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Lo Spezia, la sua maglia. A prescindere - Citta della Spezia
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Lo Spezia, la sua maglia. A prescindere

di Enrico Lazzeri

PADOVA - SPEZIA 1° MAGGIO 2006

Sono ormai quasi vent’anni che allo stadio frequento la tribuna stampa.
La passione per lo Spezia mi ha portato lì, dopo aver frequentato curve e distinti, sotto l’acqua o il sole cocente, attaccato alla vecchia rete verde del Picco, ma anche spesso attaccato dalle tifoserie avversarie in trasferta.
Un percorso che è cominciato nei primi anni ottanta, da ragazzino, amante del calcio e dei gol di “bietolone”, al secolo Massimo Barbuti.
Un lampo in anni bui, un bomber vero: ho ancora stampati nella mente i fotogrammi del suo gol alla Carrarese, la corsa verso la vecchia Ferrovia.
Anni di meteore e di contestazioni, sino all’arrivo di Rossetto e Carpanesi; la gioia della promozione dell’86, vissuta dai distinti, con la telecamera di TLS sopra il tunnel che porta agli spogliatoi, a trasmettere in diretta la passione di un popolo.
In quell’anno inizia la mia avventura nei media, proprio da TLS, per seguire da vicino le trasmissioni del duo Paganini-Casseri, o del decano Rino Capellazzi; tra telecamere e registratori.
Ma al Picco o altrove quello che mi interessava era lo Spezia, da seguire sempre e comunque, quando ancora si andava in trasferta liberamente e la rivalità, anche esasperata, aveva un senso e si toccava con mano.
Gli anni passano e si arriva alla delusione di Lucca nell’89: ricordo ancora i pantaloni strappati al gol di Mariano, la rabbia, la marea delusa e incattivita che tornava alla stazione; quel giorno niente telecamere, solo tristezza e disagio.
L’anno dopo ci provano: i colleghi Fulvio Magi e Rino Capellazzi mi convincono a fare l’operatore di ripresa nelle trasferte; ma non fa per me, non puoi riprendere una partita se sei tifoso, prima o poi un gol lo perdi!
Ricordo ancora un Pavia–Spezia dove persi il gol, e mi ritrovai addirittura ad inveire all’assistente dell’arbitro, con accanto a me il collega Lorenzo Cresci, anche lui impegnato nelle riprese, per UNO TV.
Poi l’incidente in autostrada, Magi e Capellazzi che ne escono malconci, io illeso: stavamo andando a Casale Monferrato; da quel giorno tutto cambia, dalla telecamera al microfono, dal registratore alla penna.
La tribuna stampa diventa la meta di tutte le domeniche, l’occasione per poter parlare della mia passione, commentare e discutere il calcio, il nostro calcio, non più all’allenamento o al bar, ma attraverso un microfono, un articolo.
Ma quanta fatica riuscire a portare a casa partita e telecronaca, negli anni più bui di TLS; senza operatore, senza soldi!
Ho pensato spesso di lasciar perdere, di tornare a vivere una trasferta in maniera più rilassante, come le tante vissute negli anni precedenti; ma la passione per ciò che facevo è stata più forte.
Compagni di viaggio in quegli anni Marco Zanotti ed Alessandro Franceschini, voci “concorrenti” di TV e Radio; due stili, due filosofie e tante storie da raccontare.
Episodi che ripercorro con gli attuali compagni di viaggio, con Fabio, con Patrizio: come quella volta che, l’attuale penna del Secolo XIX, di ritorno da un’interminabile trasferta a San Benedetto del Tronto, vide bene di fermarsi a tutti gli autogrill per comprare gli ovetti di cioccolato.
Poco male, se non ci aggiungessi che si viaggiava a 100 all’ora, con l’inseparabile compagnia del suo sigaro! Roba da scendere e farsela a piedi…
Oppure quella volta, in tempi più recenti, che lo vedemmo arrivare a partita iniziata, insieme a Marco Rocca, reduce dal pranzo al ristorante.
Si narra che volle a tutti i costi gustare un piatto a base di rane della Brianza, eravamo a Monza, ovviamente ben cotte, terminando la libagione con tre dolci.
Di episodi da raccontare, in tanti anni di C e stadi più o meno gloriosi, ce ne sarebbero tanti, molti legati a partite calde in Stadi nemici.
Mi ricordo una rapida fuga verso la sala stampa in un acceso match ad Alessandria; come la rabbia dei tifosi riminesi che eliminammo ai play-off, con rete di Chiappara, che distrussero i vetri della sala stampa alle nostre spalle.
Le battaglie sotto la tribuna all’Arena Garibaldi, gli sfotto inevitabili allo Stadio dei Marmi di Carrara…TLS si vede anche lì!
Ma soprattutto l’indimenticabile trasferta a Livorno del 2002, decisa dalla rete di Francolino Fiori. Era in programma la diretta di TLS dal “Picchi” ed arrivammo in Toscana di buon mattino, con il pulmino regia griffato, scortati dalla Polizia. Fu una giornata di tensione, ma memorabile; vidi la partita facendo acrobazie dietro una telecamera, ma che gioia al gol di Francolino…Poi il dopogara, le minacce dei livornesi, la scorta verso l’autostrada dietro il pullman dello Spezia.
A spasso nel tempo, sono arrivati gli anni delle radiocronache, non mi dimenticherò mai quella da Padova, con l’emozione che saliva di minuto in minuto e mi bloccava il respiro, le parole. Quanta fatica portarla a termine, ma la sensazione forte di aver raccontato in diretta qualcosa di storico!
Poi Marassi, l’Olimpico di Torino e la grande speranza, il Bentegodi dove mi trattenni a stento in mezzo a ventimila veronesi affranti. E la storia che ricomincia dalla D, anche per noi cronisti abituati per un paio d’anni ad altre atmosfere, ad altre scalee e tifoserie.
Ma la passione resta, da sempre, quella che mi porta a raccontarvi lo Spezia, il nostro Spezia, ovunque vada, a prescindere da chi indossi la gloriosa maglia bianca.