"Si deve aprire una pagina nuova"

Franchi: "No agli indecisi, Pd non è tavolo da poker. Si convochi il congresso"

Il segretario regionale dei Giovani Democratici, membro dell'assemblea nazionale, commenta il momento del partito dopo l'addio di Matteo Renzi e Lella Paita.

La Spezia - Sembrava giunta al termine l’intensa fase politica estiva, segnata dalla caduta del governo gialloverde e dalla nascita del nuovo esecutivo guidato dal presidente Conte, ma non era tutto. L’estate più calda della storia repubblicana dopo il cambio di colore dell'esecutivo e la nascita di Cambiamo! da una costola di Forza Italia ci regala un altro colpo di scena. Non tanto nei contenuti quanto nelle tempistiche. Matteo Renzi, ex re Mida del Partito democratico, lascia il gruppo parlamentare e fonda il nuovo partito Italia Viva, seguito da un nutrito numero di deputati e senatori che in queste ore sta in continuando a crescere.
Abbiamo parlato del momento politico del Partito democratico con il numero uno delle nuove leve, il segretario regionale dei Giovani Democratici e membro dell'assemblea nazionale, Gianmarco Franchi.
"E' la scelta di un ex segretario che, con un'operazione degna di una nota serie americana, lascia il proprio partito per lanciare un nuovo soggetto politico. Un'operazione di palazzo, dettata da ragioni del tutto personali e priva di senso politico.
Perché stupirsi di un uomo che del camaleontismo politico ha fatto il tratto distintivo della sua “carriera”?".
 
Come legge questa scissione?
"È la prevedibile conseguenza di una distanza, sempre più marcata, tra le idee e la linea politica di Renzi e i sentimenti e le preoccupazioni degli elettori alle quali il Pd vuole dare risposte".
 
Cosa si aspetta ora a livello locale?
"Ci lascia attoniti l’indecisione di tanti esponenti locali “attendisti”, che sarebbe meglio definire garantiti per l'attenzione riservata ai propri destini politici e carrieristici. È bene dirlo con chiarezza: non si può essere indecisi quando si ricoprono incarichi istituzionali. Gli speculatori di borsa o i giocatori di poker attendono per capire quali azioni comprare e quali vendere, quali carte scoprire e quali no; non i dirigenti o gli eletti di un partito. 
La nostra comunità non è né piazza affari né un tavolo verde".
 
Si parla da settimane di una nuova fase politica. Forse servivano anche nuovi partiti...
"Il partito nuovo c’è già. Aperto e inclusivo e va strutturato nei territori. Quello che non si può fare è riproporre scelte del passato, dare sfogo a spinte, che pure esistono e vedono nella restaurazione di vecchi schemi e comportamenti l’unico programma possibile per il futuro di questo partito. Sarebbe un errore fatale. Oggi siamo al punto d’avvio di una fase politica senza precedenti. Il Partito democratico, dopo quindici mesi all'opposizione, è oggi chiamato ad affrontare una sfida impegnativa, quella del governo del Paese, e, con essa, a ripensare in profondità il proprio ruolo nella società italiana".

In che modo? 
"Rilanciare un progetto per il governo di svolta significa inevitabilmente anche dedicare tempo ed energie al partito, per riannodare i rapporti dispersi nel territorio e per riprendere un dialogo maldestramente interrotto, negli anni passati, con le forze della società civile e le altre realtà politiche. Si tratta di un compito difficile, il cui esito non è scontato, ma da cui dipenderà anche la nostra forza per ridare una prospettiva al territorio ligure, da troppi anni testimone di passerelle, staffette di incarichi e continui spot propagandistici, ma ancora in attesa di risposte concrete".
 
Peraltro tra un anno i liguri saranno chiamati al voto. Che situazione si aspetta?
"Una regione afflitta dall’operato di un presidente attento alle proprie ambizioni personali e politiche ma assai meno impegnato a risolvere i problemi di un territorio complesso, in cui si accumulano quotidianamente deficit infrastrutturali, demografici e occupazionali. In questi mesi convulsi non siamo stati a guardare, una generazione si è mossa per animare in tutte le federazioni del partito ligure le feste estive e ha messo al centro i temi dell’agenda politica odierna".

I giovani come protagonisti di questa rivoluzione?
"Una generazione che guarda con rinnovato interesse alla nuova stagione che sta vivendo il partito, come confermato dai recenti sondaggi tra gli under 35; un dato che ha sottolineato con forza anche lo stesso segretario nazionale Nicola Zingaretti. Il Pd è tornato a scommettere sul futuro partendo da temi legati al ruolo dei giovani, all’ambiente e alla sanità. Tre questioni centrali per la Liguria e per il Paese che interrogano il partito sulle trasformazioni necessarie in termini di strumenti, struttura e programmi".

Crede in un centrosinistra nuovamente unito?
"Non possiamo più aspettare, esiste la possibilità concreta di ricostruire il fronte progressista in Liguria. Non una somma di simboli ma un’alleanza che abbia alla base un programma comune, progressista, fondato sulla giustizia sociale e la sostenibilità ambientale. Cinque anni fa la sinistra si presentò divisa; ora abbiamo la possibilità non solo di ricostruirla, ma di ampliarne le basi, allargando la sfida per il governo anche al M5S ed ai suoi elettori. Spetta però a noi mettere in atto, per primi, questa discontinuità".

Infine: per il Pd locale, che ha visto l'addio di un pezzo da novanta come Raffaella Paita, quale futuro intravede?
"Ora si deve aprire una pagina nuova partendo dalla convocazione immediata del congresso del partito spezzino e ligure. Dobbiamo costruire un nuovo Pd, invitando le persone ad iscriversi al partito e spalancare le nostre porte a coloro che vogliono un’Italia più solidale, più giusta e più verde".


18/09/2019 18:36:23


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