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La posizione dell'acciuga - Citta della Spezia
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Diecianni

La posizione dell’acciuga

di Chiara Alfonzetti

Import 2011

Potrebbe essere Spezia, o qualsiasi altra città italiana, perché all’estero la musica è diversa, lì non esistono cittadini di serie A e serie B. Quando ti ci trovi in mezzo ormai non ti resta che fare quel sospiro rassegnato per un concetto che alla gente difficilmente entra in testa.
Perché dire questo? Di esempi ce ne sono a migliaia constetualizzabili in ogni dove. Eccone uno in particolare: hai un amico disabile che per necessità viaggia in carrozzina, decidete con altre quattro persone di andare a vedere un concerto. Prenotate l’albergo: anche se non è del tutto attrezzato pensate che è possbile arrangiarsi e andare lo stesso, tanto siete tutti abbastanza grandi e vaccinati e sapete che la parola “attrezzato” viene inteso, dalla maggior parte delle strutture ricettive, come una stanza da bagno un po’ più larga con la tazza del wc ‘fatta diversa’ e la sbarra che aiuta la persona disabile ad alzarsi.
Quale reazione avreste se sapeste che per alcune persone, quell’aggeggio è una trappola invece che un aiuto? Ma andiamo avanti, l’argomento è un altro.
Carichi come dei ‘ciuchi’ arrivate nella hall dell’albergo: tre scalini all’entrata, risatina rassegnata – è così che funziona – prendete i bagagli, la carrozza con il tuo amico sopra, in qualche maniera passa fino ad arrivare all’ascensore. Forse il termine montacarichi-tugurio è più azzeccato, in qualche modo anche tutta la brigata si arrangia e si va fino in camera, portando il tuo amico “carrozzato” in braccio, e il suo mezzo viene parcheggiato a caso nella hall perché non c’è spazio, in questi casi è da notare “l’amabile” sguardo di pietà del receptionist, che sembra non aver mai visto una persona su una carrozzella.
Passa qualche ora: tutti pronti sulla porta, carichi per ‘sgolarsi’ al concerto, solita trafila a “braccia” e l’operazione carrozzamento si fa al contrario, cioè il tuo amico viene aiutato a sedersi sulla carrozzina. Poi tutti sul pulmino alla volta del palasport.
Arrivate al palazzetto e controllate le cose principali: biglietti e presidi sanitari per le emergenze. Tutto è regolare ed un membro dello staff gentilmente vi dice: “Prego signori, vi conduco alla vostra postazione.”
Tirerete un sospiro di sollievo perché le cose iniziano a girare per il verso giusto. La visuale è ottima, il palco per i disabili è ampio, lontano dalla “bolgia” ed essendo dotato di uno scivolo permette tranquillamente di muoversi in qualsiasi evenienza. In questo caso, il plauso va agli organizzatori, perché è un segno di civiltà.
Il concerto parte, abbiamo difficoltà a parlare tra di noi, del resto la musica deve essere assolutamente forte è uno dei concerti più attesi dell’anno!
Ma se il tuo amico, che ha una voce bassissima, avesse bisogno di qualcosa…come lo senti? Scatta il momento di tensione, la musica è troppo alta non sentite niente, sembra che si senta male. Allora tutti di corsa, in quattro e quattro otto, liberate la postazione, prendete le vostre cose andate allo scivolo… o meglio provate ad andare allo scivolo.
Nota bene: chi è particolarmente affezionato ad un cantante e va sentirlo in concerto non guarderà in faccia nessuno, nemmeno se arriva un dinamitardo che grida: “Spostati o faccio saltare la baracca”.
Questo è quello che vi potrebbe capitare: una schiera di fan, con tanto di maglietta del cantante e macchinette digitali, si sono piazzate sullo scivolo. In questo caso i massimi sforzi che potrebbero concedere sono: un’occhiata stufata perché devono spostarsi e se proprio si devono sprecare, tirano indietro la pancia assumendo la posizione “dell’acciuga” che, sfortunatamente per loro, non basterà.
Nella compagnia: il tuo amico carrozzato avrà lo sguardo di disappunto ma paziente, i suoi amici quello assassino. Promemoria per tutti: se vedi persone agitate che accompagnano una persona visibilmente in difficoltà e cercano di uscire da un concerto con ottomila persone e scendere da in una pedana larga poco più di un metro, tu ti dovresti spostare.
Nonostante le peripezie tutto finisce bene, l’allarme era un falso allarme, siete rientrati tutti e il tuo amico s’è goduto una bella serata. Quello è l’importante.
C’è chi episodi come questi li chiama “inciviltà” e chi scrive la pensa così. Passi l’albergo, del resto quando vai e ti serve una sistemazione ad un prezzo abbordabile ti devi accontentare ed alla fine, passi la gente che non ci sta con la testa. Cosa succede quando il problema si presenta nei luoghi di pubblica utilità? Pensate a Piazza Verdi, le porte d’entrata all’ufficio postale, sono strettissime e non ci vuole uno specialista per capire che da quell’ingresso una carrozzina medio-grande – sì del resto è come chi ci sta sopra non sono tutte uguali – non ci passa. Per la città, esistono scivoli per agevolare le uscite e le entrate? Qualcuno c’è ma non basta. Parliamo dei mezzi pubblici? In molte città italiane ed estere i mezzi sono forniti di una pedana, azionata dal conducente, che permette ai cittadini “carrozzati” di usufruire di un trasporto pubblico.
Chiamatele pure piccolezze, ma quelli che per molti sono dettagli per altri rappresentano uno scoglio che in alcuni casi, è il caso di dirlo, ti fanno passare la voglia. Siamo un paese civile? Ci sciacquiamo la bocca dicendo che siamo tutti uguali? Se la risposta è sì in entrambi i casi allora cominciamo a smettere di fissare la gente in carrozzina come dei fenomeni da baraccone e cerchiamo di non limitarci a fare la “posizione dell’acciuga”.