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Il Cielo sopra La Spezia

Il Cielo sopra La Spezia. E’ Natale, fratello mio

gambia

Fratello, mon amie, my friend

è tanto, anche più di un’ora che aspetto, finalmente tocca a me. Il negozio è pieno di gente, chi aspetta di mettersi al computer, chi manda i soldi alle famiglie, qualcuno compra qualche spezia per cucinare, roba che arriva dritta dal suo paese, o così dicono i padroni, e ci sono anche le schede dei telefonini. E’ bello questo shop, puoi andare con internet per pochi soldi, c’è lo sportello western union e se poi ti va di comprare del cous cous in scatola c’è anche questo. Ho scritto prima una bella mail a mia moglie Amina ed ai miei figli Mohamed e Abasse, uno si chiama come il Profeta e l’altro come il nostro grande scrittore. Mi mancano tanto. Stanno abbastanza bene, tirano avanti con i soldi che gli mando io, ma a casa manca l’acqua da qualche settimana e la luce va e viene ed il governo e la polizia dicono sempre che non è colpa di nessuno e che c’è la crisi. Così Amina deve farsi anche sette o otto chilometri a piedi insieme alle altre donne con una tanica di benzina da 10 litri sulla testa, avanti ed indietro, per andare ai pozzi lontani e per portare l’acqua a casa, ogni giorno che Dio ci manda. Può farlo, ha tempo, tanto la raccolta nei campi di sale va male perché c’è la crisi ed il padrone l’ha mandata via. Molti per questo sono stati mandati via e sono andati in Mali e Gambia e Guinea, ma non è che c’è tanto lavoro nemmeno lì ed in Mauritania c’è stato il colpo dei soldati, e così non ti fanno più passare il confine. E tanti sono partiti sulle navi per le isole spagnole anche l’ultimo mese, anche il cugino di mia moglie che ha venti anni e che ha studiato e che dice che vuole andare in Spagna a vivere bene e fare i soldi. Tanti che fanno anche il viaggio via terra, quello dopo il Mali che devi viaggiare in cima ai camion nel deserto e dicono che morire per la sete è la cosa migliore che ti può capitare perchè i poliziotti ed i soldati ti prendono tutti i soldi, violentano le donne ed anche le bambine e ti spezzano le ossa delle gambe e delle braccia e ti lasciano in mezzo al deserto da solo.

Fratello, quando penso a tutte queste cose brutte mi viene da dire che io sono un uomo abbastanza fortunato, perchè sto qui e lavoro e mando i soldi alla famiglia e ho anche una casetta, anche se fa un freddo cane, anzi maiale come dicono qui a Pontedera e siamo in sette nella casa e si sta un po’ stretti. Ma io penso che ho il papier di soggiorno, parlo italiano e scrivo pure, che sono qui da 10 anni e che ho gli amici e che posso tornare anche in Senegal a trovare la famiglia quasi ogni anno, anche se sono due che non scendo perché gli affari non è che vanno tanto bene, si stava meglio prima, anche voi italiani adesso dite che non avete soldi e non c’è il lavoro. Ma io le vedo sempre le macchine grosse per la strada e le scarpe colorate, grosse, che portano i ragazzi e i negozi pieni di roba da mangiare e mi sembra che è tutto come prima, ma se lo dicono tutti io mi fido, e poi lo dicono anche gli amici come te. Sai, ho provato a venire a vendere anche a Spezia, così magari ti telefonavo e potevamo incontrarci e si prendeva il caffè, ma è troppo lontana da Pontedera, il treno costa caro assai e poi ormai faccio il mio giro a Pisa, ogni giorno da dieci anni, dalla Stazione a Piazza dei Miracoli e ritorno e mi dispiace che tu sei tornato a stare nella tua città, non solo perché mi davi i soldi perché tu sei mio fratello, ma perché si parlava un po’ al bar di Domenico e si prendeva il caffè.

A volte mi sento anche triste per il mio grande progetto, non ce la farò a portarlo avanti, in questi anni non ho messo da parte i soldi perché per vivere qui e mandarli alla famiglia non mi sono mai bastati. Ti volevo anche chiedere un prestito anche se lo so che non sei ricco, fratello, però mi hai promesso di venire in Senegal con me e ti ospito io, ti presento tutti, vado via a gennaio o febbraio e se trovi l’aereo per Dakar puoi venire. Ti voglio far vedere lo stesso la mia casa e il mio paese, quello che ti ho sempre raccontato del progetto di aprire il panificio con il forno. Impastare la farina, cuocere il pane e venderlo nel negozio, questo si che mi piacerebbe lo sai, me lo sogno anche quando dormo e quando camminino cammino. Tornare a stare nel mio paese. E’ tanti anni che sono qui e non ce la faccio più a fare avanti ed indietro da Pontedera a Pisa e poi da Piazza dei Miracoli alla Stazione e ritorno, sempre avanti ed indietro, sempre, un po’ come fa Amina per andare a prendere l’acqua con la tanica in testa, avanti ed indietro, si vede che il destino della mia famiglia e della mia gente e di tutto il mio paese e di tutta l’Africa è quello di andare avanti ed indietro sempre e non trovare mai il modo di fermarsi un po’.

Fratello, mon amie, my friend
ti faccio tanti tanti auguri di Natale anche se sono un musulmano, ma a stare tanto tempo in Italia il Natale lo festeggio anch’io a casa con tutti gli altri miei amici, tanto il Dio tuo è lo stesso del mio e la gente come noi può vivere in grande amicizia e da fratelli e poi quel giorno non si vende niente e così facciamo un bel cous cous di carne e verdure, come quello che quella volta hai mangiato anche te e che ti piaceva un sacco. Spero tanto di vederti presto e che tu vieni presto a Pisa a trovarmi perché da quando sei tornato alla tua città mi manchi davvero.
Ti saluto fratello e anche tu saluta tua moglie e la tua famiglia e stai in pace.

Ousmane

Consiglio per Libro di Natale:
“Vita a spirale, Ambasse Ndione, Edizioni E/O”