Tremano gli altri concessionari

Imu, il Comune presenta il conto arretrato a Lsct: 12 milioni di euro

Un'ordinanza della Corte di Cassazione apre la strada al recupero di importanti somme per le aree demaniali scoperte. Anche la Marina militare si sarebbe visti chiedere 4,5 milioni di euro per l'arsenale.

La Spezia - La data del 12 aprile 2019 può essere quella dell'inizio di una rivoluzione per le casse del Comune della Spezia. Risale a quel giorno, infatti, la sentenza con la quale la Corte di Cassazione ha stabilito che le aree scoperte demaniali affidate in concessione sono soggette al pagamento dell’Ici e dell’Imu, in quanto si tratta di unità immobiliari autonome potenzialmente produttive di reddito.
Il pronunciamento è stato l'epilogo della vicenda processuale che ha visto contrapposti il Comune di Genova e Vte, il terminalista portuale di Vado, al quale l'amministrazione comunale della Lanterna aveva presentato avvisi di accertamenti per Ici relativi agli anni di imposta 2004, 2005 e 2006.
Nel dare ragione al Comune la Cassazione ha sbloccato il pagamento di 2,5 milioni di euro di arretrati e ha stabilito che le aree scoperte demaniali affidate in concessione non possono essere inquadrate catastalmente nella categoria E, tra gli immobili esenti, poiché queste aree hanno un’autonomia funzionale e reddituale e sono indispensabili al concessionario di beni demaniali per lo svolgimento della sua attività.

Sulla scia di questa sentenza l'amministrazione comunale spezzina avrebbe dato mandato a Spezia Risorse di inviare avvisi di accertamento ai concessionari della aree demaniali gestite dall'Autorità di sistema portuale. In particolare si tratterebbe di Lsct e Terminal del Golfo, per quel che riguarda il porto commerciale. Alla società del Gruppo Contship, stando a quanto appreso, sarebbe stata recapitata una cartella da ben 12 milioni di euro, mentre non è stato possibile conoscere l'importo di quella inviata all'altro terminalista.
In parallelo sarebbe stata inviata alla Marina militare un'altra lettera contenente una richiesta monstre di 4,5 milioni di euro per le aree relative all'arsenale spezzino, in qualche modo assimilate ad aree potenzialmente produttive, forse in virtù del ricorso ai contratti di permuta e alla presenza di aziende private all'interno del perimetro arsenalizio.


13/01/2020 22:33:44


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