Un Parco nazionale per il Magra

Sentiero Azzurro e Pontremolese nel Green new deal italiano

Legambiente ha pubblicato l'elenco delle 170 opere prioritarie da sbloccare e per le quali è necessaria una accelerazione immediata.

La Spezia - Ci sono anche la messa in sicurezza del Sentiero Azzurro tra Manarola e Corniglia e il completamento del raddoppio della Pontremolese tra le 170 opere che Legambiente ha inserito nel dossier pubblicato oggi relativo alle opere prioritarie per il Green new deal italiano.

Sono opere tra di loro molto diverse per impegno finanziario e per consistenza ma tutte sono bloccate o vanno troppo a rilento. La mancata realizzazione pesa negativamente sulla salute dei cittadini, sul diritto a una mobilità sostenibile, sulla qualità e la salute di intere comunità, sull’economia locale e nazionale. La categoria più consistente riguarda il sistema dei trasporti. Seguono la messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico e sismico, le bonifiche, la depurazione, gli impianti a sostegno dell’economia circolare. Centosettanta opere che raccontano un’Italia fatta di inadempienze rimpalli e contenziosi, di cattiva progettazione, piani finanziari incerti, progetti troppo ambiziosi di project financing che alimentano contestazioni, di rivisitazione dei progetti diventati vecchi con il passare degli anni, di lievitazioni dei costi e ulteriori iter, di perdita di finanziamenti da parte della Pubblica Amministrazione locale impreparata a fare buoni progetti e appalti, commissari straordinari nominati e revocati. Non manca la tela di Penelope di governi, nazionali e regionali, e di amministrazioni locali, che si succedono e disfano ciò che di buono è stato fatto prima, come è avvenuto con la struttura di missione sul rischio idrogeologico presso Palazzo Chigi. E poi c’è la cronica “annuncite”: passano anni da quando si annuncia sui media la firma di accordi di programma, protocolli d’intesa, delibere Cipe con relativi finanziamenti, a quando realmente vengono messi i soldi a disposizione e si avviano i lavori (e non sempre si avviano). E’ a questo coacervo di ostacoli che bisognerebbe finalmente mettere mano se si vuole superare l’immobilismo del nostro Paese. Ribadiamo: non serve smontare le regole che pongono argini agli scempi, all’illegalità, all’infiltrazione mafiosa, al lavoro nero e dequalificato.
Eppure questa macchina che si mostra molto efficace nel creare blocchi non è riuscita a risparmiare al Paese autostrade inutili o le assurdità delle grandi navi nella Laguna di Venezia o del Mose, opera dispendiosa, lasciata incompiuta e di incerta utilità per far fronte agli effetti degli eventi metereologici estremi più frequenti.

Le opere pubbliche prioritarie "spezzine"

Messa in sicurezza
Dieci anni senza il sentiero Azzurro
Tre milioni di persone frequentano ogni anno il Parco nazionale delle Cinque Terre. Il territorio è esposto a un forte dissesto idrogeologico che richiede interventi specializzati per essere messo in sicurezza. Grazie all’istituzione del Centro Studi Rischi Geologici, l’Ente Parco mappa in modo continuativo lo stato del suolo oltre che fornire le migliori soluzioni per garantire la fruibilità dei sentieri. Tra questi, il sentiero Azzurro, che congiunge le località di Manarola e Corniglia, è chiuso dal 2009. Il sentiero di 3 km è strategico per la distribuzione dei flussi turistici. La Regione Liguria ha recentemente redatto lo studio di fattibilità economica per il suo recupero e una fruizione controllata individuando due scenari: uno dal costo di 12 mln di euro e uno da 5 mln di euro. Il consiglio del Parco ha scelto la soluzione da 5 mln di euro, stanziato la somma di 200 mila euro e avviato le procedure per la progettazione. Rimane da trovare la copertura finanziaria tramite canali ministeriali, regionali, europei.

