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Il Cielo sopra La Spezia

Il Cielo sopra San Terenzo. Stesso mare, stessa spiaggia?

Import 2019

San Terenzo è uno dei luoghi più belli del nostro Golfo, quindi del mondo. Uno dei miei posti preferiti per la pausa pranzo d’estate: un po’ di sole sugli scoglietti, qualche tuffo, un pezzo di meravigliosa focaccia, gelato e caffè. Poi si torna al lavoro, rigenerati. E poco importa l’affollamento bestiale ed il parcheggio che non si trova. Lo è anche d’inverno, quando il mare è “un concetto che il pensiero non considera”. Languide passeggiate sino a Lerici e ritorno, in giornate gelide di tramontana, ma luminose e terse, con il mare che varia dal cristallo al turchese e ti sembra di poter sfiorare con le dita il dagherrotipo tardo romantico, impresso sull’orizzonte, di Portovenere, Palmaria e Tino.

San Terenzo è uno dei luoghi più “simpaticamente inospitali” del nostro Golfo. A parte alcune eccezioni, i turisti sembrano essere più sopportati che accolti, specialmente gli spezzini mordi e fuggi o abituali. Più accondiscendenza è invece regalata alle famiglie parmigiane e milanesi delle seconde case. E’ un luogo in cui in pieno Luglio puoi trovare chiuse pizzerie e gelaterie, e camerieri e gestori ti accolgono con sguardi ed espressioni alla “ma costevè” a Ferragosto. Dove è in vigore un ridicolo divieto di camminare in costume sulla passeggiata che nessuno, ma proprio nessuno, rispetta, santerenzini in testa. Nonostante questo, o forse anche per questa tipicità tutta “spezzina”, è un paese che ho nel cuore.

San Terenzo quindi è un luogo baciato da Dio e che possiede una sua personalità, tratti distintivi nella morfologia del suo paesaggio e della sua gente che lo rendono un luogo unico. Adesso, c’è un progetto che vuole cancellare metà spiaggia, togliere le barche che stazionano sul fronte mare di piazzetta Brusacà, sbancare e gettare qualche migliaia di metri cubi di cemento per realizzare una piazza su modello di quella di Lerici, levare diversi parcheggi, costruire un porticciolo per circa 70 barche, convogliare a largo il flusso del canale Lizzarella. Posso avere riassunto in modo non precisissimo, ma è più o meno così. Costo dell’operazione: 6 milioni di euro, 4 per la nuova darsena e 2 per la piazza. Da trovare presso le munifiche casse regionali ed in competizione con altri progetti di riqualificazione sparsi per la Liguria.
Il progetto è voluto dall’Amministrazione e, a giudicare da molte cronache giornalistiche, ampiamente sostenuto dalla popolazione locale.

Quando ho saputo della cosa, avendola letta su comunicati giunti in redazione a CDS, mi sono saliti i sudori freddi. Premessa: già il modo in cui è stata realizzata la “riqualificazione” del lungomare, del Colombo e della piazza di Lerici, proprio non mi piace. Troppo cemento e ferro, troppo poco integrata con il paesaggio e la tradizione architettonica del luogo. C’era proprio bisogno di riproporre la struttura anni settanta del Colombo, un edificio che, da molti punti, impedisce la vista del mare e della costa? Non si potevano utilizzare materiali più eco compatibili e “marini” per le panchine ed i passamano? E’ vero, la Piazza di Lerici è immensa ed ariosa, ma provaci un pò a passare d’estate alle due del pomeriggio. E poi, anche lì, quelle fontane e quell’arredo urbano, cosi forti ed spersonalizzanti al tempo stesso per forme e materiali. Altro che conchiglia. Potrebbe essere la piazza di qualsiasi paese sulla costa europea del mediterraneo.

Giudizi e gusto personali, ci mancherebbe. Parlandone con molti amici mi sono reso conto che c’è anche tanta gente che apprezza. Ma torniamo a San Terenzo.
Innanzitutto sfatiamo subito il mito del consenso. Il progetto è stato recentemente presentato ad un assemblea di circa 80 persone presenti, favorevoli a maggioranza, ma su un paese che conta 5000 abitanti sembrano un po’ pochine. Piacerebbe, invece, che il progetto fosse portato a conoscenza di tutta la popolazione, e non solo di San Terenzo. Perché non organizzare una bella mostra di tutti i progetti pervenuti al bando di gara? E poi, magari, un bel referendum tra i santerenzini. Se c’è tutto questo consenso i promotori non hanno niente da temere.

Confesso, che oltre che provare un sincero dispiacere al pensiero che mezza spiaggia sia cancellata e San Terenzo cementificato sino a perdere la sua identità, mi sfuggono le motivazioni di fondo. Se si fa per liberare Piaza Brusacà dalle barche (che grande priorità!), visto che alcune di quelle sono lì da decine di anni, basterebbe organizzare un censimento per capire dai proprietari quali sono davvero in grado di essere utilizzate e le altre levarle di mezzo. Per quelle utilizzabili, con un piccolo intervento, ed investimento, si potrebbe costruire un porticciolo dal minimo impatto e necessario all’uso. Perché altrimenti, signori miei, stiamo parlando di spendere, di soldi pubblici, circa 55 mila euro a posto barca. E la spiaggia, perché dimezzarla? Andrebbe ampliata anzi, dato l’afflusso di persone e perché è uno dei pochi accessi al mare diretti e liberi di questo Golfo, che vive il paradosso costante di essere un posto di mare in cui gli abitanti neanche lo vedono, il mare, tanto è soffocato dal cemento. Pensate un po’ a quante spiagge libere abbiamo a Spezia e poi vedete se è il caso di cancellarne mezza.

E poi quale sarebbe il ritorno in termini economici ed occupazionali? Con mezza spiaggia e quella finta agorà il turismo se ne gioverebbe? O forse vogliamo incrementare l’indotto della nautica da diporto? Piuttosto facciamo un porticciolo per i 12 metri, invece che per i “gozzi da polpi”, come li definisce il mio caro amico Willy, santerenzino doc. Si draga la baia, se ci sono problemi di fondale: nemmeno questo mi piacerebbe, ma almeno produrrebbe qualche posto di lavoro ed opportunità per le attività commerciali.

Nessuno sostiene che le cose devo essere mantenute come sono, ma c’è modo e modo di riqualificare ed ammodernare un territorio. L’impressione che anche questa volta si privilegi un’idea di chiusura ad un turismo più “popolare” a scapito di una non ben identificata concezione di “elite”. Anche sventrare la collina della Venere Azzurra per costruire schiere di bilocali rientra in questo spirito?

Luoghi come San Terenzo possiedono un’anima del Mondo, e sono patrimonio di tutti. Se si toccano, dobbiamo farlo bene, con un senso ed un consenso veri, e con molto rispetto.