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Da Porto Venere a Lerici il mare è una chimera. E il waterfront: un progetto monco.
Chi crede che i “Murati vivi” siano unicamente l’espressione delle istanze “legittime” della popolazione (soprattutto, ma non solo, giovanile) del borgo spezzino si sbaglia.
Il tema delle aree militari, come ribadisce da tempo il sindaco Federici, interessa tutti gli spezzini, per un discorso occupazionale, perché si eviti lo spreco di aree di valore come quelle dell’arsenale, che, al di là delle dichiarazioni di facciata della Marina, sono fortemente sottoutilizzate.
La battaglia dei “Murati vivi” riguarda tutti, perché, come dicono loro, “siamo tutti murati vivi, da Porto Venere a Lerici: lungo tutta la costa a dividerci dal mare o c’è un muro, o un container, o un cantiere o un privato”.
E c’è un altro aspetto da non sottovalutare: il fatto che il waterfront spezzino non può ridursi alla passeggiata Morin, o al fronte a mare previsto da Llavador. Pensare al nuovo rapporto tra la Spezia e il mare senza prendere in considerazione le aree della Marina equivale a fare una corsa con le caviglie legate.
E chi corre così deve mettere in conto di prendere una facciata per terra.