Trasporti
Pontremolese, una ferrovia per collegare il Tirreno all’Europa
Il collegamento ferroviario La Spezia-Pontremoli-Parma-Verona-Brennero rappresenta un asse fondamentale per lo sviluppo dei territori da essa attraversata, così come per l’intero Paese.
Attualmente la linea ferroviaria cosiddetta Pontremolese collega Parma con La Spezia passando per la Toscana, e attraversa alcuni centri vitali dell’Appennino, come Pontremoli (Ms) e Borgo Val di Taro (Pr), Comuni che fanno da riferimento per quelle aree marginali. Lungo i 103 km di linea sono presenti anche fermate minori di servizio ai pendolari. La linea è per il 50% a binario unico e mostra pendenze elevate che riducono le dimensioni utili di treni, soprattutto quelli per le merci.
La ferrovia rappresenta un pezzo potenziale del corridoio Tirreno-Brennero (Ti-Bre) che dovrebbe connettere persone e merci dal centro-nord dell’Europa alle vie marittime del Tirreno. Al Brennero circola oggi circa il 40% del traffico merci alpino ed è in corso di realizzazione un nuovo traforo per la linea ferroviaria. Su questa via il porto di La Spezia rappresenta uno dei principali punti di arrivo delle merci in containers e il principale porto per l’utilizzo del trasporto su ferro.
Sono innumerevoli le opportunità strategiche nell’ammodernamento di questa linea: maggiore sostenibilità ambientale dei trasporti, innovazione e competitività del settore logistico, aumento della fruibilità turistica (sia dei capoluoghi che dei comuni minori) e, infine, presidio importante contro lo spopolamento delle aree interne contigue la linea. Inoltre, l’investimento sulla Pontremolese darebbe un forte stimolo all’istituzione del Parco nazionale del Fiume Magra.
Eppure, nonostante l’enorme potenziale della linea e nonostante il raddoppio sia stato preventivato 25 anni fa, a oggi la tratta vede significative strozzature, inadatta al traffico merci moderno. I tempi di percorrenza sono lunghissimi e ci sono forti limiti alla lunghezza dei convogli. I progetti di investimento sono proceduti a singhiozzo: il raddoppio del binario tra Solignano e Osteriazza (già completato e dal costo di 400 milioni) non genera oggi vantaggi in assenza del completamento fino a Parma.
Il raddoppio della tratta fondamentale tra Parma e Vicofertile dal costo di 234 milioni di euro, sarebbe facilmente cantierabile essendo già stato approvato il progetto definitivo di Rfi, con parere positivo del Ministero dell’Ambiente. Tali risorse erano state messe dal Governo Prodi e poi tolte al tempo del Governo Monti per i ritardi procedurali di Rfi. Oggi sarebbe possibile riavviare i lavori dato che nel 2018 parte delle risorse sono state individuate dal governo Gentiloni, mentre l’opera è stata reinserita nel programma pluriennale degli investimenti di Rfi.
Infine il collegamento delle merci del porto ligure col traforo del Brennero sarebbe possibile agevolmente sia adeguando la tratta Parma-Piadena-Mantova (la cui elettrificazione è stata valutata in 80 milioni di euro), che la linea Parma-Suzzara-Mantova. Su entrambe le linee (non elettrificate) si attendono da tempo gli interventi necessari.

Parchi
Per un Parco Nazionale del Fiume Magra
Il fiume Magra, col suo bacino idrografico, ha sempre caratterizzato l’identità ecologica,
sociale ed economica della Lunigiana storica. Quel bacino oggi è diviso tra due Regioni:
Toscana e Liguria, una separazione amministrativa che ha portato con sé
necessariamente anche strumenti e modelli di gestione del territorio e degli ecosistemi
frammentati e non unitari. Il fiume Magra, in Toscana, è stato tutelato negli ultimi 15 anni,
per un tratto di circa 13 chilometri, da due ANPIL (Aree Naturali Protette d’Interesse
Locale) che la recente legge regionale ha abrogato, lasciando quegli habitat senza una
chiara destinazione futura. Il tratto ligure del Magra e del suo principale affluente, il Vara,
invece, è interessato dal Parco Regionale di Montemarcello-Magra-Vara, che ha una storia
travagliatissima fin dalla sua istituzione. Esso nacque infatti sull’onda di strenue lotte
ambientaliste, volte a ottenere la giusta tutela di ecosistemi tanto fragili quanto minacciati.
Un Parco Regionale, poi, sempre sottoposto a pressioni, che ne hanno impedito la piena
operatività nei suoi strumenti di pianificazione e gestione, fino alle più recenti istanze che
stanno tentando di promuoverne persino l’abrogazione.

“Per quanto riguarda la Liguria - alle infrastrutture per i trasporti e la mobilità urbana – commenta Santo Grammatico, Presidente di Legambiente Liguria – vanno affiancate le infrastrutture “verdi”, strategiche per lo sviluppo e la messa in sicurezza del territorio.
Per questo, nella sintesi delle opere utili liguri, abbiamo voluto evidenziare, insieme a quelle che vedono consenso e gradimento trasversale degli amministratori locali, del mondo imprenditoriale e politico e della società civile (come il raddoppio della ferrovia pontremolese, il nodo di Brignole e il raddoppio dei binari verso il confine francese) anche interventi nel Parco Nazionale delle Cinque Terre, con il sentiero Azzurro che nei giorni scorsi ha visto la presentazione del progetto preliminare ad IRE-Agenzia Regionale Ligure per l’intervento tra Manarola e Corniglia, per restituire alla comunità locale e ai turisti che le frequentano uno dei sentieri che rappresentano parte, di una ossatura funzionale alla infrastruttura sentieristica presente sul territorio che andrà completata insieme alla Via dell’Amore.”
Senza dimenticare il tram in Val Bisagno che gli abitanti del quartiere aspettano da troppi anni e che recentemente, dopo un ennesimo dibattito pubblico, sono stati informati dall’Amministrazione comunale sulla possibile reintroduzione del mezzo su ferro ma, con sgradita sorpresa, risulta che la richiesta inviata al Ministero dei Trasporti a fine dicembre 2018 chieda i finanziamenti per l’installazione dei filobus, che hanno pessime performance rispetto al tram e i cui costi di manutenzione nel medio lungo periodo saranno più elevati.

Tra le opere interregionali che coinvolgono anche Toscana ed Emilia Romagna nel dossier viene ricordata la ferrovia pontremolese quale opera strategica e, aggiunge Legambiente Liguria: “A livello interregionale vogliamo la trasformazione del Parco Naturale Regionale di Montemarcello Magra Vara in Parco interregionale nazionale, coinvolgendo le aree naturali protette di interesse locale sul fiume Magra in provincia di Massa-Carrara e i siti della rete Natura 2000, sul territorio Toscano.”


15/01/2020 21:07:04


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