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Il Cielo sopra La Spezia

Il Cielo sopra La Spezia. Internauti wanted

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Al di là delle rassicurazioni del Ministro degli Interni Maroni, e della sua marcia indietro dopo avere ventilato leggi speciali contro i social network, in questa fase storica sembra palese il tentativo di regolamentazione pesante della Rete nel nostro Paese. Sono almeno sette la varie proposte di leggi, leggine e decreti dal 2005 ad oggi accomunate dall’obbiettivo di limitare la diffusione di spazi autonomi nel web e rallentare, più o meno consapevolmente, le innovazioni tecnologiche come lo sviluppo della banda larga. Che la politica, in modo assolutamente bipartisan, non sia proprio amante della Rete lo dimostrano, quando va bene, l’atteggiamento di sufficienza, insofferenza e sottovalutazione del suo potenziale aggregativo, di discussione e mobilitazione di massa; in modo più estremo, le recenti dichiarazioni legate a fatti di cronaca, come quelle che associano l’aggressione al Premier ai social network e chiedono giri di vite e chiusure di quegli spazi.
Un po’ come dire che se ci sono 100 teppisti in una curva, invece di isolarli e colpirli, bisogna inibire le trasferte e lo stadio a tutti (ah, è vero, questo già succede). Inoltre, nella maggior parte dei casi in cui i media “tradizionali”, specialmente televisioni e giornali, parlano di web lo fanno di solito in modo negativo, associandolo a fatti di cronaca esecrabili, come delitti particolarmente efferati e fenomeni odiosi come la pedofilia.

Solo a Facebook in Italia sono iscritti 10milioni di cittadini/navigatori. Sicuramente tra questi c’è chi è razzista e chi inneggia alla violenza; ci sono gli stupidi che hanno gioito per l’aggressione a Silvio Berlusconi invece di condannarla e fatto del suo aggressore un eroe invece che riconoscerlo come malato di mente. Sono sacche minoritarie che esistono e si autoalimentano, ma sono purtroppo il prezzo ad una libertà diffusa che il web rappresenta e che si possono combattere solo allargando gli spazi di democrazia e di libera informazione, non certo reprimendo questi ultimi.
In Italia le leggi per contrastare i reati sulla rete già esistono, non ne servono di nuove, e sono applicate dalle nostre forze dell’ordine specializzate che ogni giorno operano con professionalità. In paesi come gli USA, la Gran Bretagna, la Francia, la Germania, la Spagna non ci sono leggi specifiche per combattere la diffamazione, la discriminazione o l’apologia di reato sul web: applicano quelle già esistenti per tutti i media. Recentemente, Obama ha dichiarato davanti agli studenti cinesi di essere contrario ad ogni forma di censura della Rete. Non a caso, perché la Cina è uno dei paesi dove invece gli strumenti per soffocare la libertà su internet ci sono eccome, anzi se ne abusa, basti pensare che circa 40mila funzionari dello stato lavorano al “filtraggio” di siti ed email. Ed altri esempi “virtuosi” come questi arrivano da Cuba, Iran, Egitto, Siria, Birmania, paesi che di certo non figurano ai primi posti nelle democrazie mondiali.

Inoltre, stupisce la poca conoscenza in materia da parte di chi legifera sulla rete, spesso causata anche dall’età non più verde ed aperta alle novità ed all’uso consapevole del mezzo. Un esempio eclatante fu la Legge Stanca sull’accessibilità dei siti istituzionali, capolavoro d’inapplicabilità e spreco di soldi pubblici. O la proposta di legge che pretendeva che i blog fossero regolati come una testata giornalistica on line, con tanto di direttore responsabile, per fortuna mai varata per un evidente anelito di raziocinio giunto all’ultimo momento.
Notevoli anche quelli che invocano nuove tecnologie per il controllo, evidentemente all’oscuro che censurare la rete tecnologicamente è praticamente impossibile. Anzi, può provocare l’effetto opposto. Se io voglio oscurare un sito ed il gestore non è uno sprovveduto, ma un’organizzazione realmente criminale e ramificata, dotata di mezzi e risorse, si preoccuperà di rispondere con tecnologia sempre più sofisticata, diventando ancora più difficilmente perforabile. I siti e le reti dell’estremismo e del terrorismo internazionale da un punto di vista informatico sono all’avanguardia, ed è diventato sempre più arduo individuarli e combatterli.

Ed anche questo oramai superato confronto tra “mondo virtuale” e “mondo reale”: se invio una email, partecipo ad una discussione su Facebook, leggo un giornale o guardo la televisione, sono sempre io, con il mio portato di vita, valori, idee, cultura, proposte ed aspettative. Solo che nei primi due casi posso interagire con il mezzo ed esprimerli; negli altri no, la fruizione è completamente passiva, a meno che il televoto non sia considerato strumento dinamico di relazione. E sulla Rete posso attivare scambio e confronto orizzontale con migliaia di persone, organizzarmi, decidere che al primo livello di discussione ne seguano altri più strutturati e, perchè no, decidere di incontrare i miei amici in una piazza, organizzare anche una manifestazione pubblica. O contribuire fattivamente all’elezione di un Presidente degli Stati Uniti. Più reale di così.

Si mettano l’anima in pace i nuovi Catoni. La censura della Rete non può passare. Il manifesti con scritto “wanted dead or alive” per gli internauti non si potranno stampare in molte copie. Il futuro della comunicazione e dell’informazione sarà sempre più on line ed orizzontale, basato su tecnologie sempre più performanti ed economiche al tempo stesso, in cui l’iterazione tra utenti sarà uno degli aspetti fondamentali e le autostrade digitali il mezzo di diffusione. Per non parlare delle opportunità di sviluppo economico e sociale che questi processi potranno comportare.

I più scettici, provino a pensare per un momento che mondo sarebbe il nostro se le uniche fonti d’informazioni e discussione disponibili fossero i telegiornali ed programmi di approfondimento televisivi pubblici e privati. Per quanto mi riguarda, preferirei un perenne presente di lotta nella Nabucodonosor insieme a Neo e Morpheus.