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Il Cielo sopra La Spezia

Il Cielo sopra La Spezia. Wow, Mr President, it’s time to change!

grand canyon

Posso affermare senza paura di essere smentito di essere un “obamiano” della prima ora. Ho scritto diverse volte sul Presidente Usa in questa rubrica, prima e dopo la sua elezione, e pur cercando di mantenere una certa obiettività, com’è doveroso per il giornalismo anglosassone, confesso che qualche volta, sorretto dall’entusiasmo, non ho resistito nel lasciarmi andare a farabuttesche esaltazioni, tipiche del giornalismo mediterraneo fazioso, nei confronti del buon Barack. Come dire, vista la situazione qui da noi, ci si illude con le vicende del mondo. Quindi, alla notizia del Nobel per la Pace dovrei essere rimasto estasiato. Invece, sono solo stupito.

Le motivazioni del Commitee norvegese sono in ordine alle dichiarazioni ed alle intenzioni manifestate da Obama in alcuni storici discorsi, tenuti in importanti consessi tra leader mondiali, sulla diplomazia internazionale, i cambiamenti climatici ed il disarmo nucleare.
Passaggi importanti, ma non certo rivoluzionari: in diplomazia internazionale re-introdurre il concetto di multilateralità e di rispetto degli interlocutori o tendere una mano al mondo islamico riconoscendone la complessità sono sembrati atti dovuti, specialmente dopo le scelte di Bush & C che hanno portato alla disastrosa guerra in Iraq ed ad una situazione insostenibile in Afghanistan. Anche sui cambiamenti climatici, tema centrale per il futuro dell’umanità, più che innovare è sembrato che gli USA abbiamo iniziato timidamente a seguire altri paesi nell’abbattimento delle emissioni; ma, anche qui, è evidente che il solo fatto di segnare una discontinuità con la politica ambientale della precedente Amministrazione è sembrato un significativo passo in avanti.
Sul disarmo nucleare, Obama sa bene che continuare con progetti come lo scudo missilistico di Bush è anti economico e non ha molto senso a livello strategico. Meglio spostare l’attenzione allo scenario medio orientale, anche per ri-allineare l’asse dei rapporti con alcune lobbies degli armamenti americane, decise a sviluppare in quell’area un mercato per armi “convenzionali” ed ultra tecnologiche. Altro che distensione con l’ex blocco sovietico.

Tutto questo, se si rimane sul piano delle dichiarazioni. E se entriamo su quello dei fatti? Guantanamo doveva essere chiusa entro 100 giorni, poi entro l’anno, adesso è stato rinviato tutto al 2010. In Afghanistan gli USA hanno consentito elezioni farsa e quindi il prolungamento del potere di Karzai, complice della devastazione del paese, persistono nel bombardare le popolazioni civili, i generali richiedono l’invio di altre migliaia di soldati. In Palestina continuano gli insediamenti dei coloni promosse da Israele ed al di là delle strette di mano da fotografia tra Netanyahu e Abu Mazen nulla di sostanziale si è mosso. La exit strategy dall’Iraq era già nei fatti prima che Obama diventasse Presidente.

Quello che inoltre stupisce è che Obama vince il Premio Nobel dopo che sono trascorsi solo 10 mesi del suo mandato presidenziale. La domanda un poco banale dell’uomo della strada (per giunta di provincia) nasce spontanea: e se dovesse durare 8 anni, per due interi mandati presidenziali? Gli affidiamo direttamente la presidenza dell’ONU riformato con poteri esecutivi su tutto il pianeta?

Semmai, quello che è palese dopo 10 mesi è la lentezza del cambiamento promesso da Obama e la sua propensione al compromesso. Più fumo che arrosto, sembrerebbe. Almeno per ora. Un neo centrismo di sostanza che farebbe scuola anche qui da noi, la patria della politica del raccontare e raccontarsela. Chi pensava che Obama potesse gettare il seme della costruzione di una nuova e moderna sinistra, sta cominciando ad essere un tantino deluso. Troppo severo e precipitoso? Forse. Ma le premesse erano altre, chi ha seguito quello straordinario esercizio di democrazia e di innovazione dei linguaggi della politica attraverso l’utilizzo dei nuovi media che è stata la campagna elettorale di Obama lo sa bene.

Il Nobel per la Pace è stato di solito concesso tenendo conto di due grandi linee di valutazione: lo spessore etico, la storia e le azioni del personaggio o organizzazione che realmente hanno contribuito a costruire la pace nel mondo, vedi Nelson Mandela, Médecins Sans Frontières o Rigoberta Menchú Tum; oppure il criterio è stato quello di premiare protagonisti di atti politici epocali, come nel caso del trio Arafat, Peres, Rabin sull’onda degli accordi di Oslo, quindi favorire l’assestamento di processi negoziali per aree di crisi storiche, come nel caso specifico del conflitto israelo/palestinese. A volte, da un mix di queste due linee.

Il Nobel a Obama può avere un senso se si legge come incoraggiamento ad andare avanti, a superare le esitazioni. A riempire di fatti le dichiarazioni che sì, hanno la capacità di fare vibrare il cuore a milioni di persone, ma che devono essere completate con azioni concrete. Sicuramente, il Nobel costringerà il Presidente degli Stati Uniti ad affrontare le questioni in sospeso, segnatamente i temi che sono alla base della motivazione del Premio, in tempi più rapidi e con più chiarezza. E nella giusta direzione. Noi “obamiani” della prima ora ci speriamo, ancora, nonostante l’inizio incerto. Wow, Mr President, it’s time to move (si dia un mossa), ha gli occhi del Mondo puntati addosso!

Marco Ursano

P.S.
Vorrei ringraziare il lettore Andrea Doria, che mi ha fatto giustamentre notare un errore nel pezzo, che, grazie alla sua segnalazione, ho provveduto a correggere: il Nobel per la Pace non viene affidato da una Accademia, bensì da un comitato nominato dal Parlamento Norvegese. Riporto quindi il pezzo di Andrea Doria, ringraziandolo nuovamente:

“Il Nobel per la pace viene invece attribuito da un Commitee composto da cinque membri eletti dallo Storting (Parlamento del Regno di Norvegia), mentre gli altri Nobel Prizes vengono attribuiti dalla Royal Swedish Academy of Sciences for the Nobel Prize in Physics and Chemistry quanto ai premi per la Fisica e per la Chimica, dal Karolinska Institute for the Nobel Prize in Physiology or Medicine per la Medicina e dalla Swedish Academy for the Nobel Prize in Literature per la letteratura.

Questi premi sono frutto del lascito testamentario di Alfred Nobel, mentre il premio Nobel (rectius Sveriges Riksbank Prize in Economics in Memory of Alfred Nobel) per l’economia è stato istituito soltanto nel 1968 e l’assegnazione è demandata sempre alla Royal Swedish Academy of Sciences.

Il Nobel per la Pace è stato assegnato a Barack Obama da cinque norvegesi, quattro donne ed un uomo, con un predominio schiacciante della quota rosa.

Il Presidente è Thorbjørn Jagland, ex presidente del Parlamento norvegese ex primo ministro, i membri sono Kaci Kullmann Five, ex parlamentare norvegese, Sissel Marie Rønbeck, ex parlamentare norvegese, Inger-Marie Ytterhorn, ex parlamentare norvegese, e Ågot Valle, ex parlamentare norvegese.”