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Cds e mister Ong, scrivere dal Paradiso

L'intervista impossibile di Armando Napoletano

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Mister Walter Jackson Ong, l’America che paese è oggi?: “Un po’ particolare, glielo dice uno che ha fatto il religioso, l’antropologo, il filosofo, l’insegnante di letteratura inglese e storico delle culture e delle religioni statunitense; dicono di avere un sogno, in realtà pensano meno il largo”.
Lei ha pubblicato “Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola”, titolo originale Orality and Literacy. The Technologizing of the Word. Edito nel 1982 in Inghilterra in una collana diretta da Terence Hawkes. Dove parlava soprattutto dei cambiamenti epocali legati all’uso della scrittura: “Fu senza dubbio la riduzione DEL suono A spazio a variare. La parola pronunciata, la lettera pronunciata, che da semplice suono diventa uno spazio più o meno grande su un foglio, od ancor prima su pelle di animale o tavolette di legno, o mura per i primitivi. Aspetti poi sviluppatisi in maniera decisiva con la stampa e con i computers, che hanno reso la scrittura anche rumorosa”.
Lei è stato anche giornalista: “Sì, stampa ed editoria. E loro hanno qualcosa di immenso tra le mani da sviluppare per la scrittura. Uno scrittore è come Himalaya, ha le sue rocce, i suoi abissi, le sue tempeste, i soli ed i freddi, splendori ne miserie. Lasciano però tracce. Nei documenti rimasti abbiamo quelle delle genti e delle loro storie, che altrimenti sarebbero state solo suono di parole diffuse da chi ci ha preceduto. Quindi perse. Carte e spazi scritti che oggi ci riconducono fino alle nostre origini. Il linguaggio resta qualcosa di naturale, spontaneamente prodotto dall’uomo come il cuore resta un muscolo spontaneo. La scrittura è invece qualcosa di guidato da norme, da regole grammaticali. L’uomo sembra aver creato la scrittura come strumento di fissazione del proprio pensiero. L’America è una specie di ricetto di pensatori senza pensiero”. E poi mister Ong: “Scrivere è come inviare un messaggio ad un’altra persona, è necessario che la persona stessa che riceve il messaggio lo comprenda e lo traduca, lo capisca. La relativa traduzione la si apprende poi nei banchi di scuola quando si apprende a leggere e a scrivere: noi abbiamo reso la scrittura una parte importante di noi stessi. E’ una vera tecnologia vera. Fondamentale è l’insegnamento; la poesia era rifugio di anime inquiete una volta, oggi la scrittura è solo una finestra che si apre sul mondo. Leggi Shrin Ebadi e ti accorgi di cosa vuol dire essere donna ed avvocato in Iran, internet dilata questo tam tam, cosa che una volta avveniva solo parzialmente”. “La penna diventa un prolungamento della nostra vita, così come una tastiera. Un tempo c’era chi riteneva la scrittura dannosa, tale da rovinare le nostre intelligenze. Ora è semplicemente una parte fondamentale di noi stessi, toglie l’immediatezza del linguaggio ma ha un eco più vasto”. “La scrittura cambia la nostra stessa struttura mentale, l’atteggiamento. Regala alla mente umana la distanza. Come Platone aveva mosso critiche alla scrittura, cosa aliena, oggi si critica il computer o internet, qualcosa di astratto, l’uso che ne viene fatto di questo. La scrittura può essere corretta, maneggiare interne significa volare a ruota libera con due grandi ali, ma a volte non conoscendo a fondo quello che si vede sotto, il vero paesaggio.La scrittura ed internet ci hanno regalato la distanza la distanza, anche se proprio lo sviluppo di questa tecnologicia attraverso stampa e poi pc porta oggi solo ad una riduzione di spazi di archiviazione ma non di ascolto”. Ong, lei da lassù legge Cds?: “Sì, da dieci anni a questa parte; non c’è più suono, solo spazio. Lo spazio stermina come nel mare. Salgari scriveva l’ampio mare. Lo spazio visibile è quello che si allarga con mezzi come il vostro, quello invisibile lo leggi ancora tra le righe di un libro, nelle trame di un pensiero, in ogni cuore. Una pagina bianca non ha spazio, una scritta è resta piena di sensi nascosti, e di spazio. E’ lo spazio della vita individuale di ognuno di noi, che meglio della lingua parlata esce, per sentirsi utile, dopo l’inutile suono”.