principio”, ha aggiunto, ”ognuno e’ libero di dire quello che pensa ma non bisogna attaccare le credenze religiose, questo film e’ scioccante per una societa’ tunisina musulmana per oltre il 99%”.
A costituirsi parte civile, circa 35 avvocati dell’associazione che dicono di aver raccolto quasi 100 mila firme contro la pellicola. La prima udienza del 17 novembre era stata interrotta e rinviata al 23 gennaio a causa dei disordini scoppiati in aula.
Amnesty International, la Lega tunisina per i diritti umani e altre Ong, sono scese in campo per difendere la libertà’ d’espressione. ”Giudicare Nabil Karaoui per il solo fatto di aver diffuso un film in cui compare una rappresentazione immaginaria di Dio e’ molto preoccupante”, ha dichiarato Philip Luter, responsabile di Amnesty in un comunicato diramato ieri. ”Le autorità’ tunisine devono scagionare Karaoui e far cadere immediatamente le accuse contro di lui”, ha concluso.