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Cesare Serviatti, un serial killer in musica - Citta della Spezia
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Cesare Serviatti, un serial killer in musica

di Thomas De Luca

Il coltello utilizzato da Cesare Serviatti

Erano le 6.24 del 13 ottobre del 1933, quando una scarica di piombo pose fine in quel di Sarzana alla storia raccapricciante di Cesare Serviatti, serial killer necro-sadico che lanciò il suo messaggio di disperazione proprio dalla Spezia.
Un coltello da cucina come arma del delitto, due valigie come tomba, un treno come carro funebre. La vittima era Paolina Goretti, una umile donna di mezza età uccisa, fatta a pezzi e infilata in due valigie caricate una sul La Spezia – Napoli, l’altra sul La Spezia – Roma. Chissà il trauma di chi per primo aprì quei bagagli, alla ricerca di un indizio per la restituzione. Ma in quel caso non c’era più niente da restituire, nemmeno alla sepoltura.
E pensare che quello era stato solo l’ultimo dei cinque delitti confessati da Serviatti.
Sì, perché quell’ometto baffuto, da anni adescava ingenue donne di mezza età, con la collaborazione della moglie, con l’intento di riuscire ad accaparrarsi i loro averi. Il gioco era semplice: tutto partiva dalla pubblicazione sulla stampa di messaggi come “Pensionato, 450 lire mensili, conoscerebbe signorina con mezzi, preferibilmente cameriera, scopo matrimonio”. Una rete di menzogne e mezze verità e le donne si lasciavano corteggiare dal Serviatti, diventandone le amanti. Per cinque volte, però, la fine della storia d’amore si consumò in una maniera atroce, con l’accoltellamento della sventurata durante un rapporto. E ogni volta il cadavere veniva fatto a brandelli.
Le indagini per dare un nome al corpo ritrovato nelle due valigie partono proprio dalla Spezia, dove un bambino nei pressi della stazione, ritrova un coltello sporco di sangue.
L’incaricato del caso è il commissario Musco, che si era già occupato del caso di Bice Maragucci, senza trovare un colpevole.
Dopo meno di un mese Olga, una cameriera umbra sulla quarantina, riconosce la figura della sua migliore amica e racconta che la Goretti, prima di sparire, le aveva raccontato di un incontro con un ex maresciallo mutilato di guerra, che avrebbe dovuto sposare alla Spezia. Il nome dell’uomo era Cesare Serviatti.
Un paio di giorni dopo, la polizia fa irruzione nella casa romana di Serviatti e lo arresta, mentre stava cenando con la moglie.
Serviatti finalmente crolla e ammette l’omicidio di Paolina Goretti e di altre cinque donne. Successivamente gli inquirenti collegheranno il suo nome agli omicidi di Bice Maragucci e Pasqua Tiraboschi. Processato per direttissima, Serviatti viene condannato all’ergastolo per gli omicidi di Pasqua Bertolini e Bice Maragucci e alla pena di morte per l’omicidio, il vilipendio e l’occultamento di Paolina Goretti.

A far riscoprire questa pagina della storia spezzina e di quella italiana che si intrecciano, oltre ai racconti degli storici e degli anziani, sempre troppo rari, è il brano “Er troncadone” del gruppo spezzino Funkafé. Un testo in dialetto spezzino, che racconta una serie di avvenimenti che si dipanano dalla stazione centrale spezzina. Una canzone che, nonostante il soggetto delittuoso e truce, suscita interesse per il passato e che in qualche modo, soffia via quel velo di provincialismo dalla città. Un po’ come se anche Spezia, come Londra, avesse avuto il “suo” serial killer da raccontare. Come se fosse necessario qualche cosa che fa scalpore, per sentirsi parte di una comunità.