non c'è il lieto fine

Cadaveri senza nome, tre storie "spezzine"

A raccontarle per loro il “Registro generale dei cadaveri non identificati”, online dal 2007, dove sono custodite gli ultimi dettagli di vita di persone decedute e senza identità.

La Spezia - Tre persone senza nome, tre corpi che nessuno ha mai cercato e rinvenuti in Provincia della Spezia. Storie, tristi e senza fine. A raccontarle per loro il “Registro generale dei cadaveri non identificati”, online dal 2007, dove sono custodite gli ultimi dettagli di vita di persone decedute che però non si sono mai ricongiunte con parenti oppure con chiunque abbia avuto a che fare con loro.
Si tratta di un registro nazionale, come si legge nelle pagine del Ministero dell’Interno, che contiene le informazioni più significative riguardanti i segni fisiognomici particolari, le circostanze del rinvenimento dei corpi e i riferimenti relativi alle procure e agli uffici che hanno in trattazione il caso. L’ultimo aggiornamento risale al 4 dicembre 2019 che segna 918 corpi senza nome.
All’interno di ogni fascicolo, pubblico e consultabile, viene raccontato quel poco che resta di vite spezzate anche in circostanze misteriose. I casi “spezzini” all’interno del registro sono tre e risalgono al 2009, al 2014 e al 2018.

Due dei tre casi sono finiti alla ribalta della cronaca. Si tratta dei ritrovamenti del 2009 e del 2018. Il primo risale al 29 settembre di quasi undici anni fa quando all’interno di un hotel disuso di Ameglia nella stanza numero 6 venne ritrovato il corpo di un uomo tra i 50 e 60 anni, alto circa un metro e settanta centimetri, dai capelli biondo grigi e che indossava un maglione in lana grigio, una maglia di cotone bianco e un paio di calze rosse. A ritrovare il cadavere, mummificato e senza più i lineamenti del volto, fu un uomo che si trovava a passare di lì. Venne fatta l’autopsia ma nessuno venne più a reclamare quel povero corpo.
Venendo ai fatti più recenti si arriva ad un fascicolo del 2018. La data del ritrovamento è del 23 settembre di quell’anno quando nelle acque al largo di Deiva Marina. Tra i dati contenuti nella scheda anche le possibili cause della morte attribuibili a circostanze violente. Quel corpo senza nome appartiene a un uomo tra i 40 e i 50 anni di età, alto 1 metro e 80 centimetri, di un peso complessivo tra gli 80 e i 90 chilogrammi. Addosso al cadavere sono stati trovati un marsupio, un paio di pantaloni chiari e una t-shirt scura. All’epoca dei fatti una delle piste più accreditate, per dargli un nome, era la vicenda di un velista 56enne sparito nel nulla. Il test del Dna smentì l’ipotesi. Di fatto, il mistero non è ancora risolto.
E’ spirato invece per cause naturali un altro uomo rivenuto in provincia della Spezia, in un bar. Anche in questo caso nessun documento ma solo qualche dettaglio su: peso, altezza e cosa indossava. Si trattava di un uomo di circa 70 anni di età, dai capelli brizzolati, alto 1 metro e 70 centimetri per 75 chilogrammi di peso. Indossava un paio di blue jeans, una camicia e un giubbotto.

I corpi senza nome devono rimanere identificabili per cui la sepoltura è individuale. Non possono essere cremati. Tutto questo anche se non sottoposti alla Autorità Giudiziaria.


14/02/2020 19:20:39


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