"Area vulnerabile"

"Digestore pericoloso, inquinanti ai pozzi di Fornola dopo venti giorni"

La relazione del professor Raggi, noto geologo della zona, ha una conclusione chiara: l'impianto non va fatto.

Sarzana - Val di Magra - “La realizzazione del biodigestore Saliceti rientra fra i più significativi rischi di contaminazione ai quali verrebbe esposta la falda freatica del Magra ed in particolare i pozzi Acam di Fornola e, più a valle, i pozzi di Arcola e di Ressora, in pratica tutte le risorse idropotabili del territorio spezzino che servono 150.000 persone”. Lo si legge nelle conclusioni della relazione di 40 pagine realizzata dai geologi professor Giovanni Raggi e Daniela Raggi in risposta alle integrazioni prodotte da Recos, in seguito alle richieste della Regione, per quanto concerne il menzionato e tanto dibattuto progetto del Biodigestore. Nell'elaborato vengono ribadite e accuratamente dipanate le posizioni già illustrate dal professor Raggi, ad esempio, in occasione della partecipata assemblea pubblica tenutasi a Santo Stefano Magra nell'aprile 2019 nonché in sede di Via. Lo studio, inviato a Prefetto, Protezione Civile, Arpal, Asl della Spezia e di Massa Carrara, Carabinieri forestali, Difensore civico, Regione, Ministero dell'ambiente e naturalmente sindaci dei Comuni spezzini serviti dai pozzi di Fornola, tra cui Peracchini, anche presidente della Provincia, ente titolare del Piano d’area dei rifiuti. Tra i documenti ancora una volta centrali nell'argomentazione, l'Atlante degli acquiferi della Liguria - L'acquifero alluvionale della bassa Valle di Magra, nel quale si registra la “significativa vulnerabilità” dell'area oggetto d'indagine.

Nella relazione si rileva che sulla falda del Magra in località Saliceti – Cerlasca – Macchie esistono approfonditi rilevamenti, almeno dal 1970, commissionati da enti pubblici in occasione della costruzione dei pozzi Acam di Fornola, dell’autostrada, della nuova ferrovia Vezzano – Santo Stefano, del metanodotto Snam. Il professor Raggi 'rimprovera' a Recos di non aver tenuto in considerazione neppure la relazione geologica, geotecnica e idrologica prodotta dal geologo Buchignani nel 2003 per valutare l’impatto sulla falda del costruendo impianto Tmb, allora proprietà di Acam, oggi di proprietà Recos/Iren. Quello studio concludeva che l’acquifero era da considerarsi a “vulnerabilità elevata” ed individuava il percorso più diretto e veloce, da Saliceti in direzione della vicina sponda del Magra (circa 350 metri), quindi lungo il fiume stesso fino al campo pozzi di Fornola.

Mentre, si segnala sempre nelle quaranta pagine a firma Raggi, l'Università di Modena (che ha lavorato alle integrazioni prodotte da Recos), individua invece un diverso percorso per la falda e quindi per eventuali inquinanti, un itinerario lungo, che muove prevalentemente sulla sinistra del fiume per poi attraversarlo sotterraneamente all’altezza dei pozzi di Fornola, che si trovano in sponda destra. Un percorso che garantirebbe tempi di percorrenza degli inquinanti molto lunghi – 300 giorni - e la diluizione degli inquinanti stessi in uscita da Saliceti. Ben diversa la posizione del professor Raggi: “Le particelle di inquinante transiterebbero da Saliceti alla sponda sinistra del Magra con un tempo di percorrenza di circa 15-20 giorni, e da qui a Fornola in tempi ancora più brevi in quanto mobilizzate dalle acque di subalveo in stretta connessione con le acque di superfici”, si osserva nello studio. La cui conclusione, lampante, è che per ridurre a zero il rischio per i pozzi occorre non realizzare il digestore anaerobico, di qualsiasi taglia.


16/06/2020 16:53:29


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