Prelievi di sangue e urine in ufficio, i lavoratori: "Modalità che ledono la dignità personale"

La Spezia - Giovedì 13 febbraio gli assistenti per l'integrazione scolastica della cooperativa In Cammino che operano nelle scuole della Spezia si sono trovati in una situazione a dir poco paradossale e ben oltre i limiti della decenza.
Ma andiamo con ordine.
Il giorno 10, con appena tre giorni di preavviso, ai dipendenti è stato notificato di presentarsi al controllo medico obbligatorio negli uffici della cooperativa per effettuare visita e prelievo ematico. Subito i lavoratori, raggruppati in un collettivo, hanno inviato una mail ai vertici per avere spiegazioni e garanzie.
"Non c'è mai stato chiesto un esame ematico, e volevamo conoscere parametri e motivi. Tanto più - spiegano lavoratrici e lavoratori - che effettuare un prelievo in ufficio richiede standard igienici e di privacy, ma il responsabile del servizio di prevenzione e protezione della nostra cooperativa ci ha tranquillizzati, garantendo i che i locali sarebbero stati sanificati prima e dopo l'attività medica.
È arrivati in sede che arrivano le prime sorprese.
I locali non sono stati sanificati ma solo sottoposti a pulizia ordinaria. Nonostante questo, il medico presente garantisce che gli standard nazionali erano rispettati, e così iniziano i prelievi.
In realtà, nella piccola scrivania in cui venivano effettuati i prelievi, si trovavano, assieme al materiale infermieristico nuovo ed usato pur se separato, anche il pc, lo scanner per la firma digitale, e le provette di sangue e urina degli operatori che già erano stati visitati.
All'apice si arriva, però, quando viene richiesto di fornire anche un campione di urina. La procedura proposta sembra ben oltre i limiti della decenza, prevedendo la raccolta direttamente nella provetta.
Più del 90% dei dipendenti sono donne e non c'è stato dato materiale adeguato per la raccolta che avrebbe reso meno "spiacevole" la raccolta del liquido. Il tutto utilizzando un unico bagno senza che fossero previsti turni di disinfezione. Parliamo di quasi 80 persone che avrebbero dovuto utilizzare un unico bagno nell'arco di 6 ore senza che fossero previsti momenti di sanificazione dell'ambiente. A quel punto molti di noi hanno iniziato a rifiutarsi di fornire il campione, ritenendo tale comportamento lesivo dei nostri diritti e della nostra dignità personale.
I nostri diritti devono essere rispettati prima di tutto e al di sopra di mere motivazioni di risparmio. Non accetteremo altre richieste che ledano in questo modo la nostra dignità".


15/02/2020 16:46:04


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